[08/06/2011] News

Riforma PAC post 2013: per un uso pił giusto e pił sostenibile dei pagamenti diretti

Pubblichiamo la piattaforma di Via campesina Europea per la riforma della PAC


1. Pagamenti diretti per attivo

Per dare priorità al lavoro, contadino e salariato, e così dinamizzare il mondo rurale, la PAC post 2013 deve passare da un pagamento per ettaro o pagamento, spesso, storico, ad un pagamento per lavoratore attivo.

• I pagamenti diretti devono essere legati al lavoro piuttosto che alla superficie, non solo per quanto riguarda il « tetto massimo » dei pagamenti, come proposto dalla Commissione, ma per ogni pagamento diretto. Essi devono venire calcolati per persona attiva che lavora sull'azienda (contadino e contadina, salariato e salariata). In caso di salariati, il legame all'attivo permette anche di ridurre l'impiego illegale di manodopera, essendo considerati solo i lavoratori dichiarati regolarmente.

• Una persona attiva è chi, su un'azienda agricola, partecipa al lavoro di produzione agricola. Se questa persona lavora solo parzialmente sull'azienda essendo impegnata anche in altre attività non agricole, i pagamenti diretti devono essere calcolati in modo proporzionale al tempo di lavoro in agricoltura.

• Inversamente, chi non lavora nell'azienda non deve avere diritto ai pagamenti diretti

• Per attuare queste proposte è necessario che in ogni Stato membro ci sia un catasto dell'agricoltura, ciò che già esiste in molti paesi.


2. Un tetto massimo per i pagamenti diretti

La PAC deve essere socialmente legittima : è sempre meno accettato dai cittadini che la gran parte dei fondi pubblici siano versati ad una minoranza di aziende. I premi versati senza la fissazione di un tetto massimo dal 1992 hanno creato in ambito rurale una forte concorrenza fra agricoltori essendo i più piccoli o coloro che desideravano iniziare l'attività, nell'impossibilità di acquistare la terra mentre i vicini più ricchi potevano ingrandirsi. Tre aziende piccole o medie sono più multifunzionali di una grande azienda. Le zone cerealicole, dove le grandi aziende hanno ricevuto molti aiuti diretti, sono diventate deserti umani.

Un tetto massimo per attivo e per azienda è quindi necessario.
Il legame col numero di attivi dà la priorità all'impiego, grande obiettivo europeo. Il massimale per azienda diminuisce il rischio del frazionamento delle grandi aziende per sfuggire al tetto massimo. Il massimale per azienda è complementare : evita la possibilità di favorire la costituzione di grandi aziende con numerosi salariati.
Per le grandi aziende a statuto cooperativo in Europa Centrale ed Orientale - provenienti dai regimi politici ante 1989 - , deve essere studiata una regola particolare che favorisca l'impiego senza favorire la costituzione di grandi ziende industrializzate che sfruttino la manodopera.

3. socio-condizionalità : ogni azienda, per avere il diritto di ricevere i pagamenti diretti, deve rispettare i diritti dei lavoratori.

4. favorire la presenza di un gran numero di piccole aziende

ECVC considera primario apportare un sostegno particolare alle piccole aziende, importanti per la sicurezza alimentare di numerose regioni dell'Europa e per la loro multifunzionalità. E' importante cambiare la visione dominante attuale in ambito agricolo e nella società riguardo le piccole aziende, in particolare nell'Europa Centrale : le piccole aziende non devono essere considerate come entità che devono ingrandirsi o sparire. La loro importanza multifunzionale deve essere riconosciuta ed attirare giovani verso la campagna. Deve essere favorito l'accesso ai mercati locali per i piccoli produttori.

E' importante che questo sostegno si faccia nel quadro del primo pilastro della PAC perché esso riguarda tutti gli Stati Membri e quindi tutte le piccole aziende. Sostegni complementari o altre facilità devono essere forniti col secondo pilastro.
L'insediamento di nuovi contadini (e) su piccole aziende, ad esempio in zone periurbane è pure un obiettivo importante, in particolare nel quadro della rilocalizzazione alimentare delle città. Il 2° pilastro e gli Stati membri dovrebbero favorire gli insediamenti su piccole superfici e sopprimere le soglie minime attuali per gli aiuti a tali insediamenti.

Affinché il sostegno del 1° pilastro alle piccole aziende sia amministrativamente semplice e, tenendo conto della gran varietà delle situazioni fra e all'interno degli Stati membri, proponiamo che i pagamenti diretti versati a tutte le aziende siano stabiliti come segue :
• un pagamento di base come "sostegno alle aziende agricole di piccole dimensioni" pagato per la prima (o le prime due) unità operativa; esso deve essere consistente. Questa base dovrebbe coprire una parte significativa dei pagamenti diretti e sarebbe un vero riconoscimento dei contribuenti europei dell'importanza di un gran numero di aziende, soprattutto di piccole aziende.
• il resto dei pagamenti diretti del primo pilastro verrebbe effettuato sulla base di altri criteri oggetto di ulteriori discussioni

