La protesta di Enpa, Lac, Lav, Leidaa, Lipu, Oipa, Pro natura e Wwf

In Parlamento torna la caccia selvaggia, ambientalisti e animalisti insorgono

«Politici irresponsabili che obbediscono ai diktat dei cacciatori, il limite di tolleranza è superato: Meloni e Pichetto dicano se stanno con le leggi e la natura o con l’illegalità e i fucili»

[19 Gennaio 2024]

Dopo il ddl sulla caccia selvaggia che Fratelli d’Italia ha ritirato in tutta fretta a fine dicembre, dopo la mobilitazione ambientalista e animalista contro il provvedimento, stavolta è un altro partito di governo – la Lega, con la pdl 1548 avanzata alla Camera dal deputato Bruzzone – a riprovarci.

«Dopo la proposta della caccia a 16 anni e la relativa marcia indietro, una nuova sconsiderata provocazione giunge dai parlamentari-cacciatori, come appunto il deputato Bruzzone i cui contenuti sono un campionario di violazioni e irresponsabilità», dichiarano oggi le associazioni Enpa, Lac, Lav, Leidaa, Lipu, Oipa, Federazione nazionale Pro natura, Wwf Italia.

Sono molte le previsioni contenute nella proposta di legge a mettere in pericolo la tutela della biodiversità. Qualche esempio?

Emanare il calendario venatorio per legge, impedendo ai cittadini di poter ricorrere; eliminare qualsiasi riferimento al limite della stagione venatoria, così da autorizzare la caccia anche nel delicato mese di febbraio; depenalizzare i reati, ad esempio lasciando la licenza di caccia a chi è condannato per reati di bracconaggio in perìodo di stagione chiusa, vera e propria liberalizzazione dell’attività venatoria.

«L’ampliamento della stagione di caccia in periodi rigorosamente vietati dalla direttiva Uccelli è un attacco sconsiderato alla normativa europea in un momento in cui l’Italia è già sotto inchiesta per lo stesso problema: caccia in periodi in cui deve vigere il rigoroso divieto», spiegano le associazioni.

A questo si aggiunge «una serie di concessioni al mondo venatorio», come la rimozione del limite di tre giornate cacciabili settimanali e dei giorni di silenzio venatorio, l’eliminazione dell’obbligo della scelta di forme di caccia, l’eliminazione della sospensiva della licenza di caccia per chi la esercita in periodo di divieto, fino all’allargamento delle maglie per la detenzione e l’allevamento di richiami vivi.

Dulcis in fundo, la previsione del calendario venatorio quinquennale per legge, già ripetutamente censurato dall’Ue e dai tribunali, e la creazione degli istituti regionali per la fauna selvatica, che «sostituirebbero Ispra in quella che, di fatto, rappresenta un’anticipazione dell’autonomia differenziata ambientale e, in particolare, una regionalizzazione degli uccelli migratori. Un assurdo logico, scientifico e gestionale».

In tema di caccia l’Italia è da tempo un osservato speciale della Commissione europea, che sarebbe «in procinto di attivare una o più procedure di infrazione dopo varie inchieste condotte. Il limite di tolleranza è superato – concludono le associazioni – ed è davvero necessario che il Governo, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, si faccia sentire. Dicano se stanno con le leggi e la natura o con l’illegalità e i fucili».