Gli scienziati: necessari cambiamenti rapidi, profondi e radicali per fermare e invertire la pericolosa perdita di biodiversità

L'obiettivo del 30% di terre emerse e oceani e mari protetti entro il 2030 è importante ma non basta

[19 Gennaio 2022]

Oggi, più di 50 scienziati provenienti da 23 Paesi hanno presentato ai governi una sintesi della scienza che informa e sostiene i 21 obiettivi proposti nella  bozza del “post-2020 Global Biodiversity Framework” (GBF) in fase di negoziazione nell’ambito della Convention on Biological Diversity (CBD) Onu e della quale si prevede l’adozione quest’anno alla 15esima Conferenza dell parti CBD che si terrà in Cina.

L’analisi, che è stata coordinata da due rinomati enti scientifici internazionali: bioDISCOVERY, un programma dell’organizzazione Future Earth, e il Group on Earth Observations Biodiversity Observation Network (GEO BON), avverte che: «Fermare, quindi invertire la pericolosa e continua perdita della diversità vegetale e animale della Terra richiede molto più di un sistema globale ampliato di aree protette a terra e in mare. E’ necessaria un’azione coordinata e di successo attraverso una serie diversificata e interconnessa di cambiamenti “trasformativi”, tra cui massicce riduzioni dei sussidi dannosi all’agricoltura e alla pesca, profonde riduzioni del consumo eccessivo e mantenimento del cambiamento climatico a 1,5° C».

Uno dei  leader del team di valutazione, Paul Leadley, ex presidente di bioDISCOVERY e professore all’Université Paris-Saclay,  sottolinea che «L’obiettivo di proteggere il 30% di tutte le terre e mari è importante e attira molta attenzione. E l’espansione delle aree protette, se fatta bene, è un buon inizio, ma è molto al di sotto di ciò che è necessario per fermare e invertire la perdita di biodiversità, chiamata “piegare la curva” per la biodiversità. Ci sono ottime prove del fatto che, se ci si concentra troppo sulle aree protette a scapito di altre azioni urgenti che affrontano le minacce alla biodiversità, non riusciremo ancora a raggiungere gli ambiziosi obiettivi internazionali in materia di biodiversità. I governi stanno chiaramente lottando con l’ampiezza e la profondità dei “cambiamenti trasformativi” necessari per piegare la curva per la biodiversità, e talvolta sembrano riluttanti ad affrontarla. Ma sono necessari profondi cambiamenti e a lungo termine apporteranno grandi benefici alle persone».

Per Lynne Shannon, co-presidente di bioDISCOVERY e professoressa all’università di Cape Town, «Il punto essenziale è che non esiste un collegamento “uno a uno” tra un target di azione e un traguardo o obiettivo specifico; invece, tra di loro esistono relazioni “molti-a-molti”. Quindi, abbiamo bisogno di riconoscere  le complesse relazioni tra target, traguardi e obiettivi e intraprendere la nostra pianificazione e le nostre azioni in modo integrato».

Ecco le principali conclusioni e raccomandazioni del gruppo di scienziati:

Il successo richiede un cambiamento trasformativo.  L’esperienza passata nel rallentare e invertire la perdita di biodiversità, nonché gli scenari di futuro cambiamento della biodiversità, dimostrano che solo un portafoglio completo di azioni correlate ridurrà in modo significativo le minacce dirette alla biodiversità dovute al cambiamento dell’uso del suolo e del mare, allo sfruttamento diretto degli organismi, al cambiamento climatico, all’inquinamento e alle specie aliene invasive. Nessuno degli obiettivi GBF che affrontano queste minacce dirette alla biodiversità contribuirà da solo a più del 15% di ciò che è necessario per raggiungere gli obiettivi globali per gli ecosistemi, le specie e la diversità genetica. 

L’azione deve essere coordinata a ogni livello, valutando frequentemente i progressiIl grado di cambiamento della biodiversità e l’importanza relativa dei fattori trainanti variano notevolmente da una scala all’altra e da un luogo all’altro, e i fattori trainanti in un luogo possono influenzare la biodiversità in altri luoghi lontani (“telecoupling”, ad esempio attraverso il commercio globale, il cambiamento climatico, ecc. ). Il successo richiederà un’azione coordinata a livello locale, nazionale e internazionale, negli ecosistemi naturali e gestiti e attraverso terre e mari intatti e “lavorati”. Il successo richiederà anche il potenziamento della capacità di monitoraggio e una valutazione regolare dei progressi per assicurarsi che le azioni producano i risultati attesi a tutti i livelli.

Sono necessari investimenti sostanziali in un monitoraggio migliore per guidare un’azione efficace. Ci sono enormi gap nel monitoraggio della biodiversità. La maggior parte dei quasi 1 miliardo di dati esistenti relativi alla biodiversità non marina sono stati raccolti nei Paesi sviluppati e nel raggio di 2,5 km dalle strade e viene campionato meno del 7% del globo. Sono necessari due miglioramenti chiave: a) un sistema di monitoraggio globale della biodiversità con la capacità di attribuire il cambiamento della biodiversità a fattori specifici e di integrare i dati provenienti da settori di minaccia rilevanti (ad es. agricoltura, commercio, clima);  b) una capacità predittiva di anticipare i trend futuri, di informare il processo decisionale.

Agire ora e continuare a farlo per garantire il recupero.  Dato che l’intervallo di tempo tra l’azione e i risultati è spesso misurato in decenni, specialmente in aree come il ripristino delle foreste, le barriere coralline e la pesca, è imperativo agire ora per evitare la perdita irreversibile e mettere la biodiversità sulla strada del recupero entro la metà del secolo.

La scienziata colombiana Maria Cecilia Londoño Murcia dell’Instituto Alexander von Humboldt e fra gli autori del recente studio “Include biodiversity representation indicators in area-based conservation targets”, pubblicato su Nature ecology & Evolition, sottolinea che «Prima agiamo, meglio è. Il ritardo tra l’azione e i risultati positivi per la biodiversità può richiedere decenni, quindi dobbiamo agire immediatamente e sostenere i nostri sforzi se vogliamo raggiungere gli obiettivi globali entro il 2050. Il tempo necessario per salvaguardare e ripristinare la struttura, la funzione e la resilienza dell’ecosistema è particolarmente critico per le persone e le comunità i cui mezzi di sussistenza e benessere dipendono direttamente da questi sistemi e dai benefici che forniscono».

Il keniano David Obura, del Coastal Oceans Research and Development (CORDIO), conclude: «Alti livelli di ambizione per fermare e invertire la perdita di biodiversità saranno fondamentali. Sottolineiamo, tuttavia, che questo non può essere ottenuto solo con azioni di conservazione convenzionali. Dimostriamo che i 21 obiettivi del Global Biodiversity Framework coprono essenzialmente questa vasta gamma di fattori indiretti e diretti, ma che. per avere successo, nessun obiettivo può essere implementato come priorità rispetto agli altri (a parte fornire i mezzi finanziari e di altro tipo necessari per realizzare tutti gli obiettivi)».