[22/05/2012] News

Sė alla Tassa sulle transazioni finanziarie contro la disuguaglianza sociale e i cambiamenti ambientali

Nell'ultimo giorno della campagna a favore della TTF interviene Pietro Greco

Zerozerocinque. La campagna aperta il 15 maggio e che si chiude oggi, 22 maggio, a favore di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (la TTF) dello 0,05% capace di produrre un gettito di 655 miliardi di dollari l'anno è, insieme, una proposta e un movimento. Una proposta globale - la TTF ha senso solo a livello globale o, almeno continentale - avanzata da un movimento globale, formato com'è da un movimento di almeno 500.000 attivisti sparsi per l'intero pianeta. Né la proposta globale né il movimento globale costituiscono una novità assoluta. Ma il loro combinato disposto ha marcati caratteri di originalità.

Intanto perché interviene sulla finanza, la dimensione dell'economia più globalizzata e meno controllata. Poi perché chiede una tassa a scala mondiale. E l'utilizzo della leva fiscale prelude, almeno in prospettiva, alla creazione di un governo mondiale. Infine perché evoca l'intervento di quella che molti definiscono l'unico superpotenza globale superstite: l'opinione pubblica mondiale, preludio di una comunità mondiale di uomini e donne.

Si può discutere se tutti e ciascuno tra questi punti abbiano un carattere di realtà. O se l'evocarli è solo un esercizio di fantapolitica. Ma, intanto, l'operazione è possibile: non fosse altro perché fatta propria da molti dei capi di governo che potrebbero/dovrebbero effettuarla. E individua un "tesoretto" di cui conviene iniziare a discutere la finalità.

Come utilizzare i miliardi di dollari resi eventualmente disponibili dalla Tassa sulle Transizioni Finanziarie? Non c'è dubbio che - se non se ne vuole tradire lo spirito - parte della spesa dovrebbe avere un carattere globale o, almeno, continentale. Contribuire a risolvere, in altri termini, i grandi problemi dell'umanità. Che, in questo momento, sono due: la disuguaglianza sociale e i cambiamenti ambientali. I ricavi delle inedite entrate fiscali dovrebbero finanziare il trasferimento e/o la creazione di nuove tecnologie ecosostenibili nei paesi più poveri. Il che consentirebbe, nel medesimo tempo, di creare lavoro qualificato (e, dunque, di fornire un aiuto strutturale alla lotta contro le disuguaglianze sociali) e di diminuire prevenire i cambiamenti ambientali.

Non c'è dubbio che una quota parte dei proventi della tassa dovrebbe essere spesa a livello nazionale. Come investirla, in Italia? Beh, i criteri dovrebbero restare i medesimi: finanziare la sostenibilità sociale e ambientale della nostra debole economia. È possibile anche individuare i settori di spesa: la ricerca scientifica e lo sviluppo di nuove tecnologie. Da impiegare in tre ambiti strategici per il nostro paese: il risparmio energetico e le nuove fonti rinnovabili di energia; la difesa del territorio, sottoposto al dissesto idrogeologico e all'inquinamento ambientale, e del paesaggio, minacciato dalla tendenza alla cementificazione; la conservazione del patrimonio storico e culturale, minacciato - come dimostra il recente terremoto dell'Emilia - dal tempo e dall'incuria.

Non sarebbe questo un bel programma di governo che aiuterebbe il paese a raggiungere gli obiettivi dello sviluppo e della sua qualità?      

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