Il più grande pericolo per gli animali selvatici vive nelle nostre case

Il gatto, amico dell'uomo ma non di tutti

[6 Marzo 2014]

Forse non lo sapete ma, se siete proprietari di gatti, probabilmente avete in casa i più grandi serial killer della fauna selvatica prodotti dalla civilizzazione umana. Lo studio “The impact of free-ranging domestic cats on wildlife of the United States”, pubblicato da Nature Comunications, ha scatenato un acceso dibattito negli Usa.

I due autori, Scott Loss, del migratory bird center dello Smithsonian conservation biology institute del National zoological park Usa, e Peter Marra, dell’U.S. Fish and Wildlife Service, ribaltano alcuni luoghi comuni che vedono nelle collisioni con strutture artificiali e veicoli o nell’avvelenamento le più grandi minacce agli animali selvatici. Certamente questi problemi causano miliardi di vittime tra gli animali, ma nessuna di questa cause sembra poter competere con l’impatto degli animali domestici ed in particolare dei gatti rinselvatichiti o vaganti.

E’ noto che sotto gli artigli dei nostri affascinanti gatti si sono estinte ben 33 specie  e che l’introduzione di origine antropica dei gatti in tutto il mondo ha provocato danni incredibili alla biodiversità selvatica,  soprattutto nelle isole, ma l’entità della mortalità che provocano nelle aree continentali è tutta da determinare, con stime su larga scala basate su analisi non sistematiche e con scarsa considerazione dei dati scientifici.

Loss e Marra hanno fatto una revisione sistematica e quantitativa delle stime della mortalità della fauna causata dai gatti negli Stati Uniti e scrivono: «Stimiamo che i gatti domestici liberi  uccidano ogni anno 1,3 – 4,0 miliardi di uccelli e 6,3 – 22,3 miliardi di mammiferi all’anno. I gatti randagi, al contrario di animali domestici, sono responsabili della maggior parte di questa mortalità. I nostri risultati suggeriscono che i gatti liberi vaganti causano sostanzialmente una mortalità di fauna selvatica maggiore di quanto si pensasse e che sono probabilmente la singola più grande fonte di mortalità antropogenica per uccelli e mammiferi americani». La conclusione dello studio non è piaciuta agli animalisti (ma sarebbe meglio dire amanti degli animali domestici) americani: «Sono necessarie politiche di intervento scientificamente valide per ridurre tale impatto», cosa che comprende anche l’eradicazione dei gatti nelle aree più sensibili.

Ma se gli scienziati dicono che i gatti randagi sono dei sanguinari serial killer di uccellini e piccoli mammiferi, anche i gatti domestici non scherzano. I  gatti, randagi o casalinghi, uccidono 4 volte più uccelli di quanto si pensasse in precedenza e specie come il pettirosso americano sono sempre più a rischio, così come le specie di mammiferi che rischiano di più di essere uccise dai gatti sono topi, toporagni, arvicole, scoiattoli e conigli. Marra sottolinea: «Il nostro studio suggerisce che sono la maggiore minaccia per la fauna selvatica degli Stati Uniti» e secondo lo studio «i gatti “non-di-proprietà”, che vengono classificati come randagi, gatti selvatici e gatti di fattoria, stanno uccidendo circa tre volte più animali dei gatti domestici. Tuttavia, i gatti domestici stanno ancora uccidendo un numero significativo di animali ed i loro proprietari dovrebbero fare di più per limitarne l’impatto».

Marra conclude: «Speriamo che la grande quantità di mortalità della fauna selvatica indicata dalla nostra ricerca convinca alcuni proprietari di gatti a tenere i loro gatti in casa e che allarmi policymakers, manager della fauna selvatica e scienziati sulla grande ampiezza della mortalità della fauna selvatica causata dalla predazione dei gatti».

Anche in Gran Bretagna il dibattito sull’impatto dei gatti ferve dopo che la ricerca  americana è stata rilanciata dalla Bbc e la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals  dice che un gatto munito di un collare con un  campanellino avrebbe molto meno successo nella caccia, riducendo la predazione almeno di un terzo.