I pipistrelli ronzano come calabroni per spaventare i rapaci notturni

Un nuovo straordinario caso di mimetismo scoperto da ricercatori italiani: il primo esempio noto di un rumore che imita un insetto prodotto da un mammifero

[12 Maggio 2022]

Lo studio “Bats mimic hymenopteran insect sounds to deter predators”, pubblicato su Current Biology da Leonardo Ancillotto e Danilo Russo, dell’università di Napoli Federico II, Donatella Pafundi , Marco Gamba dell’università di Torino, Federico Cappa e Rita Cervo dell’università di Firenze e Gloriana Chaverri dellUniversidad de Costa Rica è così sorprendente da essere stato ripreso da Nature e rilanciato anche nella sua newsletter internazionale. Infatti rivela che, quando è minacciato da un rapace notturno, il vespertilio maggiore (Myotis myotis) riproduce il suono dei calabroni per riuscire a confondere il predatore e salvarsi dall’aggressione.

All’università di Firenze spiegano che «La scoperta è avvenuta quasi per caso durante una campagna di monitoraggio notturno dei chirotteri, quando i ricercatori si sono resi conto di come quella particolare specie di pipistrello, diffuso in tutta l’Europa, trovandosi in difficoltà, emettesse un suono simile a quello dei calabroni».

Lo zoologo Cappa, coordinatore dell’unità di ricerca del Dipartimento di biologia dell’università degli Studi di Firenze (Unifi), sottolinea che «La ricerca ha già documentato in passato come i rapaci notturni evitino gli insetti imenotteri, come api e calabroni, perché li ritengono potenzialmente dannosi, tanto che gli uccelli rinunciano a ispezionare e a fare il nido nelle cavità che potrebbero essere state occupate da tali animali. Le nostre osservazioni ci hanno suggerito di verificare se il suono emesso dal pipistrello fosse effettivamente un espediente di mimetismo acustico per produrre nei predatori una risposta analoga a quella data in presenza degli insetti».

Per questo i ricercatori hanno registrato sia i suoni emessi dagli imenotteri sia quelli prodotti dal pipistrello e, dopo averli confrontati, hanno condotto un esperimento di playback facendo ascoltare le registrazioni ai barbagianni e agli allocchi, predatori di Myotis myotis, che «Hanno confuso la natura dell’emittente evitando comportamenti aggressivi».

In un’intervista a Nature, Russo, della Wildlife Research Unit del Dipartimento di agraria dell’università degli studi di Napoli Federico II, evidenzia che «I Myotis myotis potrebbero essere tra i pochi animali ad essersi armati del suono di un’altra specie.  Quando pensiamo al mimetismo, la prima cosa che viene in mente è il colore, ma in questo caso è il suono che gioca un ruolo cruciale».

Freda Kreier spiega su Nature: «Poiché sono notturni e hanno una vista scarsa, la maggior parte dei pipistrelli si affida all’ecolocalizzazione per orientarsi e comunica utilizzando una vasta gamma di altri rumori. Mentre stava catturando i pipistrelli per un altro progetto di ricerca Russo notò per la prima volta che il richiamo di allarme del vespertilio maggiore suonava come il ronzio delle api o dei calabroni».

Per capire se altri animali potrebbero stabilire la stessa connessione, il team di ricercatori ha confrontato la struttura sonora del ronzio del calabrone europeo (Vespa crabro) con quella del richiamo di soccorso del pipistrello. Nella maggior parte delle frequenze, i due suoni non erano molto simili, ma lo diventavano quando il verso del pipistrello è stato ridotto per includere solo le frequenze che sono in grado di sentire i rapaci notturni, tra i principali predatori del pipistrello.  Russo fa notare che «Questo  suggerisce che il richiamo di soccorso ascoltato dai rapaci notturni somiglia molto al ronzio di un calabrone, quindi potrebbe ingannare i predatori».

Per testare questa idea, i ricercatori hanno riprodotto versi di pipistrelli e insetti facendoli ascoltare a rapaci notturni che vivono in cattività e hanno scoperto che gli uccelli tendevano ad avvicinarsi agli altoparlanti durante la riproduzione di registrazioni di richiami di pipistrelli sociali, come se cercassero una preda. Ma una registrazione del ronzio dei calabroni di solito faceva sì che i rapaci notturni si allontanassero dagli altoparlanti. Molti dei rapaci notturni si sono allontanati dagli altoparlanti anche quando hanno sentito il richiamo di soccorso dei Myotis myotis. «Il che supporta l’idea – dice Russo – che il ronzio dei pipistrelli potrebbe confondere i rapaci notturni facendogli pensare che un calabrone sia nelle vicinanze».

Vespe e altri insetti pungenti hanno segnali di avvertimento comuni, come strisce nere e gialle, che altri animali imitano per indurre i predatori a lasciarli in pace. Ma di notte la colorazione di avvertimento è meno evidente.  di notte. La Cervo docente di zoologia all’Unifi, spiega che «Le specie di pipistrelli e di imenotteri che abbiamo studiato condividono alcune abitudini ed esigenze ecologiche, vivono in habitat simili e utilizzano analoghi rifugi (come spazi su edifici o fessure rocciose e cavità degli alberi), eppure per quanto ne sappiamo interagiscono a malapena fra loro. Ciononostante, analizzando i tracciati acustici abbiamo ritrovato nei versi dei due animali frequenze sonore analoghe e abbiamo così documentato il primo caso di mimetismo acustico interspecifico in un mammifero».

Mirjam Knörnschild, a capo del Behavioral Ecology and Bioacoustics Lab del Museum für Naturkunde Berlin Smithsonian e che lavora anche con il Tropical Research Institute di Panama e la Freie Universität Berlin ha commentato: «Per me ha perfettamente senso che i pipistrelli, con le loro straordinarie capacità vocali, ricorrano a mezzi acustici per ingannare i predatori».

Anche secondo la finlandese Johanna Mappes, ecologista evoluzionista dell’Helsingin Yliopisto « I rapaci notturni evitano i calabroni in natura, non sorprende che diffidano di tutto ciò che ricorda loro il ronzio degli insetti».

Cappa concorda: «Il mimetismo è uno dei fenomeni più affascinanti in natura e probabilmente la nostra scoperta sulle tattiche acustiche scalfisce solo la superfice di uno straordinario fenomeno che potrebbe riguardare molte altre interazioni evolutive tra specie diverse».

Russo conclude su Nature: «Questa ricerca potrebbe aiutare gli scienziati a individuare altre imitazioni basate sul suono che potrebbero essere finora sfuggite al radar».