[21/05/2012] News

Il Pakistan ha bisogno della green economy, ma impossibile realizzarla senza le donne

La green economy è fondamentale per la crescita inclusiva e sostenibile del Pakistan: è quanto emerso dalla "National consultation on green economy" organizzata in Pakistan dal Sustainable development policy institute (Sdpi), dall'Onu, dal ministero pakistano per il Cambiamento climatico e dall'Heinrich Boll Stiftung (Hbs). Gli argomenti trattati sono stati gli  investimenti nelle energie rinnovabili, ma anche il cibo e la scarsità di energia in Pakistan. 

L'obiettivo principale del meeting al quale hanno preso parte numerosi esperi internazionali era quello di preparare la Conferenza dell'Onu sullo sviluppo sostenibile "Rio+20", che si terrà in Brasile dal 20 al 22 giugno. I delegati hanno approvato una serie di considerazioni che la delegazione pakistana porterà a Rio de Janeiro, e per stimolare la riflessione su come ottenere rapidamente uno sviluppo sostenibile e dell'eliminazione della povertà in Pakistan. 

«Stiamo vivendo in zona rossa e c'è l'urgente bisogno di trasformare questa zona rossa in verde, inculcando il concetto di green economy nelle nostre politiche, soprattutto a livello provinciale», ha detto il vice presidente dell'International union of conservation of nature Pakistan (Iucn) Javed Jabbar .

Nadeem-ul-Haque, vice presidente della commissione di pianificazione ha detto aprendo il meeting: «La nostra è stata una delle nazioni più resilienti al mondo di fronte ad una serie di disastri naturali estremi e di origine antropica negli ultimi 60 anni. E' necessario un cambiamento concettuale fondamentale a livello di governo e di opinione pubblica e dei media, oltre che la revisione dei modelli di consumo, delle strategie di crescita distruttive esistenti, attraverso l'adozione dell'economia ecologica. E' giunto il momento di rivedere e ripensare le politiche ed i discorsi secondo il concetto di green economy. L'attuale quadro politico sulle modalità di gestione delle risorse del Paese è diventato obsoleto. E' il momento di pensare in modo olistico all'economia ed alla produttività in modo creativo e mirato, mentre esploriamo il nesso fra crescita e green economy». 

Il vice cancelliere Adil Najam ha sottolineato che «Ci sono due dibattiti riguardo alla green economy,  uno si concentra sulla tecnologia e l'altro su mezzi di sussistenza» e Heng Fulai, capo dell'unità ricerca e  partnership dell'United nations environment programme ha aggiunto che «La green economy ha quattro componenti, tecnologie verdi, risorse naturali ed ecosistemi, persone istruite e istituzioni sociali. Per sradicare la povertà nel terzo mondo è  importante muoversi in questa direzione».

Ma la cosa più dirompente per un Paese islamico tradizionalista come il Pakistan è stato il richiamo alla parità di genere ed all'indispensabile coinvolgimento delle donne se si vuole davvero avviare la transizione verso una green economy sostenibile. La spinosissima questione è stata sollevata durante la seconda giornata del meeting di Islamabad da Faryal Gauhar, del board of governors dello Sdpi, che ha parlato di pari opportunità e diritti di proprietà delle donne nei Paesi in via di sviluppo. «Abbiamo bisogno di annullare un mucchio di  formulazioni strutturali, che impediscono la partecipazione delle donne, e aumentare la coscienza politica. Abbiamo bisogno di adottare il principio di giusta distribuzione e permettere agli agricoltrici donne la parità di accesso al mercato. Solo il 5% della terra è di proprietà delle donne nei Paesi in via di sviluppo, dove esse fanno il 60% del lavoro».

Durante la sessione "Green economy: Interactive dialogue among private sector representatives" gli industriali e gli investitori hanno detto che la politica del governo pakistano scoraggia l'uso delle energie rinnovabili. Awais Qureshi della Shakarganj, che produce biogas da sottoprodotti della canna da zucchero, ha sottolineato che solo 2 degli 85 zuccherifici pakistani riciclano gli scarti per produrre biogas, gli altri li vendono alle fornaci come combustibile. Così va perduto il compost , molto utile per i campi coltivati  pakistani e per diminuire l'utilizzo di costosi fertilizzanti. Qureshi ha detto di aver dovuto  rinunciare alla produzione di energia elettrica per mancanza di incentivi e di materiale di approvvigionamento e che così si rinuncia a produrre 137 milioni di megawatt di energia, come sarebbe possibile fare se tutte le distillerie del Pakistan utilizzassero i sottoprodotti.

 

Torna all'archivio