Costa Concordia: a 10 anni dal naufragio il ripristino ambientale dei fondali marini va meglio del previsto

MiTe e Ispra: raddoppiato il numero di fasci di posidonia e continuano a svilupparsi le gorgonie

[11 Gennaio 2022]

Il 13 gennaio 2012, nelle acque dell’Isola del Giglio, la nave da crociera Costa Concordia si inabissò in una delle più belle aree dell’Arcipelago Toscano dopo aver speronato degli scogli,  che fanno parte (solo a terra) del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Un tragico evento, dovuto all’imprudenza umana, che costò la vita a 32 persone ed che comportò anche un considerevole danno all’ambiente costiero, soprattutto a carico del fondale marino.

L’Istituto superiore per la protezione e la ricarca ambientale (Ispra)  ricorda che si è trattato di un «Danno determinato dalla presenza del relitto e dalle attività di cantiere, necessarie per rimuovere e allontanare lo stesso; senza considerare il potenziale danno arrecato da sostanze nocive di cui la nave era carica: combustibile, olii pesanti, vernici e detersivi. Oltre ai risarcimenti delle parti civili, tra cui la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Ambiente, la Protezione Civile, la Regione Toscana, al comune di Isola del Giglio venne altresì riconosciuto il risarcimento del danno ambientale finalizzato al ripristino dei fondali marini».

Il ministero ex ambiente ricorda che «Costituendosi parte civile nell’inchiesta, riuscì a far valere in giudizio i danni ambientali causati dal naufragio e rese possibili, senza spese a carico dello Stato, non solo le attività di rimozione e smaltimento del relitto, ma anche le successive attività di pulizia e ripristino ambientale dei fondali danneggiati. Le attività di monitoraggio ambientale e ripristino delle condizioni dei fondali furono indicate dal ministero attraverso le prescrizioni che la Conferenza dei servizi stabilì subito dopo il naufragio. Per monitorare il corretto svolgimento delle operazioni fu istituito un Osservatorio, i cui lavori continuano tutt’ora e al quale partecipano rappresentanti del MiTE, di Ispra, Arpat Toscana e degli enti locali interessati».

In occasione della riunione che ha convalidato il terzo rapporto sulle attività svolte dai ricercatori e specialisti di ecologia marina, che hanno operato all’interno dell’Università di Roma “La Sapienza” e del Consorzio di biologia marina di Livorno (CIBM), l’osservatorio ha verificato l’attuazione delle misure di prevenzione e mitigazione degli effetti sull’ambiente dell’isola del Giglio previste dal “Piano di recupero ambientale e di monitoraggio a lungo termine”. I risultati delle attività di ripristino ambientale saranno presentati il 13 gennaio al’isola del Giglio, in occasione della cerimonia di Commemorazione del tragico evento.

Intanto il MiTE riassume quanto fatto finora: «La rimozione del relitto e le operazioni di ripristino dei fondali hanno richiesto negli anni interventi molto complessi, alcuni dei quali ancora in corso. Sono stati necessari due anni per l’allontanamento del relitto, tre anni per la pulizia dei fondali e cinque anni per gli interventi di restauro ambientale, tuttora in fase di realizzazione. Gli interventi di restauro finora attuati hanno avuto un successo superiore alle attese. Rimosse le cause della perdita di posidonia, i trapianti effettuati nel 2016 hanno dimostrato un raddoppio del numero di fasci trapiantati, così come quelli effettuati dal 2019 sembrano avere un esito simile. Analogamente per le gorgonie, gli elevati tassi di sopravvivenza e di guarigione hanno fatto sì che alcune pareti rocciose abbiano riacquistato la loro originale tridimensionalità e si stiano avvicinando alla loro condizione naturale».