5. Una PAC « più verde »

L'era dell'agricoltura basata sul petrolio è terminata. E' ineluttabile prendere atto del cambiamento climatico. Nel quadro della proposta della Commissione, in cui i pagamenti diretti rimpiazzano i prezzi giusti, l'eco-condizionalità è necessaria, anche se la Corte dei Conti UE ed altri rapporti hanno constatato che l'eco-condizionalità non è stata molto efficace.
Questa eco-condizionalità deve restare nel 1° pilastro, altrimenti sarebbe sleale nei confronti dei paesi poveri dell'UE. Essa deve essere semplice e basata su misure significative e non su disposizioni amministrative che scoraggino agricoltori e allevatori.
I sostegni devono portare a cambiare i modelli agricoli verso sistemi sostenibili. Senza cambiare modelli produttivi troppo intensivi, non affronteremo i gravi problemi ambientali. Come si può, ad esempio smantellare progressivamente l'allevamento industriale ? Oggi i costi dei danni non sono presi in carico da questa industria ma dai cittadini/contribuenti. L'eco-condizionalità sfiora appena questa industria ed aziende come Smithfield allargano la loro produzione, in particolare in Europa centrale.
La proposta della Commissione di avere diversi livelli di pagamenti in ragione degli impegni ambientali è accettabile, se i criteri sono veramente significativi.
Noi proponiamo che si prendano in considerazione modelli di produzione favorevoli all'ambiente, come l'agricoltura biologica, la rotazione obbligatoria delle colture sulla stessa parcella, il mantenimento o l'instaurazione di prati permenenti (stoccaggio di carbonio) e rotazioni comprendenti colture proteaginose (per granella o foraggio) :
Il tema delle proteine vegetali è centrale e in questo il PE può giocare un ruolo positivo. L'UE deve finalmente uscire dalla sua dipendenza dalle importazioni e sviluppare la sua propria produzione. Per le produzioni di carne bovina, ovina, latticini, i prati devono essere favorti nei confronti del modello mais-soia-liquami. Ciò avrebbe numerosi aspetti positivi per l'ambiente (carbonio, biodiversità, fertilità dei suoli, meno concimi azotati, meno trasporti di mangimi, meno eccedenze di liquami, ...)

6. Budget PAC, competitività, dumping

Dato che la proposta della Commissione europea intende lasciare gli agricoltori ancora molto dipendenti dai pagamenti diretti per il loro reddito, il budget PAC non deve essere ridotto, tanto più che è stato bloccato dal 2002 mentre l'UE si è allargata a 12 nuovi paesi e che altri paesi probabilmente entreranno nell'UE entro il 2020.
E' esenziale che le grandi linee della futura PAC siano stabilite prima di decidere il futuro budget, per adattare il budget alla PAC e non l'inverso. Poi si tratta di utilizzare bene questo budget in modo da realizzare una legittimità sociale ed ambientale (vedi punti precedenti)
Occorre raggiungere anche una legittimità internazionale. Ora, su questo punto, la proposta della Commissione europea, insistendo sulla « competitività internazionale », continua a fare delle esportazioni una priorità, mentre i prezzi agricoli di numerosi prodotti restano inferiori ai costi di produzione europei e questi prodotti non potrebbero essere disponibili per l'esportazione se i produttori non fossero aiutati con i pagamenti diretti. Questi sono quindi chiaramente, per i prodotti esportati, degli aiuti all'esportazione che, come facevano e ancora fanno i soliti aiuti all'esportazione, possono rovinare le capacità produttive e commerciali dei produttori del Sud nei loro stessi mercati : il dumping continua.
Se il prezzo al produttore è inferiore al costo di produzione, costo del lavoro incluso, il produttore non è competitivo. Egli può continuare a produrre solo se riceve dei pagamenti diretti. Perciò non si può includere questi nella valutazione della competitività.
L'UE deve quindi abbandonare, per la maggior parte dei suoi prodotti agricoli la sua priorità all'esportazione (o all'importazione, come per le proteine vegetali) e mirare prima al suo mercato interno, all'alimentazione della propria popolazione. Essere 1° importatore ed esportatore alimentare mondiale è una debolezza, una dipendenza, non una forza. L'UE deve tuttavia continuare ad esportare prodotti regionali di qualità e di alto valore aggiunto, ma senza aiuti pubblici, così come ha bisogno di importare prodotti tropicali ed altri prodotti regionali.

7. La 4° opzione per riformare la PAC (movimento FoodSovCap)

Dato che le 3 opzioni della Commissione Europea per riformare la PAC non rispondono alle sfide poste, il movimento Europeo per la sovranità alimentare ed un'altra PAC (FoodSovCap), di cui ECVC è membro fondatore, propone una 4° opzione basata sulla sovranità alimentare dell'UE - http://www.eurovia.org/spip.php?article457- che prevede :
• prezzi giusti e stabili per i produttori ed i consumatori,
• una regolazione della produzione e dei mercati agricoli europei,
• una produzione contadina sostenibile con minor consumo d'intrans ed energia,
• la fine di ogni dumping verso i paesi terzi, accompagnata da diritti doganali,
• la trasparenza ed il riequilibrio dei margini nel settore alimentare fra produzione, trasformazione, distribuzione,
• una politica rurale complementare che priorizza l'impiego agricolo e rurale, l'insediamento, i circuiti corti di distribuzione.

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