I diversi modi in cui gli anfibi si prendono cura dei loro piccoli determina il numero di uova deposte

Una scoperta che potrebbe avere conseguenze sull’estinzione delle diverse specie

[7 Gennaio 2022]

Lo studio “Terrestrial reproduction and parental care drive rapid evolution in the trade-off between offspring size and number across amphibians”, pubblicato su PLOS Biology da  Andrew Furness (università du Hull), Chris Venditti (università di Reading) e Isabella Capellini (Queen’s University di Belfast) ha rivelato che «I diversi modi in cui gli anfibi si prendono cura dei loro piccoli determinano il numero di uova che depongono».

La maggior parte degli anfibi abbandonano i loro piccoli quando depongono le uova, ma tra gli anfibi che si prendono cura della prole, le cure genitoriali  possono essere sorprendentemente diverse: presenza dei giovani; trasporto dei giovani da uno stagno a un altro; protezione dei giovani nel o sul corpo del genitore; alimentazione con larve o giovani.

Si tratta del primo studio a dimostrare che alcune specie nelle quali i genitori si prendono cura dei loro piccoli, come le “rane marsupiali”, investono in modo diverso nelle dimensioni/numero di uova delle covate e delle uova rispetto alle specie prive di cure, come le rane comuni, che abbandonano le uova in natura.

Il team di ricerca ha esaminato oltre 800 specie di anfibi (rane, salamandre e cecilie) di tutto il mondo, scoprendo  che «Gli anfibi con sviluppo diretto e quelli che depongono le uova sulla terraferma hanno uova più grandi e covate più piccole».

Alla Queen’s University di Belfast sottolineano che «La ricerca ha mostrato che alcune forme di cure parentali e l’habitat in cui si sviluppano le uova e i girini (acquatici o terrestri) determinano il numero e la dimensione delle uova che depongono le femmine».

Per una mamma anfibio è energeticamente più costoso produrre uova più grandi e quindi vengono deposte in piccole covate. Dato che le uova vengono mangiate da molti predatori, soprattutto se non curate, le femmine che abbandonano le loro uova producono in genere molte piccole uova. TMa se le uova vengono curate dalla madre, dal padre o da entrambi i genitori, le madri cambiano la dimensione e il numero di uova che depongono. Quante uova – e quanto grandi –  depongono le femmine dipende dal tipo di cure fornite dai genitori.

I ricercatori evidenziano che «Gli anfibi mostrano un’enorme diversità nelle forme di cura: possono proteggere uova, girini o giovani; trasportare uova o girini; uova da cova o girini nelle loro sacche vocali, nello stomaco o nelle eccrescenze della pelle sulla schiena; possono nutrire i girini; e alcune specie possono dare alla luce figli vivi. Tuttavia, questa diversità è stata generalmente ignorata negli studi precedenti che concludevano che la cura genitoriale non ha alcuna influenza sulla dimensione dell’uovo, un risultato che si scontrava con le previsioni teoriche».

Secondo la Capellini, della Queen’s University’s School of Biological Sciences e principale autrice dello studio, «Il nostro lavoro in questo studio dimostra che specie come alcune rane velenose malgasce con uova terrestri hanno uova più grandi in covate più piccole, ma diverse forme di cura hanno un’influenza diversa sul compromesso tra la dimensione dell’uovo e il numero di uova. Ad esempio, le specie che covano le loro uova o girini sopra o all’interno del corpo, possono prendersi cura solo di poche uova grandi probabilmente perché il corpo del genitore ha uno spazio limitato. Tuttavia, quelle che custodiscono le loro uova, possono permettersi di proteggere le uova più grandi senza ridurre le dimensioni della covata. Invece, le rane che nutrono le loro larve hanno poche uova piccole, probabilmente perché l’alimentazione costante dopo la schiusa rende non necessaria la produzione di uova inizialmente grandi».

Oltre il 40% degli anfibi è attualmente a rischio di estinzione e il loro declino supera quello di qualsiasi altro gruppo di animali sulla Terra, per questo rane, rospi, salamandre e tritoni sono diventati il simbolo delle estinzioni indotte dall’uomo.

La Cappellini conclude: «Il nostro studio suggerisce che gli anfibi con diverse forme di cura possono essere soggetti a diversi rischi di estinzione. Ci baseremo sulle conoscenze che ora abbiamo per capire meglio se gli anfibi con diverse forme di cura possono essere a rischio di estinzione diverso».