Gatti e volpi uccidono ogni anno 2,6 miliardi di animali autoctoni in Australia

Le molte ragioni per tenere sotto controllo due predatori invasivi introdotti dai coloni europei

[22 Marzo 2022]

Secondo lo studio “Counting the bodies: Estimating the numbers and spatial variation of Australian reptiles, birds and mammals killed by two invasive mesopredators”, pubblicato su Diversity and Distributions da un team di 23 ricercatori australiani guidato da Alyson Stobo-Wilson della Charles Darwin University (CDU), ogni anno in tutta l’Australia vengono uccisi da gatti (Felis catus) e volpi (Vulpes vulpes)  697 milioni di rettili, 510 milioni di uccelli e 1,4 miliardi di mammiferi. «Questo enorme bilancio delle vittime è uno dei motivi principali per cui la biodiversità australiana sta subendo un forte calo. I gatti e le volpi, ad esempio, hanno svolto un ruolo importante nella maggior parte delle 34 estinzioni di mammiferi in Australia, incluso il ratto canguro del deserto che è rapidamente diminuito una volta che le volpi hanno raggiunto il loro areale», scrivono gli autori dello studio su The Conversation. E per questo gli scienziati chiedono una migliore gestione di gatti e volpi introdotti dai coloni europei e che sono diventati animali invasivi con un impatto insostenibile sulla fauna autoctona.

La Stobo-Wilson, del Research Institute for the Environment and Livelihoods della CDU, ha detto che «Questa ricerca fornisce ai gestori della conservazione preziose informazioni per indirizzare le risposte a questi due predatori introdotti. Avevamo già buone informazioni sull’impatto dei gatti sulle altre specie. Questa ricerca ci ha fornito un quadro più chiaro dell’impatto di entrambe le specie a livello nazionale e in ambienti diversi e più remoti».

Lo studio, condotto da un team di 23 scienziati di 16 università e agenzie di conservazione australiane, è supportato da oltre 50.000 campioni di feci e rigurgiti e di centinaia di censimenti della densità per gatti e volpi in tutta l’Australia.  La ricerca, coordinata dal Threatened Species Recovery Hub del National Environmental Science Program del governo australiano ha calcolato per la prima volta il numero totale di mammiferi, uccelli e rettili uccisi ogni anno da volpi e gatti in Australia.

La Stobo-Wilson ha sottolineato che «Senza un importante aumento della quantità e dell’efficacia del controllo di gatti e volpi in Australia, questi predatori continueranno a richiedere un pesante tributo di molte specie che spesso stanno anche lottando contro altre minacce come la perdita dell’habitat. La densità degli animali selvatici è molto importante per comprendere l’impatto di volpi e gatti in ambienti diversi».

Le volpi rosse furono liberate in natura nel Victoria a partire dal 1845 per cacciarle. La loro popolazione è schizzata alle stelle dopo l’introduzione di conigli e lepri nel 1800 e questi animali prolifici, invasivi e che danneggiano la flora autoctona continuano a far aumentare il numero di volpi ancora oggi. Ora in Australia ci sono circa 1,7 milioni di volpi europee che vivono nell’80% del Paese, non sono presenti solo la Tasmania e nei tropici monsonici. Lo studio ha scoperto che le volpi non uccidono solo conigli e lepri ma almeno 350 specie di mammiferi, rettili e uccelli autoctoni australiani.

La Stobo-Wilson  evidenzia che «Abbiamo scoperto che le densità e gli impatti delle volpi sono più alti nell’Australia continentale meridionale temperata. Nelle foreste temperate uccidono collettivamente almeno 1.000 animali per chilometro quadrato all’anno. È anche noto che le volpi mangiano uova di uccelli e rettili e minacciano il successo riproduttivo di molte specie di tartarughe. Tuttavia, non abbiamo calcolato il loro impatto sulle uova di tartaruga (o su pesci, rane o insetti) a causa di dati insufficienti: sono altamente digeribili e spesso difficili da identificare nella cacca di volpe. Le carogne rappresentano in media il 10% delle diete della volpe, ma abbiamo escluso le carogne nel numero stimato di animali uccisi»..

