Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf: no alla caccia al cinghiale nelle Regioni rosse e arancioni con la scusa della peste suina

Interrogazione parlamentare della senatrice De Petris: autorizzate braccate e girate con assembramenti di decine persone, spesso ultrasessantenni particolarmente "sensibili" al Covid-19

[25 Novembre 2020]

La Peste Suina Africana (PSA) è un virus non pericoloso per l’uomo ma che  si diffonde tra i cinghiali selvatici e da questi può facilmente propagarsi agli allevamenti suinicoli, sfruttando anche l’uomo come vettore.

Con il pretesto di combattere la peste suina, alcune regioni, appoggiate localmente da allevatori e agricoltori, hanno chiesto deroghe ai divieti di spostamento per i cacciatori imposti dalle norme anti-Covid. Il 19 novembre la Lega Antivivisezione (LAV) denunciava che  tutto questo era in realtà per «Consentire la caccia ai cinghiali e quindi lo spostamento di migliaia di cacciatori sul territorio nazionale, in barba al rischio di diffusione del Coronavirus, questo sì, a differenza della Peste Suina, estremamente pericoloso per le persone.  Eppure, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha già espresso una solida posizione scientifica circa le strategie di gestione dei cinghiali selvatici nelle diverse fasi di un’epidemia di PSA, precisando che è fondamentale impedire l’alimentazione artificiale dei cinghiali e le braccate, cose che sono invece del tutto legittime nel nostro Paese, seppur con qualche limite, difficilmente controllabile a causa della scarsità della vigilanza».

Gli animalisti chiedono di «concentrare l’attenzione sui cacciatori che, con le loro prassi di eviscerazione, rappresentano un veicolo per la diffusione del virus della PSA e di tutte le patologie trasmissibili all’uomo di cui sono portatori gli ungulati«ed evidenziavano che «Le misure di prevenzione e controllo della diffusione della PSA possono diventare un pretesto per aumentare il numero di animali uccisi dai cacciatori, senza però ottenere alcun risultato in termini di prevenzione alla diffusione della Peste Suina e mettendo invece concretamente a rischio l’incolumità dei cittadini con migliaia di cacciatori che potrebbero circolare sul territorio nazionale, nonostante il forte rischio di diffusione del Covid. Abbiamo già scritto una lettera al Presidente Conte e ai Ministri dell’Ambiente e della Salute, Costa e Speranza, richiamando la loro attenzione alla posizione espressa dall’EFSA, e chiedendo di non concedere inopportune e pericolose deroghe a favore dei cacciatori».

La risposta evidentemente non è arrivata se in un comunicato congiunto Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf Italia segnalano «il grave problema del dilagare dell’attività venatoria anche nelle zone rosse e arancioni, nonostante i divieti e le prescrizioni imposte dal più recente DPCM e dal comune buon senso e responsabilità, in merito alle numerose, ed inaccettabili, deroghe per poter esercitare la caccia in ogni sua forma e senza limiti, compresa quella, particolarmente pericolosa per la diffusione del Covid-19, in forma collettiva come braccata e girata al cinghiale».

Il problema è stato sollevato in una interrogazione parlamentare dalla senatrice di Liberi e Uguali Loredana De Petris, secondo la quale, «Con il pretesto del controllo numerico del cinghiale, alcune Regioni, sollecitate dalle  associazioni venatorie, che chiedono di poter sparare come se non vi fosse una emergenza sanitaria in corso, stanno interpellando i Prefetti al fine – in alcuni casi incredibilmente ottenuto – di autorizzare braccate e girate, che creano consistenti assembramenti di decine persone in luoghi remoti, non controllati, spesso con  ultrasessantenni particolarmente “sensibili” ai contagi. Persone che torneranno a casa, in famiglia e tra gli amici, con elevato rischio di diffusione del
virus».

Le associazioni conservazionistiche specificano che «Braccata e girata sono forme di caccia  e che quindi sono attività ludico ricreative non finalizzate di certo al controllo numerico, che fa parte della gestione faunistica, materia estranea alla caccia e su cui vi è l’art. 19 della legge 157 del 92 a definirne le modalità. E’ del tutto fuori luogo che le associazioni venatorie facciano pressioni per riprendere la caccia come se nulla stesse accadendo nel nostro Paese, dimostrando gravissima irresponsabilità in un momento dove gli italiani stanno compiendo sacrifici enormi, sia professionalmente, sia personalmente. Alle Regioni e ai Prefetti chiediamo il rispetto dei DPCM, dei cittadini e della comunità scientifica che ha già sottolineato la pericolosità di inutili assembramenti»,

Per questo associazioni e senatrice De Petris concludono: «Chiediamo  a nome  di milioni  di italiani che  il Governo e in particolare i Ministri interrogati, intervengano al più presto».