L’inquinamento atmosferico confonde farfalle e api e riduce significativamente l’impollinazione

Scarichi dei motori diesel e ozono modificano i profumi dei fiori, con gravi conseguenze per ambiente e agricoltura

[24 Gennaio 2022]

Lo studio “Anthropogenic air pollutants reduce insect-mediated pollination services”, pubblicato recentemente su Environmental Pollution  da un team di ricercatori britannici delle università di Reading e Birmingham e del Centre for Ecology & Hydrology, ha dimostrato che «I comuni inquinanti atmosferici sia degli ambienti urbani che rurali potrebbero ridurre le capacità di impollinazione degli insetti impedendo loro di annusare le colture e i fiori di campo che dipendono da loro».

Scienziati hanno scoperto che nei siti di test dove al livello del suolo erano presenti comuni inquinanti atmosferici, come quelli emessi dai motori diesel o l’ozono, c’erano fino al 70% in meno di impollinatori e fino al 90% in meno di visite degli insetti ai fiori, con una riduzione complessiva dell’impollinazione fino al 31%.

All’università di Reading fanno notare che «Lo studio è il primo a osservare un impatto negativo dei comuni inquinanti atmosferici sull’impollinazione nell’ambiente naturale. La teoria è che gli inquinanti reagiscono e modificano i profumi dei fiori, rendendoli più difficili da trovare».

Il leader del tream di ricerca, Robbie Girling della School of agriculture, policy and development dell’università di Reading, ha sottolineato: «Sapevamo dai nostri precedenti studi di laboratorio che i gas di scarico del diesel possono avere effetti negativi sugli insetti impollinatori, ma gli impatti che abbiamo riscontrato sul campo sono stati notevolmente più drammatici di quanto ci aspettassimo».

Anche secondo il principale autore dello studio, James Ryalls, un collega di Girling, «I risultati sono preoccupanti perché questi inquinanti si trovano comunemente nell’aria che molti di noi respirano ogni giorno. Sappiamo che questi inquinanti sono dannosi per la nostra salute e le significative riduzioni che abbiamo visto nel numero e nell’attività degli impollinatori dimostrano che ci sono anche chiare implicazioni per gli ecosistemi naturali da cui dipendiamo».

Girling aveva partecipato anche al precedente studio “The Effects of Diesel Exhaust Pollution on Floral Volatiles and the Consequences for Honey Bee Olfaction”, pubblicato nel settembre 2015 sul Journal of Chemical Ecology, nel quale un team di ricercatori guidato da Inka Lusebrink dell’università di  Southampton aveva dimostrato in laboratorio che i fumi di scarico dei veicoli diesel possono alterare i profumi dei fiori, suggerendo che l’inquinamento potrebbe contribuire al continuo declino degli insetti impollinatori, rendendo più difficile per loro individuare il loro cibo: polline e nettare.

Ma finora l’impatto di questo fenomeno in natura, dove gli insetti forniscono l’impollinazione di importanti colture alimentari e dei fiori selvatici autoctoni, è meno ben compreso, quindi il nuovo studio puntava a raccogliere prove per indagare su come l’inquinamento atmosferico colpisce diverse specie di insetti impollinatori, alcune delle quali si basano maggiormente sull’olfatto di altre.

Lo studio, finanziato dal Natural Environment Research Council britannico, ha utilizzato una struttura di fumigazione appositamente costruita per regolare i livelli di ossidi di azoto (NOX), presenti nei gas di scarico dei motori diesel, e di ozono in campo aperto. Quindi, per due stagioni estive, i ricercatori hanno osservato sul campo gli effetti che questi inquinanti hanno sull’impollinazione delle piante di senape nera da parte di insetti impollinatori che volano liberi e che si trovano localmente.

Per capire quale sia l’impatto degli inquinanti atmosferici su api e farfalle, i ricercatori hanno utilizzato concentrazioni di inquinamento ben al di sotto dei livelli medi massimi, pari al 40-50% dei limiti attualmente definiti dalla legge statunitense come sicuri per l’ambiente. Livelli che impallidiscono a confronto di quelli i che si verificano in tutto il mondo a causa delle violazioni delle normative sulla qualità dell’aria. Alla Reading fanno l’esempio di un’analisi realizzata nel 2019  che ha dimostrato che livelli illegali di biossido di azoto sono stati registrati in vaste aree dell’Inghilterra settentrionale, tra cui Cheshire e Gateshead, e dell’Inghilterra meridionale, tra cui Wiltshire, Chichester e aree rurali come la New Forest.

Il novo studio mostra qualcosa di davvero preoccupant; «C’erano il 62-70% in meno di visite degli impollinatori alle piante situate nell’aria inquinata. Questa riduzione è stata osservata in 7 gruppi di impollinatori, in particolare api, falene, sirfidi e farfalle. C’erano anche l’83 – 90% in meno di visite ai fiori da parte di questi insetti e, infine, una riduzione del 14 – 31% dell’impollinazione, in base alla resa dei semi e ad altri fattori».

I ricercatori britannici sottolineano che «Questi risultati potrebbero avere implicazioni di ampia portata perché l’impollinazione degli insetti fornisce centinaia di miliardi di sterline di valore economico ogni anno. Supporta circa l’8% del valore totale della produzione agroalimentare mondiale e il 70% di tutte le specie di colture, comprese mele, fragole e cacao, che fa affidamento su di essa».

Uno degli autori dello studio, Christian Pfrang, della School of geography, Earth and environmental sciences, dell’università Birmingham, ha concluso: «Questo lavoro veramente interdisciplinare ha dimostrato molto chiaramente come gli inquinanti atmosferici influiscano negativamente sull’impollinazione con conseguenze dirette per la produzione alimentare e la resilienza del nostro ambiente naturale».