I grandi mammiferi possono aiutare la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici

La megafauna terrestre e marina mantiene in salute gli habitat e li rende più resilienti ai cambiamenti climatici e agli incendi

[24 Marzo 2022]

Quando si tratta di aiutare a mitigare gli effetti del cambiamento climatico assorbendo il carbonio, di solito viene in mente la flora piuttosto che la fauna, lo studio “The role of large wild animals in climate change mitigation and adaptation”, pubblicato frecentemente su Current Biology da un team di ricercatori britannici, danesi e statunitensi guidato da Yadvinder Malhi dell’Environmental Change Institute dell’università di Oxford, cerca di capire se la protezione e il ripristino della megafauna selvatica possa aiutare a rispettare gli obiettivi del cambiamento climatico.

Malhi ricorda che «Gli sforzi di conservazione di solito si concentrano su alberi e carbonio o sul grande fascino della conservazione dei grandi mammiferi. Questo studio ha esaminato se fosse possibile allineare questi programmi: in quale contesto la protezione e il ripristino della fauna selvatica di grandi dimensioni potrebbe aiutarci ad affrontare e adattarci ai cambiamenti climatici».

I ricercatori hanno evidenziato tre punti di contatto ecologici chiave nei quali  animali di grandi dimensioni come elefanti, rinoceronti, giraffe, balene, bisonti e alci hanno il maggiore potenziale per mitigare i cambiamenti climatici: stock di carbonio, albedo (la capacità delle superfici di riflettere la radiazione solare) e gli incendi.

Quando pascolano, i grandi erbivori disperdono i semi, diradano la vegetazione e fertilizzano il terreno, il che aiuta a costruire ecosistemi più complessi e più resilienti. Tutto questo può mantenere e far aumentare gli stock di carbonio nel suolo, nelle radici e nelle parti visibili delle piante, contribuendo a ridurre la CO2 nell’atmosfera.

Quando i grandi animali pascolano e calpestano la vegetazione, possono trasformare gli habitat densi costituiti da arbusti e alberi ad habitat misti di radure erbose e arbusti o alberi, che possono anche costituire i terreni aperti e innevati delle regioni polari. »Questi habitat aperti – dicono all’Oxford University – tendono ad essere più chiari (con un’albedo più alta) e riflettono più radiazione solare nell’atmosfera, raffreddando la superficie terrestre, piuttosto che assorbirla e riscaldare la superficie terrestre».

Nel 2021, le emissioni globali di CO2 prodotte dagli incendi hanno raggiunto un livello record. Quando gli incendi bruciano, il carbonio immagazzinato negli alberi e nella vegetazione viene rilasciato nell’atmosfera come gas serra. Elefanti, rinoceronti, zebre e altri grandi animali al pascolo possono ridurre il rischio di incendi brucando la vegetazione legnosa che altrimenti potrebbe alimentare gli incendi, calpestando i sentieri e creando altri passaggi ella vegetazione che fungono da tagliafuoco.

Lo studio, commissionata dall’ONG protezionistaTusk, ha anche esaminato come la protezione e il ripristino della fauna selvatica di grandi dimensioni potrebbe supportare la lotta al cambiamento climatico e ha trovato diversi punti di interazione animali-clima che potrebbero fornire opportunità win-win.

I ricercatori spiegano che «Negli ecosistemi delle praterie temperate, tropicali e subtropicali, i grandi animali possono ridurre gli incendi boschivi e boschivi, aumentare l’albedo e aiutare a stoccare il carbonio nella vegetazione e nel suolo. La protezione della fauna selvatica di grandi dimensioni e del loro ruolo in questi ecosistemi complessi supporta la biodiversità locale e la resilienza ecologica».

Un’altra autrice dello studio, Tonya Lander, del Department of plant sciences dell’Oxford University, «Gli animali possono anche aiutare per l’adattamento localizzato ai cambiamenti climatici in questi ambienti,  diversificando la vegetazione e aumentando l’eterogeneità dell’habitat. La diversità delle specie e dei microhabitat può rendere l’ecosistema nel suo insieme più in grado di resistere ai cambiamenti climatici, tornare a uno stato stabile dopo un disturbo legato al clima o trovare un nuovo stato stabile che funzioni all’interno del clima mutato e mutevole».

Quando i grandi erbivori sono presenti negli ecosistemi della tundra, aiutano a tenere a bada l’invasione delle piante legnose il che favorisce le piante da fiore e le erbe locali ed espone più terreno all’aria fredda. Questa esposizione mantiene il permafrost e impedisce che il carbonio nel suolo venga rilasciato nell’atmosfera. I programmi che reintroducono i bisonti e altri animali nella tundra artica possono svolgere ruoli importanti sia nella conservazione che nell’adattamento ai cambiamenti climatici a livello locale.

Negli ecosistemi marini, le balene e altri grandi animali fertilizzano il fitoplancton. Si stima che il fitoplancton stocchi 37 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno e che possa rilasciare particelle nell’aria che possono aiutare a seminare le nuvole e a riflettere la luce solare nell’atmosfera.

Anche i grandi carnivori terrestri e marini influenzano questi processi attraverso la loro influenza sull’abbondanza e sul comportamento degli erbivori.

Malhi conclude: «Lo studio evidenzia anche dove ci sono lacune nelle nostre conoscenze, come nella nostra comprensione dei suoli e degli oceani profondi, dove ulteriori ricerche potrebbero identificare nuove opportunità sia per ripristinare la megafauna selvatica che per affrontare il cambiamento climatico».