[15/01/2013] News

Biocarburanti di 2 e 3 generazione, dal Cdm arriva il protocollo per la loro diffusione

Via libera dal Consiglio dei ministri alla stipula di un protocollo di intesa per promuovere alcuni progetti nel campo della chimica industriale da fonti rinnovabili, che consentiranno di produrre biocarburanti di 2° e 3° generazione, senza utilizzare idrocarburi fossili come materia prima.

Si tratta di progetti coerenti sia con le politiche dell'Unione europea, che con la direttiva EU 28/2009 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili che prevede un obbligo di immissione in consumo di miscele di carburanti contenenti il 10% di biocomponenti entro il 2020, sia con la nuova Strategia energetica nazionale (Sen), che ha impresso una forte spinta alla diffusione dei biocarburanti al fine di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione di lungo periodo che la stessa Europa si è imposta e che i paesi membri devono mettere in pratica.

«Con la firma del Protocollo le parti auspicano di contribuire alla crescita di un'industria ecologica nazionale, conservando e incrementando il vantaggio competitivo della tecnologia e della ricerca italiane nel settore dei biocombustibili e dei prodotti biochimici -  spiega una nota del Cdm - ci si propone, inoltre, di accrescere l'occupazione stabile e professionalmente qualificata e di contribuire al risanamento ambientale, alla valorizzazione sostenibile delle risorse agricole e alla riduzione delle emissioni nocive». 

L'accordo è stato siglato dalla presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dello Sviluppo economico, il ministero dell'Ambiente, il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, il ministero dell'Istruzione, il ministro della Coesione territoriale e il Gruppo Mossi & Ghisolfi SpA. 

«L'attuazione del Protocollo,- prosegue la nota del Cdm-velocizzando i necessari procedimenti autorizzatori e favorendo la collaborazione tra amministrazioni e impresa, consentirà lo smobilizzo di ingenti investimenti privati, italiani e internazionali, volti alla realizzazione di siti produttivi ecocompatibili e di un'intensa attività di ricerca e di sviluppo tecnologico, in simbiosi con il sistema pubblico di alta formazione. L'iniziativa può costituire un utile precedente per altri analoghi progetti di promozione della green economy nazionale».

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