Forest Pulse: nel 2022 è peggiorata la perdita di foreste primarie

Ma la deforestazione globale cala del 10% nonostante l’aumento degli incendi

[27 Giugno 2023]

Secondo l’ultimo aggiornamento di Forest Pulse del World resource institute (WRI) che utilizza i dati annuali sulla perdita di copertura arborea per fornire una panoramica completa su dove scompaiono le foreste in tutto il mondo, «Nel 2022, la perdita di foreste primarie tropicali è peggiorata, nonostante gli impegni, Dai nuovi dati dell’università del Maryland e disponibili sulla piattaforma Global Forest Watch del WRI emerge che «Nel 2022, i tropici hanno perso il 10% in più di foresta pluviale primaria rispetto al 2021»,

L’aggiornamento curato da Mikaela Weisse, direttrice del Global Forest Watch ,  Elizabeth Goldman, senior GIS Research Manager WRI. e  Sarah Carter di WRI Europe, evidenzia che «La perdita di foresta primaria tropicale nel 2022 è stata di 4,1 milioni di ettari, l’equivalente della perdita di 11 campi di calcio al minuto. Tutta questa perdita di foreste ha prodotto 2,7 gigatonnellate (Gt) di emissioni di anidride carbonica, equivalenti alle emissioni annuali di combustibili fossili dell’India». Un aumento della perdita di foreste che arriva a un anno dalla Glasgow Leaders’ Declaration on Forests and Land Use fin mata da 145 Paesi  che avevano promesso di  arrestare e invertire la perdita di foreste entro la fine del decennio, riconoscendo l’importante ruolo delle foreste nella lotta al cambiamento climatico e perdita di biodiversità. Il WRI fa notare che «Invece di un costante calo della perdita di foreste primarie per raggiungere tale obiettivo, il trend sta andando nella direzione sbagliata. In realtà,  l’umanità non è sulla buona strada per rispettare i grandi impegni legati alle foreste».

Circa 1,6 miliardi di persone, tra cui quasi 70 milioni di indigeni, dipendono dalle risorse forestali per il loro sostentamento. La deforestazione, soprattutto ai tropici, influisce anche sulle temperature e sulle precipitazioni locali, aggravando gli effetti del cambiamento climatico globale, con conseguenze per la salute umana e la produttività agricola. Le foreste ospitano più biodiversità di qualsiasi ecosistema sulla Terra. Il Global Biodiversity Framework adottato nel 2022 sottolinea la necessità di arrestare e invertire la perdita di ecosistemi naturali, comprese le foreste.

Sebbene i dati sulla perdita di copertura arborea dell’università del Maryland abbiano una copertura globale, Global Forest Watch si concentra soprattutto sulla perdita nei tropici «Perché è lì che si verifica oltre il 96% della deforestazione, o rimozione permanente della copertura forestale causata dall’uomo». Il nuovo aggiornamento si concentra sulle foreste primarie nei tropici umidi, che sono aree di foresta pluviale matura che sono particolarmente importanti per la biodiversità, lo stoccaggio del carbonio e la regolazione degli effetti climatici regionali e locali.

Nonostante l’arrivo di Lula al potere che ha cassato le politiche anti-ambientaliste di  Bolsonaro, l’eredità del governo di destra è ancora pesante: l’Amazzonia brasiliana ha registrato il più alto tasso di perdite non legate agli incendi dal 2005. Il WRI spiega che «In Brasile, il tasso di perdita di foreste primarie è aumentato del 15% dal 2021 al 2022, con la stragrande maggioranza della perdita di foreste primarie avvenuta in Amazzonia. Le perdite non legate agli incendi, che nell’Amazzonia brasiliana sono più spesso dovute a una deforestazione totale, hanno raggiunto il livello più alto dal 2005».

