Una ricerca sulla riproduzione dei mammiferi marini che conferma che ci sono altri animali che «fanno sesso per motivi sociali, non solo per la riproduzione»

Le femmine di tursiopi hanno clitoridi che si sono evoluti per provare piacere

Patricia Brennan: «E’ molto sensibile alla stimolazione tattile e probabilmente funzionale»

[12 Gennaio 2022]

Lo studio “Evidence of a functional clitoris in dolphins”, pubblicato su Current Biology da Patricia Brennan (Department of Biological Sciences, Mount Holyoke College), Jonathan R. Cowart (Aquatic Animal Health Program, College of Veterinary Medicine, University of Florida) e Dara Orbach (Department of Life Sciences, Texas A&M University – Corpus Christi), rivela che Le femmine di tursiope (Tursiops truncatus) hanno un clitoride simile a quello delle femmine della nostra specie.

Il clitoride delle tursiopi è stato rilevato in 11 esemplari che sono stati studiati pos mortem e l’esame comprendeva dissezione, tomografia computerizzata e analisi istologica. Come risultato di questi studi, i biologi hanno confermato la presenza di tessuto erettile, così come la tunica albuginea – la guaina fibrosa di quel tessuto – e grandi nervi con molte terminazioni.

I ricercatori scrivono su Current Biology che «Le nostre osservazioni suggeriscono che il clitoride del delfino ha spazi erettili ben sviluppati, è altamente sensibile alla stimolazione tattile ed è probabilmente funzionale. I corpuscoli genitali partecipano alla risposta di piacere sessuale nel clitoride e nel glande umani e la loro presenza suggerisce una funzione simile nel delfino».

I ricercatori fanno anche notare che sebbene il clitoride sia identificabile nelle femmine di tutte le età, è completamente sviluppato negli animali adulti, suggerendo che «Il suo stato funzionale è associato alla maturità sessuale e alla copulazione».

La Brennan, una biologa nota per i suoi studi sull’evoluzione dei genitali animali suggerisce che il clitoride di questi delfini si sia evoluto per dare piacere il che «ha senso data la quantità di sesso che fanno questi gli animali.

Secondo la Orbach, anche lei con alle spalle una nutrita serie di pubblicazioni scientifiche sulla morfologia riproduttiva dei mammiferi marini, sottolinea che «I risultati aiutano a capire meglio ciò che sappiamo sull’esperienza animale nel suo insieme e possono avere importanti applicazioni per altre specie, compreso l’uomo».

La ricerca scientifica sui genitali animali è quasi un tabù, «In particolare quando si occupa di come il piacere sessuale possa avere un ruolo nelle pratiche di accoppiamento», ricorda la Orbach. E il team che ha guidato ha studiato specificamente i tursiopi, facendo scoperte che gettano nuova luce sulla sessualità di questi delfini. Lo studio si concentra sull’osservazione delle caratteristiche macro e micromorfologiche dei tursiopi comuni, inclusa la capacità del clitoride di rispondere alla stimolazione tattile e la Orbach spiega ancora che «Il nostro esame anatomico del clitoride del delfino tursiope rivela un organo complesso con molte somiglianze con il clitoride di altre specie note per avere piacere sessuale, compreso l’uomo».

La scienziata ricorda che lo studio è iniziato durante il suo periodo come borsista post-dottorato che lavorava insieme alla Brennan per osservare i tratti riproduttivi di oltre 400 mammiferi marini. E’ allora che il team è rimasto sorpreso nello scoprire che «Il clitoride della femmina del delfino non solo era prominente, ma era costituito da fasci nervosi sensibili, più abbondanti e più grandi di quelli dell’anatomia umana».

La Orbach aggiunge: «Quello che abbiamo osservato sono pratiche sessuali simili negli animali e alcuni comportamenti considerati unici per gli esseri umani. C’è un’origine evolutiva per le esperienze sessuali piacevoli: probabilmente ci sono più specie impegnate nel sesso per ragioni non di concepimento. I nostri dati spingeranno lo sviluppo della scoperta e creeranno opportunità per iniziare a esplorare l’anatomia del clitoride di altre specie e come funziona. L’obiettivo di questa ricerca è quello di affrontare lo stigma che deriva dallo studio dell’anatomia riproduttiva e di rendere la scienza accessibile e interessante. Dobbiamo riconoscere che questa è scienza di base. Capire qualcosa sull’animale, anche se non c’è un’applicazione per la  conservazione, è altrettanto importante».

Intervistata da Jessica Hamzelou, che su New Scientist si occupa di salute e scienza medica, con un particolare interesse per la fertilità, le neuroscienze e la microbiologia, la Brennan spiega: «Ho collaborato con una ricercatrice che stava studiando le vagine nei delfini. I delfini hanno vagine molto complicate, che contengono molte pieghe. L’ipotesi era che queste pieghe fossero lì per escludere l’acqua salata durante la copulazione, perché si suppone fosse letale per lo sperma dei mammiferi. Ma nessuno aveva mai veramente studiato queste pieghe o provato a testare l’idea. Non siamo stati in grado di individuare esattamente il motivo per cui sono fatte così. Ma quando sezionavamo le vagine, guardavo questi clitoridi mi stupivo. Ero tipo: “Oh mio Dio, questi sono clitoridi piuttosto grandi e ben sviluppati”. E ho pensato che potesse essere qualcosa di interessante da guardare. Sappiamo che i delfini fanno sesso tutto il tempo. Fanno sesso per motivi sociali, non solo per la riproduzione. Ha senso che il clitoride sia funzionale e che dia piacere quando viene stimolato».

