[23/01/2013] News

Gli X Factors del World economic forum Il cambiamento climatico fuori controllo?

Il leader del mondo riuniti a Davos attorno al tavolo dei rischi che potrebbe sparigliare il futuro del pianeta

Il World economic forum (Wef) che prende il via oggi a Davos ha identificato insieme a Nature, nel suo Global Risks Report 2013, i 5 rischi X Factor per il pianeta: un melting pot che somma i rischi principali esistenti ai anche i potenziali "game-changers" globali. Tim Appenzeller, chief magazine editor  di Nature, che  ha collaborato alla redazione degli  X Factors, spiega di cosa si tratta: «Gli X Factors sono  in parte scienza e in parte speculazione,  ed imprevedibili per natura.  Quando pensiamo ai rischi globali, si tende ad estrapolare dai titoli dei giornali. I problemi nella zona euro potrebbero finire fuori controllo, la rivoluzione in Siria potrebbe sfociare in una guerra più ampia, il virus dell'influenza aviaria H5N1 potrebbe mutare e diffondersi da persona a persona in una pandemia globale. Questi pericoli e molti altri sono chiari e presenti, e la società farebbe bene a prepararsi. Ma quest'anno il World economic forum  e Nature  si sono uniti per esplorare un'altra categoria di rischio: i pericoli che potrebbero arrivare di soppiatto, largamente inosservati. Molti di questi rischi, che chiamiamo X Factors, sono conseguenze inattese delle nostre stesse ricerche scientifiche e tecnologiche. Prendendo in  prestito una frase da scrittore di tecnologia Edward Tenner, "Things bite back"».

Il primo "X Factor" è naturalmente il cambiamento climatico. Wef e Nature si chiedono: «Abbiamo superato il punto di non ritorno? Che cosa succede se abbiamo già innescato una reazione a catena fuori controllo che sta rapidamente portando l'atmosfera terrestre verso uno stato inospitale?»

Il Risk response network (Rnn) del Wef  spiega che «L'effetto serra naturale è un prerequisito per la vita sul nostro pianeta, senza di esso la temperatura media globale della superficie della Terra sarebbe di gran lunga sotto lo zero. Ma il clima del nostro pianeta è una bestia volubile. Piccole fluttuazioni nell'orbita della Terra intorno al Sole sono in grado di esercitare una grande influenza sul nostro clima. Così può variare la concentrazione nell'atmosfera terrestre di molecole che trattengono il calore, come l'anidride carbonica, che abbiamo anche  aggiunto con le emissioni di gas serra. E' difficile dire quanto pronunciato e quanto veloce sarà il  riscaldamento (e in che modo influenzerà piogge e tempeste), dato che anche i modelli informatici più sofisticati non sono in grado di catturare tutti i fattori coinvolti in un sistema così complesso come la Terra». 

Per il nostro pianeta, però, secondo gli scienziati - a causa dei feedback naturali del sistema, legati ai processi oceanici e terrestri - potrebbe essere molto difficile adattarsi. «Questi feedback hanno la potenzialità di amplificare il cambiamento climatico fino al punto della fondamentale distruzione del sistema globale - si legge negli X Factors del Wef -  Le questioni più dibattute sono quelle su dove si collochino questi "tipping points", come possano essere raggiunti, se possono essere previsti e che cosa e accadrà quando si saranno oltrepassati».

Il meccanismo di feedback positivo forse più noto è il cosiddetto ice-albedo feedback: «In un mondo più caldo - evidenzia l'Rnn - ci saranno meno neve e ghiaccio marino. Il loro scioglimento scopre le superfici più scure dell'acqua sottostante, che assorbono più calore solare. Più assorbimento provoca poi ancora più fusione e riscaldamento, e così via, in un "self-reinforcing feedback loop"». L'esempio più recente è il disgelo senza precedenti del 97% della superficie dei ghiacciai della Groenlandia nel luglio 2012, che ha fatto diventare più scura la calotta glaciale della Groenlandia (il che significa che adesso inizierà ad assorbire elevati livelli di energia solare e si scioglierà ancora più velocemente).

Il mare Artico potrebbe essere completamente libero dai ghiacci intorno all'estate del 2040, ma questo processo non è inarrestabile, «Potrebbe probabilmente essere invertito su scale temporali umane se i gas a effetto serra venissero ridotti e la temperatura scendesse. Ma se i diversi chilometri degli spessi strati di ghiaccio che ricoprono la Groenlandia e l'Antartide si assottigliano, potrebbero non ricomparire così facilmente in un mondo più fresco. Il nuovo ghiaccio dovrebbe formarsi a quote basse, dove le temperature sono più elevate».

C'è anche un altro problema: con la fusione del permafrost cambiano l'uso del suolo e la vegetazione, così come gli effetti della modificazione della copertura nuvolosa innescherebbero altri importanti meccanismi di feedback. «Alcuni scienziati - si legge nell'X Factor - sospettano che, entro il 2040, fino a 63 miliardi di tonnellate supplementari di carbonio, e fino a 380 miliardi di tonnellate entro il 2100, potrebbero essere rilasciate solo dal disgelo del permafrost e dal degrado del suolo».

Infine, c'è il potenzialmente enorme effetto feedback del vapore acqueo, di per sé un gas serra naturale. «Un'atmosfera più calda può contenere più acqua - sottolinea l'Rnn - Quando la temperatura media dell'aria prenderà il volo in risposta alla nostra combustione di combustibili fossili, l'evaporazione e concentrazione atmosferica di vapore acqueo aumenterà, intensificando ulteriormente l'effetto serra. Su Venere, questo probabilmente ha causato un effetto serra galoppante, che ha "bollito" via via gli oceani che potrebbero esserci stati nella storia più antica del pianeta».

Per nostra fortuna, il global warming antropico non ha praticamente alcuna possibilità di produrre un effetto serra galoppante simile a quello di Venere. Ma questo non può certamente tranquillizzarci: l'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) sostiene che da solo «Il feedback del vapore acqueo sulla Terra potrebbe essere abbastanza forte da raddoppiare l'effetto serra dovuto all'anidride carbonica».

L'X Factor del Wef conclude: «Mentre i dibattiti sul cambiamento climatico nell'ultimo decennio si sono concentrati sulla possibilità di ritenere gli esseri umani più o meno responsabili dell'alterazione di un sistema così grande come il clima della Terra, potremmo adesso essere in rapido movimento verso una forzata discussione sul modo migliore per rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento per far fronte ad un clima con il pilota automatico che ci precipita senza pietà verso un nuovo ed ignoto equilibrio». 

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