La buona notizia è che «Questo alto tasso di perdita di foreste primarie si è verificato durante l’ultimo anno dell’amministrazione del presidente brasiliano Jair Bolsonaro. La perdita di foreste in Brasile è diminuita drasticamente all’inizio degli anni 2000 sotto il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (Lula)», ma i recenti aumenti hanno coinciso con l’ erosione delle protezioni ambientali da parte dell’amministrazione Bolsonaro, la demolizione delle forze dell’ordine, il tentativo di concedere l’amnistia per la deforestazione illegale e quello di indebilire i diritti dei popoli indigeni. Secondo il WRI, «La rielezione del presidente Lula, insediatosi il 1° gennaio 2023, potrebbe invertire questa tendenza. Lui e la sua amministrazione hanno promesso di porre fine alla deforestazione in Amazzonia e in altri biomi in Brasile entro il 2030, combinando azioni di comando e controllo con una prospettiva più a lungo termine sullo sviluppo economico sostenibile. Questo non sarà un compito facile, con alcuni funzionari che avvertono che potrebbero non esserci progressi visibili prima del 2024, perché le forze dell’ordine devono essere attrezzate e riorganizzate e le attività illegali devono essere indagate».

Così, il Brasile resta di gran lunga il Paese con la maggior perdita di foreste primarie tropicali: «Nel 2022 rappresentava il 43% del totale globale – si legge su Forest Pulse – I suoi 1,8 milioni di ettari di foresta primaria persa hanno provocato 1,2 Gt di emissioni di anidride carbonica, ovvero 2,5 volte le emissioni annuali di combustibili fossili del Brasile . Oltre all’impatto del carbonio, la perdita di foreste in Amazzonia influisce sulle precipitazioni regionali e potrebbe portare a un “punto di non ritorno” oltre il quale la maggior parte dell’ecosistema diventerà una savana».

In Brasile, la perdita di foreste primarie è aumentata nell’Amazzonia occidentale. Nel 2022, gli stati di Amazonas e Acre hanno registrato alcuni dei livelli più alti di perdita di foreste primarie mai registrati. In soli 3 anni, l’Amazonas, che ospita oltre la metà delle foreste vergini del Brasile, ha quasi raddoppiato il tasso di perdita di foreste primarie. Le perdite di foreste primarie in questa parte dell’Amazzonia brasiliana sono causate principalmente dall’apertura di grandi radure, per farne padcoli per il bestiame, lungo le strade esistenti. Anche nei territori indigeni minacciati nell’Amazzonia brasiliana nel 2022 ci sono state perdite di  foresta primaria: «I territori di Apyterewa, Karipuna e Sepoti hanno tutti registrato livelli record di perdita di foresta primaria correlata alle invasioni delle terre. La perdita di foreste primarie dovuta all’attività mineraria è visibile anche nel territorio indigeno yanomami, che all’inizio del 2023è stato oggetto di un’operazione governativa per cacciare i minatori illegali. Ma il WRI fa notare che «Nonostante queste perdite, i territori indigeni in Brasile hanno un tasso di deforestazione molto inferiore rispetto a terre simili gestite da altri attori e rappresentano gli ultimi serbatoi di carbonio dell’Amazzonia».

Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) continuano a essere molto alti i  tassi di perdita di foreste primarie; «Nel 2022, il Paese ha perso oltre mezzo milione di ettari e il tasso di perdita ha continuato ad aumentare leggermente negli ultimi anni». La maggior parte della perdita di foreste primarie è costituita da piccole radure vicino ad aree agricole cicliche (terreni che vengono disboscati e bruciati per la coltivazione a breve termine dei raccolti e lasciati incolti per la rigenerazione delle foreste e dei nutrienti del suolo). La crescente popolazione della RDC sta facendo aumentare la domanda di cibo, portando a periodi di coltivazioni più brevi e all’espansione dell’agricoltura nella foresta primaria.

I dati dimostrano che in altri Paesi del bacino del Congo le perdite di foreste primarie tendono a fluttuare di anno in anno, probabilmente a causa delle difficoltà nel rilevamento dei dati satellitari a causa della copertura nuvolosa. Ma il Gabon e la Repubblica del Congo, Paesi con estese foreste e a bassa deforestazione (HFLD), continuano a registrare bassi tassi complessivi di perdita di foreste primarie.

