[12/12/2011] News

Masullo (Greenaccord): «Riportare uomo e natura al centro dell'economia. Ici sulla chiesa? Giustissimo sulle attivitą commerciali»

Parte domani il progetto "Verso un nuovo Umanesimo", promosso dall'associazione culturale di ispirazione cattolica Greenaccord Onlus, in collaborazione con la Provincia di Roma. Presso la sala San Pio X (via della Conciliazione 5, Roma), il primo degli appuntamenti previsti nell'ambito del progetto è declinato su un tema quanto mai attuale: "economia e sostenibilità sociale", come da sottotitolo dell'evento.

I richiami storici e culturali a cui Greenaccord allude parlando di "nuovo Umanesimo" portano il filo dei pensieri ad avvolgersi attorno a quella che è la più profonda speranza (finora in gran parte disattesa) per uscire da questo periodo di crisi che, ancor più che crisi finanziaria ed economica, è una crisi d'idee e di politica, dove si sente il bisogno di un profondo rinnovamento di significato nei rapporti dell'uomo con i suoi simili e l'ecosistema. L'Italia è già stata l'epicentro rinascimentale di un Umanesimo che ha lasciato il segno nella storia, sta a tutti noi impegnarsi perché il seme latente sbocci nuovamente - se ancora c'è.

Nello specifico, l'incontro di domani, come riportato da Greenaccord, «intende mettere in relazione il ruolo dell'economia con la coesione sociale e nuove forme di democrazia partecipata che avvicinino la politica alle persone. Si parte dalla premessa che la "crisi" possa essere un'occasione irripetibile per ripartire con presupposti nuovi, capaci di ridurre il divario tra ricchi e poveri, di riavvicinare la finanza all'economia reale, di ridare alle nuove generazioni fiducia e speranza di una nuova idea di città».

Greenreport.it ha contattato Andrea Masullo - presidente del comitato scientifico di Greenaccord - per definire l'humus culturale dal quale nasce il progetto dell'associazione culturale.

‹‹Il progetto di Greenaccord nasce dalla consapevolezza che il modello di crescita finora portato avanti sia stata una parentesi - per lo più felice, ma non certo per tutti - che adesso si sta chiudendo. L'accellerazione finale dei consumi, all'interno di questo modello basato sul ciclo continuo di estrazione-produzione-consumo, ci ha portato al paradosso di una produzione fine a se stessa, e non tesa al benessere dell'uomo, ma all'aumento dei consumi e del Pil.

Questo proprio quando il "disaccoppiamento" tra benessere e Pil è stato ormai dimostrato da innumerevoli studi, tra i quali quello del celebre economista ecologico Herman Daly afferma che solo 1/3 del Pil statunitense genera reale benessere, mentre i 2/3 restanti sono impegnati nell'arginare i danni ed i costi  di un modello di crescita che causa malattie, inquinamenti, distruzione dei servizi ecosistemici.

Il capitale umano e quello naturale non sono più ritenuti centrali nell'azione economica, sostituiti dal capitale finanziario. Eppure, rappresentano ancora l'unica "cosa reale" del processo economico. Se la natura diventa solo un serbatoio di risorse, e l'uomo solo un produttore ed un consumatore, questa virtualizzazione dell'economia porta al dominio dei mercati sulla politica e l'economia reale››.

In questo contesto, Greenaccord come delinea il ruolo del mondo affine alla sfera cattolica nel definire un "nuovo Umanesimo"?

‹‹Siamo di fronte ad una svolta epocale, al necessario cambiamento del paradigma economico dominante, con la missione di estendere benessere all'umanità del presente e del futuro. Partiamo dall'encicla di Benedetto XVI "Caritas in veritate", spesso poco letta, ma che afferma con chiarezza come sia necessario, per la salvezza dell'umanità, riportare l'uomo al ruolo centrale che gli spetta. E non solo l'uomo, ma con lui la natura, intesa come ambiente dove l'uomo può sviluppare le proprie azioni, e col quale giocoforza deve confrontarsi. E la greeneconomy è un ponte verso la sostenibilità. Nella chiusura del vertice salva-clima di Durban si può leggere un nuovo fallimento delle conferenze Onu sul clima, che si traducono sovente in un circo mediatico inconcludente; quel che più è necessario, da parte degli Stati, è rimuovere quegli ostacoli allo sviluppo di una greeneconomy, per poter far si che si sviluppi››.

La contingenza di un momento di crisi economica generale porta il governo italiano a chiedere, in forma alquanto discutibile, risorse ai propri cittadini. Dall'interno di un'associazione di ispirazione cattolica, come giudica il desiderio di far pagare alla Chiesa l'Ici su quegli immobili utilizzati per fini commerciali?

‹‹Una dovuta premessa consiste nell'osservare come questo governo stia prendendo decisioni che, da un punto di vista tecnico, lasciano molto perplessi; ma il contesto tragico nel quale si trova ad operare lascia poco altro di diverso da fare. Risolto il dramma immediato, la speranza è che il governo sappia investire e muoversi verso lo sviluppo di una greeneconomy.

Per quanto riguarda l'Ici, trovo invece che sia nata una polemica strumentale, dato che la Chiesa si è detta disponibilissima a muoversi in tal senso. Ricordando come l'esenzione Ici coinvolga tutte le strutture religiose (e non solo quelle cattoliche), ma anche diverse laiche, è necessaria una revisione complessiva del fenomeno. Credo sia giustissimo che si paghi laddove viene portata avanti un'attività commerciale, dove non c'è una finalità sociale chiara, ma il dibattito attuale mi pare puramente strumentale, e finisce per far si che non si capiscano i veri problemi››.

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