Ma i tursiopi sono sessualmente più attivi di altri animali? La Brennan  risponde: «Non sappiamo davvero se stiano facendo più sesso di altri mammiferi marini. E’ davvero difficile studiare il comportamento sessuale nei cetacei perché sono là fuori nell’oceano. Ma i tursiopi vivono vicino alla riva, dove gli scienziati possono uscire sulle loro barche e studiarli. Li vedono fare sesso tutto l’anno, anche quando le femmine non sono ricettive, quindi non sono pronte a rimanere incinta e ad avere cuccioli. E non solo fanno sesso tutto il tempo, fanno anche molto sesso omosessuale. Le femmine si strofinano molto spesso a vicenda il clitoride con il muso e le pinne. Non è che ogni volta che c’è la luna piena si vedono le femmine stimolarsi a vicenda, in realtà è piuttosto comune. Anche le femmine si masturbano. Se se ne vanno in giro a cercare tutte queste esperienze sessuali, è probabile che le facciano sentire bene».

E i tursiopi maschi non sono da meno: «I maschi, di sicuro, fanno molto sesso omosessuale. I maschi faranno sesso anale, inseriscono i loro peni negli sfiatatoi l’uno dell’altro. I delfini tursiopi sono davvero animali ipersessuali».

Ma la sensibilità del clitoride delle tursiopi ci dice qualcosa di nuovo su questi intelligenti  delfini o su come formano i loro sofisticati legami sociali? Secondo la Brennan no: «Penso che abbia perfettamente senso. I delfini fanno molto sesso, le femmine fanno molto sesso tra loro. Il loro clitoride è molto ben sviluppato e sembra che dia piacere. Ha solo senso. Fondamentalmente sta fornendo la prova morfologica di cui abbiamo bisogno per chiudere questo caso e dire, sì, ecco come appare un clitoride funzionale».

La scienziata statunitense sa benissimo di occuparsi di qualcosa di controverso: «In giro si fa questa ipotesi che, poiché peni e clitoridi condividono lo stesso percorso di sviluppo, il clitoride è solo un mini pene. In realtà non è progettato per nulla e non ha necessariamente una funzione. È lì solo perché i maschi hanno un pene. Si discute se anche del fatto se gli orgasmi femminili umani siano funzionali o solo un sottoprodotto. E’ una di quelle cose che si rifiuta di morire. Ovviamente, come scienziata che studia il sesso e la riproduzione sessuale, ho un problema con l’idea che non ci sarebbe nessuna funzione per una struttura perché è omologa al pene dal punto di vista dello sviluppo. Possiamo dimostrare che questo è più di un mini pene: è in realtà un organo completamente funzionante che sta servendo a un qualche  scopo. Probabilmente è evolutivamente una buona idea perché ti fa cercare di fare sesso più spesso».

Lo studio potrebbe aprire nuove prospettive: «Ora che abbiamo questo insieme di criteri – dice la Brennan – possiamo iniziare a osservare altre specie che normalmente non terresti in laboratorio e iniziare a porre le stesse domande. Sappiamo che i bonobo fanno sesso tutto il tempo e sappiamo che il loro clitoride assomiglia molto a un clitoride umano. E’ molto più facile per le persone immaginare che, ovviamente, se un bonobo fa smorfie e vocalizza quando fa sesso, sembra che stia avendo una risposta piacevole, un po’ come la nostra. I delfini sono animali molto diversi dai primati. Ora, stiamo iniziando a guardare il clitoride dell’alpaca e cercare lo stesso tipo di caratteristiche morfologiche. Abbiamo un sacco di vertebrati. Nel mio laboratorio lavoriamo con squali, serpenti, alpaca, delfini, anatre, sono un gruppo eterogeneo di specie. E troviamo sempre qualcosa di interessante».

Ma la ricerca riguarda anche i genitali maschili: «Abbiamo anche raccolto molti peni e siamo interessati a guardare la loro morfologia e come funzionano . conferma la Brennan – In generale, studio la coevoluzione genitale. Mi interessa guardare i maschi e le femmine e come si sono evoluti insieme. Quando si tratta di genitali, devi guardare entrambi i lati dell’equazione per capire come funzionano, perché meccanicamente devono combaciare. Il compito dei genitali è facilitare l’unione dei gameti maschili e femminili e potresti avere un tubo che entra in un cilindro che raggiungerebbe quell’obiettivo di base. Ma i genitali non sono così. Hanno tutti i tipi di strane elaborazioni e altre caratteristiche. Hanno spine, protuberanze, giri, tasche e spirali. Stiamo cercando di capire i processi evolutivi che stanno influenzando la loro morfologia e la loro funzione. Studiamo entrambi, ma quello che continuo a scoprire è che, poiché le persone hanno la tendenza a studiare il maschio più della femmina, c’è molto della femmina che non sappiamo. Stiamo recuperando il ritardo con tutte le robe femminili».

A chi dice che questo tipo di studi è irrilevante, la Brennan risponde: «E’ scienza di base. Non è progettata per risolvere un problema particolare. Quando le persone chiedono perché lo studiamo, vogliono sapere se farà fare soldi o curerà qualche malattia. La risposta è: forse, non lo sappiamo. Stiamo cercando di descrivere i fenomeni naturali e di capire come funzionano».

Ma la scienziata sa bene che la domanda nasconde  qualcos’altro: «Ci sono persone che sono a disagio con gli studi sul comportamento sessuale in generale, sia negli esseri umani che in altri animali. Ciò non significa che il sesso non sia importante o che non dovremmo studiarlo. Potrei osservare la morfologia dello stomaco, e questo probabilmente non darebbe fastidio alle persone. Parte del motivo per cui le persone sono infastidite è perché si tratta del sesso e della riproduzione sessuale. E’ comprensibile, ma io sono una  scienziata. Faccio domande in campi in cui penso ci siano domande interessanti da porre».