Il WRI evidenzia che «La riduzione della perdita di foreste primarie nella regione rimane una sfida. I driver di perdita nei Paesi del bacino del Congo sono prevalentemente l’agricoltura su piccola scala e la produzione di carbone, la forma di energia predominante nella regione, generata dal taglio e dalla combustione del legname». Nella RDC, la povertà è diffusa e l’accesso all’elettricità è limitato in i un Paese dove circa il 62% della popolazione vive in media con circa 2 al giorno e l’81% non ha accesso all’elettricità e molte popolazioni locali dipendono dalle foreste per il fabbisogno alimentare ed energetico.

Per il WRi, «Sono urgentemente necessari investimenti per far uscire le persone dalla povertà e ridurre la dipendenza da un’economia basata sulle risorse. Un recente accordo da 500 milioni di dollari firmato alla COP26 per proteggere le foreste della RDC sembra promettente, ma deve ancora avere un impatto sui tassi di deforestazione». Intanto, nonostante l’impegno a sostenere gli obiettivi di conservazione delle aree protette, il governo della RDC ha recentemente messo all’asta permessi di ricerca di petrolio e gas in foreste incontaminate e torbiere ricche di carbonio e ha annunciato che presto revocherà la sua moratoria sulle nuove concessioni di disboscamento .

Nel 2022, la Bolivia ha registrato un livello record di perdita di foreste primarie, con un aumento del 32% rispetto ai livelli del 2021. Per il terzo anno consecutivo, la Bolivia è terza dietro  al Brasile e alla Repubblica Democratica del Congo per area di perdita di foreste primarie, superando l’Indonesia nonostante abbia meno della metà della quantità di foreste primarie. E il WRI fa notare che «Nonostante la massiccia perdita di foreste primarie negli ultimi anni, la Bolivia ha ricevuto molta meno attenzione per la deforestazione rispetto ad altri Paesi con foresta pluviale. E’ anche uno dei pochi Paesi che nel 2021 non ha aderito alla Glasgow Leader’s Declaration».

La principale causa della perdita di foreste in Bolivia è la piccola agricoltura, in particolare nel dipartimento di Santa Cruz, che resta un hot spot di perdita di foreste primarie. Forest Pulse denuncia che «L’espansione della soia ha provocato quasi un milione di ettari di deforestazione in Bolivia dall’inizio del secolo, di cui quasi un quarto può essere attribuito alle colonie mennonite. Sebbene la Bolivia abbia una produzione di soia molto inferiore rispetto ai Paesi vicini, la maggior parte della sua espansione è avvenuta a spese delle foreste . Anche la canna da zucchero, il mais, il sorgo e l’allevamento di bestiame contribuiscono alla deforestazione nel Paese».

Il governo di sinistra della Bilivia, pur facendo cintinuamente riferimento a Pacha Mama, incoraggia l’espansione dell’industria agroialimentare, con l’obiettivo di ridurre le importazioni, implementare la produzione di biocarburanti e aumentare la produzione di bestiame, il tutto accompagnato dalla depenalizzazione della deforestazione illegale e da un aumento delle autorizzazioni per la deforestazione.

Negli ultimi anni anche gli incendi hanno avuto un impatto significativo sulle foreste boliviane: nel 2022 sono stati responsabili di circa un terzo della perdita totale di foreste primarie nel Paese. Il WRI ricorda che «Gli incendi boschivi nelle nazioni tropicali come la Bolivia sono solitamente appiccati dagli esseri umani per scopi agricoli, come la rigenerazione delle praterie per il pascolo e lo sgombero dei terreni coltivati ​​o per rivendicare la terra. Nel 2022 sembra che siano scoppiati anche diversi incendi in aree di disboscamento selettivo. Gli incendi in Bolivia si sono diffusi a causa delle condizioni di siccità che possono essere collegate agli effetti della deforestazione sulle precipitazioni in Amazzonia. Anche diverse aree protette sono state colpite dagli incendi nel 2022, tra cui il Parque Nacional Noel Kempff Mercado. un hotspot di biodiversità e uno dei più grandi parchi della Bolivia».

