Africa: Total e Cina vogliono costruire Ecap, l’oleodotto riscaldato più lungo del mondo (VIDEO)

Gli ambientalisti: fermiamo il progetto Tilenga/ECAP per salvare le persone, la natura e il clima

[1 Febbraio 2022]

Oggi la multinazionale petrolifera francese Total e la compagnia statale cinese China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) dovrebbero annunciare di aver ricevuto il via libera per costruire nel cuore dell’Africa, in Uganda e Tanzania, alla costruzione dell’oleodotto riscaldato più lungo del mondo: l’East African Crude Oil Pipeline (EACOP), lungo quasi 1.445 chilometri – la distanza tra Parigi e Roma – e che, secondo gli ambientalisti africani ed europei «Avrebbe conseguenze disastrose per le comunità locali, per la fauna selvatica e per l’intero pianeta».

L’oleodotto dovrebbe trasportare fino alle coste della Tanzania il petrolio estratto dal progetto Tilenga: 400 pozzi di trivellazione distribuiti su 34 piattaforme petrolifere ai margini di uno dei più grandi laghi dell’Africa: il Lago Albert, in Uganda. Il progetto Tilenga  estrarrebbe 200.000 barili di petrolio al giorno e genererebbe fino a 34 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio ogni anno: 7 volte le emissioni annuali dell’Uganda e circa 1/16 delle emissioni della Francia.  L’oleodotto correrebbe lungo il Lago Vittoria, la più grande riserva d’acqua dolce del continente e sorgente del Nilo, tra Uganda e Tanzania. il suo petrolio verrebbe continuamente riscaldato a 50°C per mantenerlo fluido e trasportarlo al porto di Tanga, in Tanzania per caricarlo selle petroliere delle multinazionali.

Più di 100.000 persone perderebbero le loro terre e verrebbero espropriate delle loro case.

Un progetto che per la coalizione #STOPEACOP va assolutamente fermato perché «Minaccia di sfollare migliaia di famiglie e contadini dalle loro terre. Rappresenta rischi significativi per le risorse idriche e le zone umide sia in Uganda che in Tanzania, compreso il bacino del Lago Vittoria, sul quale oltre 40 milioni di persone fanno affidamento per l’acqua potabile e la produzione alimentare. L’oleodotto spezzerebbe numerosi hotspots di biodiversità e rischierebbe di degradare in modo significativo diverse riserve naturali essenziali per la conservazione di specie minacciate come elefanti, leoni e scimpanzé».

E il progetto, come altri di questo tipo – e in due Paesi che non brillano certo per la loro democrazia come Uganda e Tanzania, si porterebbe dientro una serie di violazioni di diritti umani come il iritto alla proprietà, a un tenore di vita adeguato, all’alimentazione, all’istruzione, alla salute, a un alloggio dignitoso, alla vita e alla sicurezza, alla libertà di espressione, assemblea e associazione e soprattutto il diritto al consenso libero, preventivo e informato. La costruzione del progetto Tilenga/EACOP sta già comportando minacce, molestie, intimidazioni, attacchi, arresti e incarcerazioni di difensori dell’ambiente e dei diritti umani e giornalisti.

Poi c’è l’impatto climatico globale e come ricordano gli attivisti di #STOPEACOP «Bruciare più petrolio greggio è l’ultima cosa di cui il nostro pianeta ha bisogno! EACOP aumenterà la gravità dell’emergenza climatica globale trasportando petrolio che genererà oltre 34 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio ogni anno. L’oleodotto aprirebbe gli ecosistemi critici nelle regioni senza sbocco sul mare dell’Africa centrale e orientale allo sfruttamento commerciale del petrolio. Costruire un enorme oleodotto nel 2021 quando il mondo intero sta cercando di allontanarsi urgentemente dai combustibili fossili non ha senso, né dal punto di vista ambientale né economico. I popoli dell’Uganda e di altri Paesi vicini dell’Africa orientale e centrale non dovrebbero essere ingannati dalle industrie money-losing e inquinanti che guardano al passatoi: dovrebbero avere le stesse opportunità di avere l’energia rinnovabile pulita del futuro e tutti i vantaggi che ne derivano. La forza economica verrà dalla celebrazione della ricca diversità, del patrimonio e della natura dell’area. Investire in industrie sostenibili come il turismo e in programmi di riforestazione fornirà più posti di lavoro e una migliore sicurezza a lungo termine alle comunità locali di quanto non farebbe la morente industria petrolifera. Il futuro è in bilico, ma come abbiamo visto in così tanti casi in tutto il mondo, quando ci uniamo per sostenere le comunità locali che prendono posizione per i loro diritti e un futuro migliore, possiamo essere un potente avversario per qualsiasi corporation gigante».

