Voci di un accordo di pace in Ucraina: calano i prezzi di grano e mais

Coldiretti: l’Italia importa il 64% del grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais per l’alimentazione del bestiame

[17 Marzo 2022]

E’ bastato che il Financial Times pubblicasse la bozza di un accordo di pace – non confermata e non smentita – che prevede che l’Ucraina sarà neutrale e che non ospiterà basi militari straniere, per far calare subito subito i prezzi di mais e grano.  La guerra in Ucraina ha già sconvolto il sistema alimentare globale, spingendo al rialzo i prezzi di grano, mais e dei prodotti petroliferi. Dall’inizio di febbraio, spinto più dalla speculazione che dalla mancanza di scorte. l’indice internazionale di cereali e semi oleosi è aumentato del 17%.

E, mentre il presidente ucraino Zelensky infiamma il Bundestag tedesco con un altro appassionato discorso europeista e i russi bombardano ancora e dichiarano che porteranno a termine l’”Azione speciale” in  Ucraina ma che non intendono occupare Kiev, Coldiretti tira un sospiro di sollievo, e sottolinea che «Gli spiragli di pace frenano la speculazione sui prezzi di grano e mais che invertono al tendenza e scendono dopo aver raggiunto quotazioni da record storico».

La conferma arriva da un’analisi della stessa Coldiretti sugli andamenti al Chicago Board of Trade punto di riferimento mondiale delle materie prime agricole. «Un andamento – spiega la maggiore organizzazione agricola italiana – spinto dalle aspettative sul raggiungimento dell’accordo tra Russia ed Ucraina ed il superamento delle difficoltà nel commercio internazionale dei cereali con blocchi alle esportazioni e dei trasporti che hanno riguardato anche la disponibilità di fertilizzanti necessari alla coltivazione spingendo verso l’alto le quotazioni».

Coldiretti rileva che «Il contratto future più attivo sul grano con l’inizio della guerra era arrivato a superare i 13,6 dollari per bushel (27,2 chili) mentre il mais a 7,8 dollari per bushel al top da 10 anni. Si tratta infatti di livelli raggiunti solo negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto che è il maggior importatore mondiale di grano e dipende soprattutto da Russia e Ucraina. Una situazione determinata dal fatto che i due Paesi in guerra insieme controllano circa il 29% delle vendite mondiali di grano tenero per la panificazione, il 19% del commercio del mais destinato all’alimentazione degli animali negli allevamenti e circa l’80% dell’olio di girasole impiegato per la produzione di conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili da parte dell’industria alimentare, oltre che per le fritture».

Coldiretti conclude la sua analisi ricordando che si tratta di «Una emergenza internazionale che riguarda però direttamente l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame, secondo l’analisi della Coldiretti. L’aumento di mais e soia sta mettendo in ginocchio gli allevatori italiani che devono affrontare aumenti vertiginosi dei costi per l’alimentazione del bestiame (+40%) e dell’energia (+70%) a fronte di compensi fermi su valori insostenibili».