Lo scienziato senior dello studio, John Woinarski della CDU e della School of Ecosystem and Forest Sciences dell’università di Melbourne, ha aggiunto che «I risultati evidenziano che una gestione mirata e integrata di volpi e gatti è essenziale per la conservazione della fauna selvatica australiana. Da quando le volpi e i gatti sono stati introdotti in Australia dagli europei, hanno svolto un ruolo importante nel declino e nell’estinzione di molti animali nativi. Per essere efficaci, i programmi di gestione devono essere altamente strategici poiché il numero di entrambi questi predatori può rimbalzare rapidamente quando la gestione non è in corso o è frammentaria sul territori».

Nel 99,9% del territorio australiano vivono circa 6,6 milioni di gatti riselvatichiti e da compagnia e lo studio ha scoperto che il tributo più alto di animali autoctoni richiesto dai gatti è nelle aree urbane dove il numero di crature uccise  per chilometro quadrato all’anno è di 5.670 uccise dai gatti rinselvatichiti e 13.100 dai gatti domestici.

Le volpi tendono a mangiare prede più grandi e hanno un impatto maggiore su canguri, wallaby e potoroo. Invece, i gatti mangiano quantità maggiori di animali più piccoli, uccidendo circa 5 volte più rettili, 2,5 volte più uccelli e il doppio dei mammiferi rispetto alle volpi.

Come ha detto all’Australian Broadcasting Corporation (ABC) Sarah Legge dell’Australian National University, della CDU e dell’università del Queensland, «Hanno preferenze per animali di dimensioni diverse che si sovrappongono e i poveracci stanno nel mezzo stanno subendo un doppio impatto».

John Read dell’università di Adelaide, che non è stato coinvolto in questo studio, ha detto a The Conversation che «La gestione dei gatti domestici è un grosso problema. Tenere i gatti confinati aiuta a prevenire quegli impatti ambientali e sulla salute e impedisce loro di uscire e accoppiarsi e fare più gatti rinselvatichiti».

Un’altra autrice dello studio, Patricia Fleming, direttrice del Center for Terrestrial Ecosystem Science and Sustainability dell’ Harry Butler Institute della Murdoch University, sottolinea che «La ricerca ci fornisce 2,5 miliardi di ragioni per intraprendere un controllo più efficace della volpe e del gatto. Sebbene alcune aree dell’Australia traggano vantaggio dall’adescamento su larga scala delle volpi e da misure di controllo simili per i gatti, la maggior parte dell’Australia non ha in atto pratiche di gestione efficaci e quindi è probabile che gli impatti sulla biodiversità siano gravi, diffusi e continui. Le volpi hanno avuto un pesante impatto sugli animali della foresta come opossum e petauri, ma i gatti sono più numerosi, quindi hanno una dieta più ampia che include più di 700 specie di mammiferi, rettili e uccelli autoctoni».

Il team di ricercatori australiani conclude: «I programmi di eradicazione di gatti e volpi hanno avuto successo nelle aree recintate e sulle isole. Ad esempio, l’eradicazione dei gatti sull’isola di Dirk Hartog sta consentendo la reintroduzione di molti animali autoctoni. E i programmi di gestione su larga scala a lungo termine hanno consentito il recupero di specie minacciate in territori più ampi, come il programma Bounceback che aiuta i wallaby delle rocce dai piedi gialli e altri animali selvatici nei Flinders Ranges del South Australia. La nostra nuova ricerca evidenzia l’urgente necessità di aumentare gli investimenti per la gestione di gatti e volpi in tutta l’Australia. Dato che entrambe le specie si riproducono come conigli, per così dire, e percorrono grandi distanze, la gestione dovrà essere su vasta scala e coordinata strategicamente. Questo significa che programmi irregolari o letali su piccola scala possono consentire ai loro numeri di rimbalzare rapidamente. Dobbiamo anche proteggere e recuperare l’habitat per gli animali autoctoni. Le prove dimostrano che un buon habitat supporta popolazioni animali autoctone più sane e offre loro più posti dove nascondersi dai predatori».