Sia Total che CNOOC detengono le licenze per estrarre petrolio in Uganda, ma possono iniziare a trivellare fino a che non sarà completamente realizzato l’EACOP che rappresenta l’unico modo per esportare il petrolio da un Pese senza sbocco al mare come l’Uganda, per poi essere lavorato e venduto in tutto il mondo. Ad aprile 2021 sono stati firmati gli accordi e Total punta ad avviare la produzione di petrolio in Uganda nel 2025.  La buona notizia è che costruire l’oleodotto riscaldato più lungo del mondo costa molto e Total e CNOOC non possono farcela da sole: hanno bisogno di almeno altri 2,5 miliardi di dollari e del sostegno di investitori, banche commerciali, finanzieri pubblici, appaltatori e assicurazioni fornitori. Ma la resistenza della società civile cresce e sta portando i suoi frutti ed è più determinata che mai a impedire che questo progetto veda la luce. Dopo le pressioni della campagna #StopEACOP che riunisce oltre 260 organizzazioni della società civile, la Banca africana di sviluppo ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di finanziare l’oleodotto. Nel marzo 2021, Barclays e Credit Suisse sono diventate le prime due banche commerciali a escludere pubblicamente la concessione di finanziamenti per la costruzione dell’EACOP. Ad oggi, 11 banche e 3 compagnie assicurative si sono pubblicamente impegnate a non supportare EACOP.

Ora gli attivisti climatici e ambientali puntano a convincere i direttori, gli azionisti e le altri stakeholders che sostengono EACOP – come la Standard Bank sudafricana, la Sumitomo Mitsui Banking Corporation giapponese e la Industrial and Commercial Bank of China – che fermare EACOP «E’ l’unica cosa accettabile da fare. Qualsiasi altra cosa sarebbe finanziariamente sconsiderata e moralmente indifendibile».

Ogni occasione è buona per protestare contro l’EACOP, come quando il 15 gennaio Grenoble è stata ufficialmente insignita del titolo di capitale d’Europa 2022 per la transizione verde e il d sindaco della città ha invitato Fridays For Future Uganda, Tanzania, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Australia e Francia e la giovane delegazione, spalleggiata da 350.org, ne ha approfittato, prima alla Marche pour une Écologie sociale et populaire e poi alla cerimonia ufficiale, per attaccare il l’oleodotto EACOP.  Evelyn Acham, del Rise up Movement e di Fridays for Future Most Affected People and Areas (FFF MAPA)  ha ricordato dal palco dell’inaugurazione che «Iprogetti Tilenga/EACOP sono sinonimo di arricchimento per Francia e Total, ma anche di distruzione, ingiustizia,  povertà e di un crisi climatica sempre peggiore per la mia comunità in Uganda». Isaac Ssentumbwe, anche lui di FFF MAPA e Rise up Movement, ha aggiunto che «Mentre la Francia celebra i suoi successi climatici, intere comunità africane affrontano disastrosi eventi climatici. Le compagnie fossili come Total sono in gran parte responsabili di questa crisi. Devono essere costrette a smettere di sfruttare i combustibili fossili».

Alla ministra della transizione ecologica francese, Barbara Pompili, è toccata la difficile incombenza di intervenire dopo gli appassionati discorsi dei due giovani africani e ha riconosciuto che «La Francia deve uscire dalla sua dipendenza dai combustibili fossili il più rapidamente possibile». Ma non ha detto nulla sul mega progetto petrolifero di Total in Uganda e Tanzania e sul fatto che lo Stato francese continua a sostenere la multinazionale e le sue attività distruttive. Dietro le quinte, dopo la cerimonia, i giovani attivisti hanno cercato di parlare con la Pompili per ottenere una risposta alla loro chiara richiesta: «Che le azioni seguano le parole e che la Francia ritiri il suo sostegno a EACOP e denunci le violazioni di Total e i suoi appaltatori in Uganda», ma la ministra si è defilata senza rispondere.

350.org attacca direttamente il presidente francese: «Emmanuel Macron ama presentarsi a livello internazionale come un fervente difensore del clima e dei diritti umani. Ma dietro i suoi discorsi si nascondono una palese ipocrisia e una complicità inaccettabile che gli attivisti di Fridays for Future hanno denunciato. Il Presidente della Repubblica sostiene apertamente il regime autoritario dell’Uganda e il progetto di riscaldamento Tilenga/EACOP di Total, mentre a Kampala l’ambasciata francese sostiene senza riserve le lobby di Total. E’ giunto il momento di porre fine a questa complicità. Il governo francese deve smettere di sostenere i progetti Tilenga ed EACOP di Total e denunciare pubblicamente gli arresti illegali e le persecuzioni dei difensori del territorio messi a rischio da questo progetto».

C’è stato anche un altro importante passo avanti: dopo 2 anni di battaglia procedurale, verrà finalmente esaminata la denuncia presentata contro il gruppo TotalEnergies in Uganda da 6 ONG francesi e ugandesi e Total verrà chiamata a rispondere in tribunale perché rispetti responsabilità e obblighi legali in termini di diritti umani e ambientali.

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