[07/07/2011] News

Microbi per decontaminare dal cesio acqua e suolo di Fukushima Daiichi?

Scoperta (tutta da verificare) da parte di alcuni ricercatori giapponesi. Intanto la Tepco ancora alle prese con filtri ed acqua radiattiva

I ricercatori giapponesi dell'università giapponese Kokusai Gakuin di Hiroshima avrebbero scoperto che de i microbi potrebbero contribuire a rimuovere cesio dall'acqua e dal suolo, aumentando così le speranze per la problematica decontaminazione dell'area intorno alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

L'università spiega che un team guidato dal professor Ken Sasaki «Da 10 anni studia il modo per rimuovere i metalli usando microbi chiamati batteri fototrofi. Tale rimozione è possibile perché gli ioni negativi dei microbi attraggono i metalli caricati positivamente».

Il team ha recentemente fatto un esperimento con 2,5 grammi di cesio mescolati nell'acqua e circa 90 grammi di microbi. In 24 ore il cesio è calato ad un dodicesimo della sua densità originale, e il terzo giorno era scomparso. Secondo i ricercatori lo stesso risultato si è avuto con campioni di suolo.

Il team è convinto che «I microbi potrebbero molto probabilmente rimuovere anche il cesio radioattivo provenienti da tutto l'impianto» e prevede di effettuare test sui suoli e sulle acque della prefettura di Fukushima per giungere ad un uso praticabile del metodo fuori dal laboratorio.

Mentre a Fukushima Daiichi si aspettano i microbi mangia-cesio, la Tokyo Electric Power Company (Tepco) è alle prese con spinosi problemi tecnici: a quanto pare ce l'ha fatta a mettere sotto controllo il sistema di raffreddamento, ma il tutto entrerà davvero a regime ad agosto e non entro luglio come prima annunciato. Il sistema, che ricicla i reflui radioattivbi "decontaminati" ha subito una serie di problemi fin dal suo avvio alla fine di giugno, ma secondo la Tepco «Ha lavorato quasi come previsto fin dall'inizio di questo mese».

L'utility spiega che con l'acqua radioattiva che fuoriesce ancora da 3 reattori, ha dovuto limitare la quantità di acque reflue utilizzate nel sistema. Ma le perdite significano che il livello dell'acqua altamente radioattiva già accumulata negli edifici e nelle trincee esterne dei reattori non diminuisce.
La Tepco è convinta però che se l'impianto idrico continuerà a funzionare correttamente,«Il livello dell'acqua scenderà di oltre un metro sotto il rischio di straripamento entro il prossimo mese. Il che a sua volta permetterebbe di alleggerire le restrizioni sulla quantità di acqua utilizzata per raffreddare i reattori».

Ma c'è un problema che angoscia la stessa Tepco: nessuno sa bene quale sia l'entità dei danni subiti dai containment vessels dei reattori e pompando più acqua nei contenitori danneggiati potrebbe portare al rilascio di un'enorme quantità di vapore radioattivo nell'ambiente.

Inoltre qualche problema il sistema di raffreddamento continua ad averlo, solo ieri la Tepco aveva detto che cercherà di capire «Perché i filtri nel sistema di raffreddamento per il riciclaggio delle acque reflue radioattive stanno lavorando ad un tasso ben al di sotto della stima iniziale». Secondo l'utility alla data di ieri erano già state decontaminate circa 14.670 tonnellate di acque reflue. I filtri sono in grado di processare 43 tonnellate di acque reflue all'ora, il 14% al di sotto della stima iniziale di 50 tonnellate all'ora, quindi nell'ultima settimana hanno lavorando al 76% della loro potenzialità, il 4% sotto l'obiettivo minimo che si era data la Tepco per il raffreddamento dei reattori. Ma se il processo richiederà troppo tempo (e i continui incidenti hanno già fatto saltare il cronogramma) il programma della Tepco per mettere sotto controllo la crisi nucleare potrebbe essere ritardato.

Torna all'archivio