[09/08/2011] News

Barbie fa greenwashing: ecco la nuova casa eco-friendly della bambola pił famosa del mondo

A giugno Greenpeace annunciò lo scoop dell'estate: «Ken molla Barbie. La bambola più famosa al mondo è coinvolta nel brutale fenomeno della deforestazione. Dopo accurate analisi e indagini sul campo abbiamo scoperto che il packaging di Barbie è prodotto con legno della foresta pluviale indonesiana, rifugio di specie minacciate d'estinzione come la tigre di Sumatra».

Gli ambientalisti pubblicarono un video virale dove Ken, compagno storico di Barbie, scopre l'identità nascosta della sua "fidanzata serial killer", e un dossier che spiegava il ruolo della famigerata multinazionale di Singapore Asian Pulp and Paper (che tra l'altro nei giorni scorsi ha invaso i quotidiani italiani con la sua campagna pubblicitaria finalizzata allo stesso obiettivo di ripulire la propria immagine ambientale) e di Barbie, nella distruzione delle ultime foreste Indonesiane.

A Los Angeles un blitz di attivisti di Greenpeace vestiti in smoking come Ken scalò il quartier generale della Mattel, che produce la più famosa bambola del mondo e srotolò un enorme strscione con la scritta "Barbie ti mollo! Non esco con ragazze coinvolte nella deforestazione".
La campagna di Greenpeace puntava al bersaglio grosso: le grandi multinazionali dei giocattoli, Mattel in testa, perché smettessero di essere complici di crimini forestali come quello messo in atto con Barbie.

«Mattel e altre multinazionali del giocattolo come Disney, Lego ed Hasdbro utilizzano packaging prodotto dalla multinazionale App, denunciata più volte per aver convertito preziose foreste torbiere in prodotti usa e getta».

La cosa ha messo in imbarazzo Mattel e Lego, che hanno riconosciuto di essere coinvolte nella deforestazione, mentre Disney ed Hasbro hanno fatto finta di nulla, mentre l'App, come sempre, ha smentito tutto e, dopo aver accusato Greenpeace e gli ambientalisti di voler distruggere l'industria indonesiana, ha assicurato di applicare le leggi del governo indonesiano, proprio nei giorni in cui l'Unità legale del governo indonesiano per lo sradicamento della mafia chiedeva la riapertura delle indagini sui casi di deforestazione illegale da parte di filiali dell'App.

Il 25 luglio su App ed i suoi clienti è arrivata una vera e propria mazzata: Greenpeace ha diffuso un video shock che prova i crimini forestali commessi dalla multinazionale asiatica e che «Mostra la lenta morte di una tigre di Sumatra ferita e intrappolata in una concessione della multinazionale peraltro soggetta alle verifiche dell'ente di certificazione forestale Pefc (Programme for endorsement of forest certification schemes)».

Tutte rivelazioni che hanno messo in forte imbarazzo Mattel, Lego, Disney e Hasbro, le più grandi aziende del settore del giocattolo, che puntano molto sulla loro immagine di amici della natura (per non parlare della cosmogonia animale della Disney che disegna un mondo armonioso poi affidato alle motoseghe dell'App).

Secondo Greenpeace queste aziende, ormai marchi che vendono prodotti fabbricati nei Paesi in via di sviluppo, «Dovrebbero cominciare a impegnarsi sul serio con i loro consumatori e avviare una politica di utilizzo di packaging sostenibile per non essere più coinvolte in casi di deforestazione. Fino a che non lo faranno, continueremo a fargli pressione attraverso la nostra campagna». Una campagna che ha seppellito la Mattel di lettere ed e-mail, come quella di un esperto di sostenibilità ambientale riportata da Greenpeace: «la vostra strategia di comunicazione è un disastro. Dovrebbero farne un caso di studio su come fare tutto male allo stesso tempo (...) è giunta l'ora che vi rendiate conto del clamore (negativo) che vi circonda».

La Barbie trasformata in un'esaltata serial killer delle foreste era un'immagine insostenibile per la Mattel, che è corsa ai ripari avviando un'imponente operazione di greenwashing ma anche di concreto ricollocamento dell'immagine e del brand: pochi giorni dopo il blitz e l'offensiva mediatica di Greenpeace la Mattel ha ordinato ai suoi fornitori di sospendere ogni acquisto di prodotti dell'App e delle sue filiali ed ha avviato una radicale revisione dell'immagine, a dire il vero un po' appannata, della sua cinquantaduenne bambolina, a cominciare dalla riprogettazione della sua casa, trasformando il mondo del luccicante consumismo americano di Barbie e Ken, in una sofisticata e futuristica "Eco-Friendly Dream House".

E' stato addirittura bandito l' Architect Barbie Dream Home Design Competition , che è stato gestito direttamente dall'American institute o architects (Aia) e che ha visto la vittoria di un edificio «Ad alta tecnologia e basso consumo energetico», progettato dal team di Ting Li e Maja Paklar. Certo, una star come Barbie, dopo aver tentato senza successo la strada dell'immagine medio-borghese, non può certamente abitare in una eco-casa essenziale come quelle che si progettano per i Paesi poveri, si tratta di una dimora principesca di 4.481 piedi quadri a Malibu che «Riflette esattamente chi è Barbie nella sua nuova professione» e comprende numerosi elementi eco-friendly, come pannelli solari, vernici ad impatto zero, elettrodomestici EnergyStar, infissi "low-flow ", pavimenti in bambù, un tetto panoramico, un sistema di irrigazione utilizzabili anche per il condizionamento dell'aria e materiali, prodotti e arredi a "km zero".

Un così importante progetto, che rappresenterà per milioni di bambine la casa ideale, è stato scelto tra i 5 finalisti che hanno superato una durissima selezione e poi nominato vincitore con un voto pubblico, comprende un ampio spazio all'aperto di 2.003 piedi quadri, con un giardino paesaggistico per gli animali domestici di Barbie ed una "rooftop green house". La Mattel dice che la stessa Barbie avrebbe chiesto molto spazio per il divertimento, un armadio "torre" controllato dal computer, un'immensa open chef's kitchen ed un office/library/meeting space, "Steven Jobs-approved". Non ci sono invece i due garage per le sue auto che voleva Barbie, l'austerità ambientalista ha imposto solo un piccolo parcheggio per la sua vespa rosa.

Per ora la Mattel non ha intenzione di trasformare il progetto in una reale casa per la sua bambola, ma potrebbe addirittura essere un prototipo di eco-casa americana.

Torna all'archivio