L’inganno dell’ululone lo salverà dai cambiamenti climatici?

Un anfibio endemico dell’Italia, invisibile per la maggior parte della vita ma anche straordinariamente vistoso in caso di pericolo

[17 Gennaio 2024]

Secondo l’International Union for the Conservation of Nature (IUCN), gli anfibi sono  la classe di vertebrati maggiormente minacciata con il 41% delle specie in pericolo di estinzione. In Italia sono presenti 41 specie di anfibi e solo 34  sono protette dalla direttiva Habitat. Il nostro Paese deve fornire ogni 6 anni una valutazione sullo stato di conservazione per queste specie e, come spiega l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), «Purtroppo queste valutazioni hanno messo in luce che, nel periodo compreso tra il 2013 e il 2018, oltre il 50% degli anfibi protetti sono in uno stato di conservazione cattivo».

Tra le specie protette dalla direttiva Habitat e in cattivo stato di conservazione ai sensi della direttiva e in pericolo di estinzione secondo i criteri IUCN e nella Lista Rossa Italiana c’è l’ululone appenninico (Bombina pachypus) che Ispra descrive così: «Dorso di colore grigio brunastro con verruche spinose, ventre liscio giallo vivace macchiato di grigio bluastro, azzurro-nero, lunghezza massima 6 cm. Il maschio, durante il periodo riproduttivo, è provvisto di escrescenze cornee nerastre sulla faccia inferiore dell’avambraccio e sulle dita degli arti anteriori e posteriori». E’ sicuramente uno degli anfibi più belli e colorati, anche grazie alla sua pupilla cuoriforme, ed è un è un endemita appenninico che vive solo nell’Italia peninsulare dalla Liguria centro-orientale alla Calabria meridionale.

Ispra spiega ancora che «L’ululone è diffuso tra la collina e la montagna e come tutti i rospi nel periodo riproduttivo attira la femmina gracidando, pur essendo sprovvisto di sacchi vocali. Il verso che produce però è simile a quello del carnivoro più evocativo dell’appennino: il lupo. Da qui il suo nome».

Si tratta di un anfibio con un ventre vistoso e un dorso invisibile, caratteristiche che , contribuendo alla sopravvivenza della specie: «Per proteggersi dai predatori si mimetizza grazie alla pelle color fango del lato dorsale del corpo – ricorda l’Ispra –  ma se non dovesse essere sufficiente per allontanare gli appetiti dei predatori, sfodera “il lato nascosto” evidenziando la pigmentazione sgargiante dell’addome, inarcando il corpo e assumendo una posizione caratteristica (“Unkenreflex”, dal tedesco “riflesso dell’ululone”). Il significato è inequivocabile: “Attenzione predatori, sono velenoso!”. Infatti, se spaventato, l’ululone secerne una sostanza schiumosa irritante per le mucose che lo rende pressoché non commestibile».

Ma i disegni sull’addome sono unici per ogni individuo, come le nostre impronte digitali, permettendo così agli studiosi di identificare facilmente ogni singolo individuo. L’ululone appenninico cive circa 7/8 anni e tra ottobre e aprile sverna in buche nel terreno o sotto rocce ricoperte da vegetazione. Al risveglio, con le piogge abbondanti dei mesi primaverili, le grandi pozze d’acqua e gli stagni vengono colonizzate da altri rospi, tritoni e bisce d’acqua, suoi competitori/predatori naturali.

Ispra rivela che è per questo che l’ululone  «Preferisce deporre le uova in piccole pozze temporanee, poco profonde e abbastanza assolate, anche quelle che si generano dalle impronte dei grandi erbivori, una nicchia ecologica “estrema” amata da pochi. Le uova saranno così al sicuro dai predatori ma non dal prosciugamento dovuto al caldo estivo. Per ovviare a questo problema ogni coppia di ululoni depone poche uova alla volta in tante pozze differenti. Nonostante queste strategie il successo riproduttivo della specie è basso e la mortalità dei girini è alta. Diversi studi mostrano che lo sviluppo embrionale dei girini si accelera all’aumento della temperatura dell’acqua, come adattamento al rischio di prosciugamento, proprio per sbrigarsi a diventare adulti nel caso in cui l’acqua nelle pozze dovesse evaporare completamente».

Quindi questa bellissima specie endemica italiana è a rischio per il riscaldamento globale, ma l’Ispra spiega che ci sono altri pericoli: «Le cause che minacciano la sopravvivenza dell’ululone sono differenti e la scienza si sta interrogando per trovare delle soluzioni che possano arrestare questo rapido declino. La perdita di habitat umidi dovuti alla captazione di acqua per scopi agricoli, l’abbandono degli abbeveratoi per le mandrie dovuto al declino delle attività silvo pastorali in montagna e i rapidi tempi di prosciugamento delle pozze temporanee, anche a causa dei cambiamenti climatici in atto sono alcune delle ragioni del declino della specie. A queste pressioni di origine antropica, si aggiunge anche la recente diffusione di un fungo parassita della pelle».