I dati preliminari presentati durante l’incontro organizzato dallo Sportello di Agroecologia

Il monitoraggio nazionale Ispra del lupo sul territorio pisano

Il problema della convivenza è essenzialmente culturale: l’assenza del lupo ha creato generazioni di allevatori (e di cani) che hanno perduto le conoscenze antiche delle tecniche di difesa

[6 Agosto 2021]

Nei giorni scorsi si è svolto a Calci (PI) un incontro organizzato dallo Sportello di Agroecologia: “Il lupo nel nostro territorio. Alla ricerca di un nuovo equilibrio”. È stato aperto dal biologo Ispra Marco Lucchesi, incaricato da Federparchi/Ispra per il monitoraggio nazionale lupo che ha svolto il proprio lavoro anche nel territorio pisano.

In Italia vive una sottospecie, il Canis lupus italicus, con caratteristiche genetiche e morfologiche peculiari, che la rendono unica nel panorama europeo. Il rapporto uomo-lupo è da molto tempo conflittuale, essenzialmente per la competizione per le prede.

La sua caccia, in Italia, è stata legale fino agli anni ’70 del ‘900, periodo in cui si calcola che fossero rimasti 100-200 individui. Da allora il lupo è diventato specie protetta, raggiungendo gli attuali 1500-2500 individui, e ripopolando zone da cui era scomparso, da sud verso nord (Appennini-Alpi) e da ovest a est, ricollegandosi con le popolazioni europee.

La necessità di un monitoraggio nazionale è dato dalla frammentarietà e disomogeneità dei dati presenti. Era importante compiere un’indagine contemporaneamente su tutto il territorio nazionale, con metodologie uniformi, in un arco di tempo ristretto, per fornire dati scientificamente validi su consistenza e distribuzione della sua popolazione in Italia.

Il monitoraggio si è svolto in 600 celle di 100 Km2, scelte casualmente, seguendo, dall’ottobre 2020 all’aprile 2021 dei percorsi standard, ripetuti a cadenza mensile o bimestrale, su cui venivano raccolti i segni di presenza dei lupi e gli eventuali campioni biologici (ricavabili da carcasse di lupi trovati morti o da escrementi della specie), per le analisi genetiche.

La raccolta dati è stata svolta dai tecnici incaricati, coadiuvati da associazioni nazionali e locali, riunite nel “Network lupo”. Per il territorio del monte pisano: EcoLato Comune, Dèi Camminanti e Selvatica, per le quali sono intervenuti Irene Di Vittorio (EcoLato Comune), Federica Ottanelli (Dèi Camminanti) e Dario Canaccini (Selvatica), raccontando la loro attività.

A seguire, la dott.ssa Francesca Coppola, il dott. Samuele Baldanti e la dott.ssa Alessia di Rosso (Univ. di Pisa), hanno descritto brevemente le caratteristiche di un branco delle Colline pisane, le influenze reciproche fra il branco e le attività umane, il suo stato di salute (incidenti, bracconaggio e malattie rendono la mortalità molto elevata), la sua alimentazione (in base ai resti indigeriti negli escrementi, perché il lupo divora tutte le parti della preda).

Stimolante è stato il dibattito finale con il pubblico, che ha fatto emergere l’esigenza di un confronto fra le parti coinvolte, al fine di incontrare una soluzione equilibrata e vantaggiosa per tutti, superando i conflitti particolari.

Dopo alcune interessanti domande sui comportamenti predatori e sull’ibridazione con il cane, è intervenuta la dott.ssa Francesca Pisseri, veterinaria e vicepresidente dello Sportello, che ha esposto brevemente i grossi problemi creati agli allevatori dalla predazione, e scusandosi per la loro assenza dovuta ai gravosi impegni di lavoro.

Quella dell’allevamento di qualità è divenuta un’attività non redditizia per il grande impegno richiesto, aggravato dalle molte regole e burocrazie imposte, a fronte di una politica di mercato non remunerativa, e che non riconosce l’importanza della conservazione ambientale compiuta da questi mestieri. Per queste attività, la perdita causata dalle predazioni è un danno molto pesante, non compensato dai complicati risarcimenti.

Inoltre, il fallimento di questo tipo di imprese, lascia sempre più spazio alle aziende intensive, con aumento del consumo di alimenti importati e di medicinali (per l’aumento di malattie del bestiame causato dalla stabulazione), eliminando il loro benefico effetto agroambientale.

Un aspetto interessante del problema del lupo è che è risultato essere un problema essenzialmente culturale: la sua assenza ha creato generazioni di allevatori che hanno perduto le conoscenze antiche delle tecniche di difesa. E lo stesso vale anche per i cani (pastore, o da guardiania), che devono provenire da una linea di sangue da protezione del bestiame.

Una ri-educazione dei comportamenti corretti con gli animali selvatici e con i cani pastore, spesso lasciati soli con il gregge, sarebbe utile anche per gli escursionisti e chiunque voglia vivere in campagna.

Per difendere le greggi sono ancora efficaci il ricovero notturno e la presenza dei cani, oltre che dei pastori, anche se oggi è sempre più raro.

Di rilievo l’azione meritoria dell’associazione DifesAttiva, formata da allevatori che favoriscono la diffusione delle tecniche tradizionali, e soluzioni ai problemi dell’allevamento di qualità.

A tutto ciò, purtroppo, fa riscontro un controcanto assordante: il silenzio degli amministratori. Tutti gli intervenuti hanno riferito di proposte, progetti, idee per contribuire alla soluzione del problema, spesso ottenute anche attraverso progetti che hanno sviluppato percorsi partecipativi di mediazione tra gruppi con visioni apparentemente inconciliabili (come cacciatori, allevatori e animalisti) che, inviate alle varie amministrazioni pubbliche, non hanno ricevuto attenzione.

di Andrea Costa per greenreport.it

Articolo rivisto e corretto da Marco Lucchesi