L’agroforestazione per il carbonio irrecuperabile nelle montagne

Efficacia delle pratiche agroforestali nei sistemi agricoli montani per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e la resilienza agricola e la biodiversità

[23 Febbraio 2024]

Lo studioIrrecoverable carbon in mountains and the global mitigation potential of agroforestry and increased tree cover in mountain agricultural systems”, pubblicato su Circular Agricultural Systems da un team di ricercatori del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), del Centre for Mountain Futures of the Kunming Institute for Botany dell’Accademia cinese delle scienze e  del Centre for International Forestry Research-World Agroforestry (CIFOR-ICRAF), evidenzia come «Anche piccoli aumenti incrementali (nell’ordine dell’1% all’anno) della copertura arborea sui terreni agricoli in montagna possono fornire significativi benefici per la mitigazione dei cambiamenti climatici nel corso di un decennio, migliorando al contempo i mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori e apportando benefici alla biodiversità, agli ecosistemi e ai servizi ecosistemici».

Oltre il 29% del carbonio irrecuperabile a livello globale , quello che secondo la letteratura scientifica una volta disperso non potrà essere recuperato in tempi ragionevoli, si trova nella biomassa presente in montagna: «Una riserva di ecosistemi insostituibili, biodiversità e servizi ecosistemici di importanza globale – evidenzino i ricercatori – che sono minacciati da pressioni demografiche e ambientali, poiché il rapido cambiamento del clima globale della Terra sta influenzando le montagne ad un ritmo accelerato».

Questo “carbonio di montagna” sostiene un alto livello di biodiversità, comprese molte delle ultime specie di grandi mammiferi e i ricercatori dicono che «Un maggiore uso degli alberi nell’agricoltura di montagna può aprire la strada alla conservazione di queste risorse insostituibili e fornire una maggiore resilienza e sostenibilità al sistema agricolo montano».

Sulla base di un lavoro pluriennale volto a quantificare l’estensione, la distribuzione geografica e il potenziale di mitigazione del carbonio dell’agroforestazione, lo studio fa notare ai responsabili politici e alle istituzioni «Il potenziale e l’efficacia delle pratiche agroforestali nei sistemi agricoli montani per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, rafforzando al contempo gli ecosistemi, ripristinando i terreni degradati e migliorando la sicurezza alimentare».

Il principale autore dello studio. Robert Zomer della Fondazione CMCC, commenta: «Di recente, il ruolo dell’agroforestazione per sostenere gli sforzi di mitigazione e rafforzare la capacità di adattamento dei piccoli agricoltori è stato riconosciuto in modo sempre crescente nel settore di studio dell’uso del suolo. L’opportunità di ottenere risultati positivi sia per la conservazione che per la produzione alimentare aumentando la copertura arborea nelle aziende agricole e nei paesaggi agricoli delle regioni montane, che include benefici per la resilienza e la salute del suolo, è stata dimostrata come sostanziale e non può essere ignorata. Gli alberi nelle aziende agricole sono una strada da percorrere per la transizione verso sistemi agricoli migliori, con un’impronta di carbonio più bassa e pratiche ecocompatibili, e sono particolarmente adatti a fornire benefici ecosistemici nei terreni spesso accidentati e a rischio di erosione delle regioni montane».

Lo studio quantifica il potenziale di mitigazione dei sistemi agroforestali multifunzionali e articola a livello geospaziale il potenziale di aumento della copertura arborea in montagna. Al CMCC spiegano che «Per stimare il potenziale di sequestro del carbonio derivante dall’aumento della copertura arborea sui terreni agricoli sono stati valutati due scenari, il primo dei quali prevede un cambiamento incrementale, e il secondo un cambiamento sistemico e maggiormente trasformativo verso l’agroforestazione. Il potenziale di mitigazione nei dei sistemi agricoli montani risulta essere a livello globale di 0,5-0,7 PgC nel caso di un cambiamento incrementale e 1,1-2,7 PgC nello scenario di un cambiamento sistemico (dove 1PgC = 1 petagrammo di carbonio = 10^15 grammi o un 1,000,000,000 di tonnellate di carbonio). Si stima ad esempio che un aumento del 10% della copertura arborea su tutti i terreni agricoli nelle regioni montane possa sequestrare circa 3 PgC. Come termine di confronto, le perdite di carbonio dovute alla conversione dell’uso del suolo tropicale sono state stimate in 0,6-1,2 PgC all’anno, con emissioni nette da uso del suolo, cambiamenti nell’uso del suolo e silvicoltura per l’anno 2020 stimate a 1,6 ± 0,7 PgC».

Un altro autore dello studio,  Antonio Trabucco, senior scientist al CMCC,  aggiunge che «Sono molti i benefici dell’agroforestazione, particolarmente adatti ai sistemi agricoli di montagna. Dare importanza agli approcci agroforestali paesaggistici per la protezione del carbonio irrecuperabile in montagna consiste nel fornire alle comunità montane opzioni di sostentamento alternative, sostenibili e rispettose della biodiversità, che riducono la pressione sulla biodiversità locale e su altre risorse naturali, migliorando al contempo i mezzi di sussistenza di alcuni degli agricoltori più poveri del mondo».

Donatella Spano, professoressa all’università di Sassari e del comitato strategico della Fondazione CMCC, conclude: «Sistemi agroforestali resilienti possono offrire grandi opportunità per collegare l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici e dovrebbero essere ulteriormente stimolati nell’ambito delle politiche agricole, ponendo le basi per un futuro sostegno politico e finanziario, come parte della trasformazione a lungo termine del nostro sistema alimentare globale».