Procaccini: «Batterci per la vita di un cucciolo di foca ma a maggior ragione per il cucciolo custodito nel grembo di una donna»

Il manifesto di Giorgia Meloni e dei Fratelli d’Italia contro la transizione verde

La leader di FdI dà addosso «alla cieca ideologia green che tutto blocca e tutto impedisce», ma il suo ecologismo sembra quello reazionario della Germania hitleriana

[2 Maggio 2022]

Si è chiusa a Milano la kermesse Italia, energia da liberare, con cui i Fratelli d’Italia (FdI) hanno buttato giù degli “appunti per un programma conservatore”, beninteso quello che potrebbe attendere il Paese dopo le prossime elezioni legislative. Dove non ci sarebbe spazio per l’ambientalismo scientifico bensì per “un’ecologia conservatrice” che – a sentire le linee guida descritta dalla leader Giorgia Meloni – sarebbe più appropriato definire reazionaria.

Quello della Meloni è più o meno lo stesso programma ambientale della Le Pen, sconfitta alle ultime elezioni francesi da Macron: un programma antieuropeista anche dal punto di vista climatico che sembrava tanto preoccupare i media italiani ma che, tradotto in italiano, stranamente, non sta sollevando gli stessi allarmi.

Nel suo intervento alla conferenza programmatica di FdI, Giorgia Meloni (da poter riascoltare qui dal minuto 42) confonde le acque, inserendo alcuni temi appropriati all’interno di un discorso puramente provocatorio.

Facendo riferimento alla transizione verso la mobilità elettrica, Meloni ad esempio chiede al festante uditorio se «vogliamo combattere l’inquinamento legandoci mani e piedi ai Paesi più inquinanti al mondo», ovvero la Cina da cui importiamo massicciamente auto elettriche, ma non balena l’idea di spronare i valorosi imprenditori italiani rinnovare la filiera automotive italiana per renderla la passo con le sfide del XXI secolo. E sembra non saperne niente dei colossali investimenti europei sulle batterie e la mobilità elettrica.

Sull’approvvigionamento energetico, invece, Meloni da una parte suggerisce sia una pessima idea interrompere l’import di gas dalla Russia, delineando un mix energetico per il medio-lungo periodo: «Sbloccare l’estrazione di gas nei nostri mari, favorire la transizione verso il biogas, la miscelazione gas-idrogeno, il geotermico – l’Italia vanta la più antica tra le centrali europee –, solare, eolico che possono e devono essere sviluppati senza devastare l’ambiente, e la ricerca io penso soprattutto nel campo della fusione nucleare, che potrebbe avere tempi più brevi del previsto». Ovvero il 2050 stando alle ottimistiche stime del Consiglio Ue, quando i destini della crisi climatica saranno già decisi.

«Si può mettere insieme la sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica», aggiunge Meloni, dimenticandosi però il rimanente criterio di sostenibilità – quello sociale – che evidentemente non è nelle corde dei Fratelli d’Italia. Come però non è chiaro: da una parte si dà addosso «alla cieca ideologia green che tutto blocca e tutto impedisce», dall’altra il riferimento culturale è a quel tipo d’ambientalismo reazionario che ferma ogni possibilità di progresso alimentando le peggiori sindromi Nimby & Nimto: «Noi siamo patrioti e custodiamo la terra dei padri, intesa come culla di civiltà e territorio da trasmettere ai propri figli».

Per chiarire meglio i termini del dibattito è opportuno rileggersi anche l’intervento di Nicola Procaccini – responsabile nazionale del dipartimento Ambiente ed energia di FdI –, secondo il quale «a 174 anni dal manifesto del comunismo di Marx, in Europa si aggira un altro spettro, quello dell’ambientalismo nella sua forma degenerata».

Procaccini è intervenuto alla kermesse per spiegare il “manifesto dell’ecologia conservatrice” del partito: «Pensiamo che l’ecologia rappresenti la quintessenza della causa conservatrice perché è l’essenza di quell’alleanza tra i morti, i vivi e i non ancora nati. Per noi la vita è sacra in tutte le sue forme: è quello che porta a batterci per la vita di un cucciolo di foca ma a maggior ragione per il cucciolo custodito nel grembo di una donna».

Un concetto di protezione della natura reazionario, avulso dalle moderne politiche sulla biodiversità (che non sono di destra o di sinistra) e che sconta una contraddizione non detta con quanto appoggia Fratelli d’Italia sui territori: l’estremismo venatorio più spinto, che chiede di ignorare le direttive europee e gli impegni europei e internazionali dell’Italia. Una natura sottomessa a una visione antropocentrica, nella quale gli animali sono considerati da “salvare” se sono carini come le foche, da sparare se sono prede da bersaglio, da ignorare se non hanno attrattive gradevoli o venatorie.

Dal punto di vista dell’ambientalismo scientifico, quella messa in fila dagli esponenti di FdI è una serie di non-sense che lascia però intravedere in modo chiaro la matrice culturale di riferimento, quella che durante il secolo scorso ammaliò soprattutto la Germania hitleriana, dove nel 1935 venne approvata una delle leggi (allora) più avanzate al mondo per la protezione della natura, la Reichsnaturschutzgesetz che tutelava paesaggio e animali come volto naturale della patria.

Già allora però c’era chi aveva scelto di battere la strada di un ambientalismo progressista, ovvero il presidente Usa Franklin D. Roosevelt che, all’interno del New Deal, concretizzò molti provvedimenti di riqualificazione ambientale e di razionalizzazione nell’uso delle risorse naturali, collegandoli intimamente alla lotta alla disoccupazione e al miglioramento delle condizioni di vita delle classi medie e più povere.

La storia ha già avuto modo di valutare la bontà dell’orientamento hitleriano e di quello roosveltiano, col secondo che – per inciso – creò milioni di posti di lavoro oltre a difendere l’ambiente. Presto potrebbe toccare agli elettori italiani scegliere tra un presunto estremismo ambientalista che si contrappone un reale estremismo anti-ambientalista mascherato da buonsenso: da una parte puntare sul Green new deal, dove si stima che l’Italia avrà bisogno di almeno 2,2 mln di posti di lavoro verdi entro il 2025, dall’altra «batterci per la vita di un cucciolo di foca ma a maggior ragione per il cucciolo custodito nel grembo di una donna».