Disboscamento e cambiamento climatico minacciano gli uccelli montani

I preoccupanti risultati di uno studio nell’Himalaya orientale indiano

[9 Gennaio 2024]

Lo studio  “Bird communities in a selectively logged tropical montane forest are dominated by small, low-elevation species”, pubblicato su Global Ecology and Conservation da un team di ricercatori del Centre for Ecological Sciences dell’Indian Institute of Science (CES – IISc), ha esaminato  gli effetti del disboscamento delle foreste e del cambiamento climatico sulle comunità di uccelli nelle montagne tropicali.

Per rispondere alla domanda su come è cambiata la composizione della comunità di uccelli del sottobosco dell’Himalaya orientale a media quota, sia nelle foreste primarie (indisturbate) che nelle foreste disboscate, il team indiano ha utilizzato 10 anni di dati relativi alle reti per la cattura e l’inanellamento dell’avifauna.

L’autore corrispondente dello studio, Ritobroto Chanda, ex project associate al CES – IISc, spiega che «Le foreste montane tropicali sono ecosistemi unici che possono iniziare a circa 150 – 200 metri e raggiungere fino a 3.500 metri di altezza sulle montagne di tutto il mondo. Sono centri critici della biodiversità. Nelle montagne tropicali, ogni specie ha una nicchia particolare in cui si trova. Questa restrizione crea molta più diversità in un piccolo spazio»,.

La perdita di foreste e il cambiamento climatico rappresentano gravi minacce per questi ecosistemi.  Un altro autore dello studio, Umesh Srinivasan, sottolinea che «Gli uccelli – e in effetti gran parte della flora e della fauna – delle catene montuose tropicali sono estremamente sensibili alla temperatura e stanno rispondendo rapidamente al riscaldamento globale. Inoltre, la maggior parte della biodiversità terrestre del mondo è concentrata nelle montagne tropical. Tuttavia, pochissimi studi hanno esplorato l’influenza congiunta di queste minacce».

Il team del CES – IISc  ha scoperto che «Molte specie di uccelli hanno iniziato a spostarsi verso altitudini più elevate a causa dell’aumento delle temperature. Le foreste disboscate hanno temperature medie più elevate e umidità inferiore rispetto alle foreste primarie, accelerando così la transizione. Inoltre, gli uccelli di dimensioni più piccole sembrano colonizzare meglio queste foreste disboscate perché possono tollerare temperature più elevate, mentre la densità delle specie di uccelli più grandi sembra aumentare nelle foreste primarie».

I ricercatori indiani hanno raccolto dati nell’Eaglenest Wildlife Sanctuary dello Stato dell’Arunachal Pradesh, nell’hotspot della biodiversità dell’Himalaya orientale, dove vivono oltre 500 specie di uccelli. L’area è stata oggetto di un intenso disboscamento fino al 2002, e le zone disboscate presentano notevoli differenze rispetto alle foreste intatte, il che le rende ideali per lo studio. Chanda sottolinea che «Anche il sostegno delle comunità locali è fondamentale per portare avanti tali studi. Devi stare in un santuario della fauna selvatica senza strade asfaltate, senza elettricità e senza un posto dove stare. Portiamo con noi il cibo, cuciniamo ogni giorno, allestiamo un accampamento improvvisato e ci spostiamo, e senza il sostegno della gente non è davvero possibile continuare a lungo così».

Ogni giorno, dopo aver sistemato le reti per catturare gli uccelli, il team le controllava ogni 20 – 30 minuti, pesava ed etichettava gli uccelli e li rilasciava immediatamente. Dei 6.189 individui di 130 specie diverse catturati, l’analisi finale ha incluso 4.801 insettivori del sottobosco,  appartenenti a circa 61 specie. I ricercatori si sono concentrati su questi uccelli perché le loro nicchie ecologiche sono ben definite e per loro sono disponibili dati abbondanti provenienti dalle catture degli ornitologi. Le specie rare sono state escluse dallo studio per evitare risultati distorti.

Quel che il team di ricerca indiano ha scoperto è che «Il disboscamento può portare alla perdita di specie di grandi dimensioni, vecchie e dipendenti dalla crescita, e a una diminuzione della biodiversità complessiva. Gli insettivori del sottobosco, che spesso si trovano solo in nicchie specifiche, sono influenzati negativamente dal disboscamento e mostrano forti diminuzioni numeriche. Le foreste disboscate hanno anche una minore densità di insetti che vivono nel fogliame, riducendo la disponibilità di risorse per gli uccelli. Poiché le specie di grandi dimensioni hanno un fabbisogno energetico più elevato, questo riduce in modo sproporzionato l’abbondanza di specie di grandi dimensioni».

Lo studio evidenzia la necessità di salvaguardare le foreste primarie per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Srinivasan conclude: «I gestori del disboscamento dovrebbero garantire che le foreste indisturbate sui grandi dislivelli siano protette. Questo consentirà alle specie di spostare i loro areali verso l’alto in risposta al cambiamento climatico e di riuscire a sopravvivere. Se le specie incontrano foreste degradate mentre si spostano verso l’alto, alcune specie molto probabilmente si estingueranno localmente».