Ma negli ultimi anni è stato il Ghana – ex pupillo del Fondo monetario internazionale – ad aver registrato il maggior aumento percentuale della perdita di foreste primarie: nel 2022, il paese ha perso 18.000 ettari, può sembrare poco rispetto ad altri Paese, ma in Ghana restano poche foreste e nel 2022 ha registrato la più alta percentuale di perdita di qualsiasi Paese tropicale. Il problema è che la maggior parte delle perdite si è verificata all’interno di aree protette, che coprono gli ultimi lembi di foresta primaria del Ghana. Parte della perdita di foresta tropicale è adiacente alle fattorie di cacao ed è causata da piccole radure, probabilmente legate alla produzione di cacao. Altre zone di perdita sembrano essere collegate agli incendi e all’estrazione dell’oro.

Il WRI evidenzia che «L’aumento della perdita di foreste primarie indica la necessità di raddoppiare gli impegni e gli sforzi in corso per far fronte alle perdite nel paese, compresa la Cocoa & Forests Initiative , istituita dai governi del Ghana e della Costa d’Avorio e dalle principali imprese dell’industria mondiale del cacao e dalle aziende produttrici di cioccolato per porre fine alla deforestazione e ripristinare le aree forestali». L’Unione europea, che importa il 56% delle fave di cacao prodotte in tutto il mondo, ha recentemente approvato un regolamentoc he vieterà la vendita di cacao, legname e altri prodotti legati alla deforestazione. Il WRI dice che «L’Ue e altri donatori dovrebbero collaborare con il Ghana per consentire ai piccoli agricoltori di fornire prodotti deforestation-free. in modo da salvaguardare i loro mezzi di sussistenza, evitando al contempo la deforestazione legata a questi prodotti e riducendo la perdita di foreste primarie nel Paese».

Negli ultimi anni, l’Indonesia ha ridotto la sua perdita di foreste primarie più di qualsiasi altro Paese e c’è una continua tendenza al ribasso. Secondo l’analisi GFW, «Gran parte della perdita di foreste primarie in Indonesia si trova all’interno di aree che l’Indonesia classifica come foresta secondaria e altra copertura del suolo (ad esempio, agricoltura mista, colture di proprietà, piantagioni forestali, arbusti e altri). Questo perché la definizione di foresta primaria GFW è diversa dalla definizione e classificazione ufficiale della foresta primaria dell’Indonesia. Le statistiche del GFW sulla perdita di foreste primarie in Indonesia sono quindi notevolmente superiori alle statistiche indonesiane ufficiali sulla deforestazione nella foresta primaria».
Per comprendere meglio i risultati del 2022 e queste differenze di dati, quest’anno il Ministero dell’ambiente e delle foreste indonesiano e il WRI stanno collaborando a un’analisi congiunta e al WRI dicono che «Siamo stati in grado di confermare preliminarmente 107 mila ettari di perdita all’interno delle classificazioni  ufficiali di copertura del suolo forestale dell’Indonesia con una dimensione di patch superiore a due ettari. Meno del 12% di questa perdita si è verificata all’interno di aree ufficialmente classificate come “foresta primaria” in Indonesia. Le politiche governative e le azioni correttive hanno contribuito a questa riduzione, in linea con il raggiungimento dell’obiettivo dell’Indonesia di Net Sink (ovvero emissioni negative di CO2) dai settori forestali e di altri usi del suolo entro il 2030. Maggiori sforzi di prevenzione e monitoraggio degli incendi, cessazione della concessione di nuove licenze su foreste primarie o torbiere (moratoria), applicazione della legge e un rinnovato impegno non solo per proteggere e ripristinare le torbiere, ma anche per riabilitare le mangrovie hanno portato a un minor numero di incendi e alla perdita di foreste primarie. Le condizioni relativamente umide e gli sforzi di inseminazione delle nuvole da parte del governo e del settore privato potrebbero aver contribuito alla soppressione degli incendi in Indonesia. Hanno contribuito anche gli sforzi della comunità sul campo per sopprimere gli incendi. Anche gli impegni aziendali obbligatori e volontari sembrano funzionare».

