[04/07/2012] News

Mega-incendi negli Usa: il cambiamento climatico al lavoro

Gli incendi, favoriti da temperature record, continuano a devastare ampie aree degli Stati Uniti e Kevin Trenberth, a capo della sezione Climate analysis del National center for atmospheric research (Ncar) Usa ha detto al Salt Lake Tribune: «Non ho alcun dubbio, il cambiamento climatico sta svolgendo un ruolo in tutto questo. Ci sono incendi dappertutto».

I giganteschi incendi si sono sviluppati a macchia d'olio, devastando il Colorado, dove sono state evacuate 36.000 persone, sono andate distrutte 300 case e ci sono stati 2 morti. Perfino il presidente Barack Obama è andato a rendersi conto di persona dei danni provocati dalla catastrofe prodotta dal "Waldo Canyon Fire".

Ma è ormai da un  mese che nel Southwest Usa si succedono giganteschi incendi: il New Mexico ha conosciuto il  più grande incendio della sua storia nella Gila Nation Forest, dove sono stati inceneriti 100.000 ettari dell'area protetta. Altri enormi incendi ci sono  stati nello Utah e nel Wyoming e in altre aree del New Mexico e dal  Colorado.

Perfino il laboratorio del Ncar di Boulder, in Colorado, è stato evacuato a causa del "Waldo Canyon Fire" e forse anche per questo Trenberth è più esplicito di altri scienziati sul collegamento tra gli incendi e il cambiamento climatico, ma le sue idee sono molto diffuse e condivise. Per esempio, Michael Oppenheimer, direttore del  Program in science, technology and environmental policy della Princeton University, sottolinea che «Il global warming ha, in generale, reso questa parte del mondo più calda e secca di quello che sarebbe stato senza. Quello che stiamo vedendo si inserisce in uno schema: temperature più calde, produzione di neve più bassa e la siccità stanno creando le condizioni ottimali per gli incendi nel sud-ovest».

Ma c'è anche un altro problema: la pratica da lunga data della soppressione dei piccoli incendi e una recente infestazione di massa "bark beetles" (coletteri scolitidi) nelle foreste della regione hanno lasciato sul suolo moltissimo legname che è stato l'esca per propagare ancora di più gli incendi. Steven Running, un ecologista forestale dell'università del Montana, spiega che in queste condizioni «Aggiungi il vento, e il fuoco diventa "un altoforno".Quando questo accade, gli esseri umani non sono in grado di fermare questi incendi più di quanto possano fare con gli uragani della Costa del Golfo».

Questi mega-incendi non sono una sorpresa, ma si inseriscono nelle previsioni generali di un mondo sempre più caldo e previsto addirittura in un rapporto del 2009, commissionato dall'ecoscettico presidente repubblicano George W. Bush, che aveva previsto che il cambiamento climatico potrebbe aumentare il rischio di siccità e incendi nel Southwest Usa. Il rapporto avvertiva anche che un aumento degli incendi provocato dal global warming avrebbe devastato sia le foreste che le proprietà dell'area.

Anche l'infestazione di scolitidi che contribuisce ad esacerbare gli incendi nella regione è collegata ai cambiamenti climatici globali: questi coleotteri infestanti non sono in grado di sopravvivere a lungo a temperature fredde, ma gli inverni negli Stati Usa del S sud-ovest sono sempre più miti e i "bark beetles"  infestanti negli ultimi 10 anni hanno quindi potuto espandersi in altre aree,decimando le foreste dell'ovest Usa e canadese. Il cambiamento climatico ha permesso agli scolitidi di infestare con successo anche aree ad altitudini elevate e a latitudini prima impensabili e si teme che quando arriverà un nuovo El Nino, con temperature più calde, sarà ancora peggio,

Comunque, negli Stati Uniti occidentali gli ultimi 12 mesi sono stati i più caldi dal 1880. La scorsa primavera ha segnato il  record assoluto da quando si registrano i dati delle temperature e l'estate appena iniziata sta frantumando i record del "Dust Bowl", la serie di tempeste di sabbia che colpirono Usa e Canada tra il 1931 e il 1939.

Ma le ondate di caldo e siccità stanno aumentando  in tutto il mondo. Climate Communication in un recente rapporto ricorda che impressionanti onde di calore hanno colpito il Texas nel 2011, la Russia nel 2010 con incendi boschi vi che ricordano quelli americani odierni, l'Europa nel 2003. Le ricerche statistiche dimostrano che esiste una probabilità dell'80% che la grande canicola russa del 2010 non sarebbe avvenuto se non fosse in atto il cambiamento climatico. Il rapporto evidenzia che «Estati estremamente calde, quelle con  più di tre standard deviations al di sopra della media storica, sono attualmente osservate in circa il 10% della superficie terrestre globale, rispetto allo 0,1-0,2% del periodo 1951-1980».

 

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