[16/01/2013] News

Ma quante drammatiche analogie tra i negoziati per ridurre il mercurio e quelli sul clima

Cinesi, latino americani e africani: oggi siamo i maggiori responsabili ma ci che in circolazione stato generato da voi

I rappresentanti di 128 paesi sono riuniti in queste ore a Ginevra per  la quinta e ultima tornata di un negoziato il cui obiettivo è abbattere le emissioni di mercurio nell'ambiente, un metallo pesante ma piuttosto volatile, la cui tossicità è nota da millenni.

I negoziati sono iniziati domenica 13 e si concluderanno venerdì prossimo, 18 gennaio. La speranza è che si giunga a un accordo e che a fine anno sia possibile firmare in Giappone la "Convenzione di Minamata", una legge quadro internazionale che prende il nome da uno degli episodi più noti di inquinamento da mercurio, che ebbe per protagonisti negli anni '50 del secolo scorso alcuni pescatori nipponici della baia di Minamata.  

La Convenzione è importante. Perché le emissioni di mercurio sono in aumento nel mondo e con questo ritmo potrebbero raggiungere addirittura il picco toccato nel XIX secolo, dopo che per decenni erano diminuite.

Secondo la bozza preliminare del Global Mercury Report 2013, che stanno mettendo a punto gli esperti dell'UNEP, l'Agenzia per l'Ambiente delle Nazioni Unite, nel 2010 sono state emesse in atmosfera circa 6.500 tonnellate di mercurio. Poco meno di un terzo, circa 2.000 tonnellate, sono frutto di attività umane. Un buon 15% sono frutto di processi naturali, come eruzioni vulcaniche ed erosione di rocce. Il restante 55% deriva da una specie di riciclaggio del mercurio precipitato negli oceani o sul terreno. Buona parte di questo mercurio che rientra in circolo ha origine antropica: è stato generato da processi industriali o da altre attività umane nei decenni e nei secoli scorsi. L'UNEP calcola che le attività umane hanno messo in circolazione qualcosa come 350.000 tonnellate di mercurio, anche se il 40% di questa enorme quantità è stata generata prima del 1850.

In ogni caso rappresenta un pericolo. L'OMS, l'Organizzazione mondiale di sanità, considera questo metallo pesante come una delle 10 sostanze chimiche che minacciano maggiormente la salute umana. La contaminazione di pesci e molluschi, in particolare, rappresenta una notevole fonte di rischio per chi se ne ciba.    Secondo il report dell'UNEP, infatti, che la presenza di mercurio nei cento metri più superficiali degli oceani è raddoppiato nell'ultimo secolo e nei tessuti dei grandi predatori marini dell'Oceano Artico la presenza del metallo è 12 volte superiore all'epoca pre-industriale.

Nessun dubbio, dunque, che occorra intervenire per limitare le emissioni. Che, come abbiamo detto, avevano raggiunto un picco nel XIX secolo (circa 2.500 tonnellate per anno), erano poi diminuite verso la metà del Novecento (meno di 1.000 tonnellate per anno), ma ora sono di nuovo in forte aumento: quasi 2.000 tonnellate nel 2010.

Il mercurio viene utilizzato per molte attività , ma la principale è l'estrazione di metalli preziosi. Nel XIX e nel XX secolo i maggiori responsabili delle emissioni erano, direttamente o indirettamente, i paesi industrializzati dell'Europa e del Nord America. Ma ora la geografia è cambiata. Le maggiori emissioni antropiche (30%) vengono dalla Cina, seguita da America latina e Africa. In totale si calcola che 13 milioni di lavoratori in miniere, spesso piccole e artigianali, siano quotidianamente a contatto col metallo.

È qui che nasce la complessità del negoziato per la riduzione delle emissioni di mercurio. Nessuno mette in dubbio che debba essere drastica. Tuttavia i cinesi, i latino americani e gli africani fanno notare che se è vero che oggi sono loro i maggiori responsabili delle nuove emissioni, è anche vero che la gran parte del mercurio in circolazione è stato generato dai paesi occidentali nei decenni scorsi. Dunque ci deve essere equità nel costo da pagare per raggiungere l'obiettivo. In particolare, esistono tecnologie che potrebbero abbattere le emissioni fino al 90%. E sono queste tecnologie che la Cina e gli altri paesi a economia emergente vorrebbero che fossero loro trasferite. I paesi di antica industrializzazione non la pensano così.

Insomma, il negoziato internazionale per la riduzione delle emissioni di mercurio si sta incanalando lungo i medesimi canali del negoziato sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Speriamo l'omologia nel percorso non preluda a un'omologia nei tempi.

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