In Malaysia, la perdita di foreste primarie è rimasta bassa nel 2022 e si è stabilizzata negli ultimi anni. Anche qui  l’azione delle imprese e del governo sembra contribuire. Il rapporto WRI sottolinea che «Gli impegni No Deforestation, No Peat and No Exploitation (NDPE) ora coprono la maggior parte del settore dell’olio di palma e nel 2018, la Roundtable on Sustainable Palm Oil  (RSPO) ha rafforzato i suoi requisiti di certificazione . Inoltre, nel 2015 è stato istituito il Malaysia Sustainable Palm Oil (MSPO) Board per certificare l’olio di palma coltivato in modo sostenibile. Nel 2017, il governo della Malaysia ha imposto la certificazione MSPO a partire dal 2020. L’azione positiva del governo è continuata negli anni più recenti, con un limite di area di piantagione stabilito nel 2019 fino al 2023 e nuove leggi forestali emanate nel 2022 per inasprire le sanzioni per il disboscamento illegale».

Dall’aggiornamento del  Forest Pulse arriva anche una buona notizia: «La perdita globale totale di copertura arborea, che include la perdita di foreste primarie, secondarie e piantate, è diminuita del 10% nel 2022. La diminuzione è il risultato diretto di una diminuzione delle perdite legate agli incendi: le perdite non dovute a incendi sono leggermente aumentate nel 2022, di meno dell’1%».

Ma il WRI ricorda che «A differenza di gran parte dei tropici, gli incendi nelle foreste boreali e temperate sono una parte naturale e importante dell’ecologia. Tuttavia, il tasso di perdite legate agli incendi in tutto il mondo è generalmente aumentato dal 2000, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici e delle attività umane, e il 2021 ha visto un notevole aumento delle perdite legate agli incendi nella regione boreale. Il 2022 è stato un anno relativamente più tranquillo per gli incendi a livello globale, con una diminuzione del 28% delle perdite legate agli incendi rispetto al 2021, sebbene alcune aree abbiano ancora subito perdite significative legate agli incendi».

La Russia ha contribuito maggiormente al calo della perdita di copertura arborea, con una diminuzione del 34% tra il 2021 e il 2022. La Russia ha registrato il tasso di perdita di copertura arborea più alto mai registrato nel 2021 a causa di una stagione degli incendi record, mentre la stagione 2022 è stata inferiore alla media . La silvicoltura è l’altro principale fattore di perdita della copertura arborea in Russia, con diversi casi di espansione in foreste intatte nel 2022. Le foreste boreali, e la Russia in particolare, hanno un impatto enorme sulle statistiche globali. Anche con la diminuzione della perdita di copertura arborea dal 2021 al 2022, la Russia ha comunque contribuito a quasi il 19% del totale globale.

Nonostante l’area inferiore di danni causati dagli incendi in tutto il mondo nel 2022, gli incendi hanno comunque causato perdite nell’Europa occidentale, che ha visto gravi incendi boschivi e ha provocato una perdita di copertura arborea da record in Spagna.

Il Wri conclude: «Mentre gli ultimi anni hanno visto nuove ambizioni internazionali e il riconoscimento dell’urgente necessità di porre fine alla deforestazione, la mancanza di progressi nel rallentare la perdita di foreste nei tropici sottolinea la necessità di andare oltre gli impegni politici e passare all’azione. Mentre alcuni Paesi hanno mostrato risultati promettenti per ridurre la perdita di foreste, come l’Indonesia e la Malaysia, altri hanno visto continuare attività e politiche che stanno causando un’accelerazione della deforestazione in aree critiche.La protezione delle foreste rimane uno dei modi più efficaci per mitigare il cambiamento climatico globale e proteggere le persone e la biodiversità che dipendono da esse, ma il tempo sta per scadere».