La sensibilità dei cetacei delle Bocche di Bonifacio

Estendere le aree protette a mare e le misure di mitigazione degli impatti antropici

[24 Gennaio 2022]

Lo studio “Cetacean sensitivity and threats analysis to assess effectiveness of protection measures: an example of integrated approach for cetacean conservation in the Bonifacio Bouches”, pubblicato recentemente su Biodiversity and Conservation da un team di ricercatori di università della Tuscia (Campana, Angeletti, Giovani), Accademia del Laviatano (Paraboschi) e Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – Ispra (Arcangeli), ha valutato l’efficacia delle misure di protezione spaziale presenti nell’area delle Bocche di Bonifacio per la conservazione dei cetacei.

All’Ispra ricordano che «I cetacei sono specie altamente mobili ed eclettiche, che interagiscono con l’ambiente e le attività umane in modo complesso. Uno dei principali strumenti per preservare il loro ambiente, è l’istituzione di aree marine protette in siti con alto valore ecologico. Le Bocche di Bonifacio sono una zona principalmente costiera che comprende diversi siti Natura 2000 ed è interamente inclusa nel Santuario Pelagos per la protezione dei mammiferi marini. Nell’area vengono applicate numerose normative per la protezione dell’ambiente e la sicurezza della navigazione».

Per riassumere i principali fattori biologici che concorrono ad aumentare la vulnerabilità delle specie di cetacei, il team di ricerca italiano ha costruito un “indice di sensibilità delle specie” su base stagionale (ad esempio: presenza di più specie insieme, presenza di giovani, abbondanza degli animali) che è stato poi integrato con un’analisi delle principali minacce dovute al traffico marittimo e ai rifiuti marini. Questo ha permesso di evidenziare le aree/stagioni prioritarie che richiedono maggiori sforzi di conservazione.

Lo studio evidenzia che «Nonostante le normative vigenti, i risultati hanno mostrato che l’intensa pressione antropica rappresenta un rischio per i cetacei in molte aree prive di protezione. Solo l’11% dell’habitat adatto alla balenottera comune e il 19% di quello della stenella striata sono risultati inclusi in Aree Protette, in particolare le Isole di Lavezzi francesi e i SIC costieri minori della Corsica. La percentuale più bassa di habitat protetto è risultato essere quello del delfino tursiope, solo parzialmente coperto dai parchi nazionali italiani dell’Arcipelago della Maddalena e dell’Isola dell’Asinara. La biodiversità delle Bocche di Bonifacio è apparsa costantemente esposta a pressioni importanti e sono state individuate aree di potenziale rischio nelle acque costiere, dove si svolgono la maggior parte delle attività marittime, ma anche nell’area offshore del Canyon di Castelsardo, che rappresenta un hotspot per la biodiversità marina».

Secondo l’Ispra, «I risultati dello studio forniscono indicazioni sulle aree candidate in cui un’estensione delle misure di protezione spaziale potrebbe favorire la protezione del tursiope, e le aree/stagioni in cui è necessario attivare specifiche azioni di mitigazione delle principali minacce».

Sulla base dei risultati, lo studio propone nello specifico «L’estensione dei siti Natura 2000 esistenti nell’area di studio, insieme alla messa a regime delle norme sulla velocità delle navi, almeno nel PSSA» e dimostra anche «La necessità di attuare azioni mirate a mitigare l’apporto di rifiuti su scala locale, così come l’attuazione a livello nazionale delle Direttive dell’Ue sulla plastica, con le relative attività di monitoraggio da svolgere in un quadro collaborativo».

I ricercatori concludono: «L’applicazione dell’approccio sperimentato da questo studio in aree di mare più vaste potrebbe essere utile per verificare l’efficacia delle misure di protezione attuali al fine della conservazione delle specie altamente mobili come i cetacei».