[01/06/2011] News

Che fine hanno fatto i grandi mammiferi del Masai Mara?

Bracconaggio e allevamento spopolano uno dei paradisi della biodiversitÓ

Il Journal of Zoology pubblica lo studio "Dynamics of Mara-Serengeti ungulates in relation to land use changes" di un gruppo ricercatori keniani, tedeschi, sudafricani e olandesi dal quale emerge una preoccupante situazione per uno dei "paradisi" della grande fauna selvatica africana, la riserva del Masai-Mara, uno dei luoghi del pianeta più filmati dei documentaristi.

Secondo lo studio «Le dinamiche delle popolazione degli animali possono essere indirizzate da cambiamenti climatici forzati, dalla modifica delle condizioni degli habitat, da interazioni trofiche e da influenze antropiche». I ricercatori spiegano che «Per capire queste influenze, abbiamo analizzato i trend delle popolazioni di 7 specie di ungulati durante 15 anni (1989-2003) con un monitoraggio mensile utilizzando "vehicle ground counts " nella Mara National Reserve, in Kenya. Durante questo periodo l'abbondanza di 6 specie è diminuita notevolmente e costantemente in tutta la riserva.

Le riduzioni sono state contemporanee al progressivo degrado degli habitat a causa dal cambio dell'utilizzo del suolo nei ranch degli allevamenti al confine della riserva, per l'inaridimento dell'habitat a causa delle temperature in aumento, dei ricorrenti periodi di grave siccità e per l'eccezionale diluvio "Enso" nel 1997-1998. L'effetto del progressivo degrado degli habitat è stato accentuato dalla raccolta illecita, dalla concorrenza con il bestiame e dalle elevate predazioni.

Dopo aver calcolato l'influenza delle precipitazioni, abbiamo rilevato che le popolazioni di ungulati sono diminuite più marcatamente nelle sezioni della riserva che subiscono le più grandi incursioni di bestiame e il maggiore bracconaggio. Per 5 specie, le riduzioni sono state significativamente correlata con l'aumento del numero degli insediamenti e di persone nei ranch pastorali. All'aumento della predazione ha fatto seguito una diminuzione della popolazione di bufalo Syncerus caffer, durante una grave siccità nel 1993 che ha avuto poca importanza come causa principale del declino».

Il numero di individui di alcune specie, come facoceri, giraffe, impala, topi e Coke's hartebeest è diminuito del 70%i Ancora di meno ne sopravvivono nel parco del Mara, dove i bufali e i licaoni sono quasi scomparsi, mentre un gran numero di gnu non attraversano più la regione durante la loro migrazione stagionale. Mentre spariscono i grandi mammiferi selvatici, i capi di bestiame domestico nella riserva sono aumentati di oltre il 1.100%, anche se non sarebbe legale.

Il bestiame dei ranch sta mettendo a rischio lo stesso status di area di conservazione del Masai Mara, uno dei punti di attrazione turistica del Kenya, che include la Masai Mara national reserve.
Joseph Ogutu, uno statistico dellu'nità di bioinformatica dell'università tedesca di Hohenheim che ha partecipato allo studio, presso l'International livestock research institute di Nairobi, ha spiegato alla Bbc: «Sulla base di un precedente studio pubblicato nel 2009, sapevamo già che le popolazioni di alcuni grandi mammiferi sono in declino nel Masai Mara, ma questo studio esamina solo 7 specie, nel corso di un periodo di 15 anni, utilizzando tecniche di campionamento limitato. Quindi, per ottenere un quadro più completo, il team ha esaminato i dati raccolti dal monitoraggio aereo della fauna del Kenya che ha avuto inizio nel 1977. Questo ha avuto come oggetto 12 specie di grandi mammiferi, struzzi e bestiame ed ha permesso al team di calcolare l'evoluzione del numero della fauna selvatica per un periodo di 33 anni in tutta la riserva e nei ranch di allevamento del Masai vicini alla riserva».

Così i ricercatori hanno potuto controllare anche la consistenza delle popolazioni migratrici di gnu e zebre che ogni anno tornano nel Masai Mara e hanno scoperto che ogni anno dono di meno.
«Siamo rimasti molto sorpresi da quello che abbiamo trovato - ha detto Ogutu alla Bbc - Il Mara ha perso più di due terzi della sua vita selvatica».

Delle 13 specie di grandi dimensioni studiate, solo gli struzzi e gli elefanti non sono in crisi fuori della riserva, mentre all'interno del Masai Mara solo gli eland, le gazzelle di Grant e gli struzzi hanno mostrato segni di ripresa della popolazione negli ultimi dieci anni.

«Le flessioni sono particolarmente sorprendenti - dicono gli scienziati - dato che si prevedeva che le popolazioni animali recuperassero dal 2000-2001, dato che da allora ci sono stati maggiori sforzi di tutela maggiore e un aumento della polizia locale, dando il via al tentativo di proteggere la fauna selvatica. Ma con nostra grande sorpresa, il declino estremo della fauna selvatica è continuato senza sosta nel Mara. La grande migrazione degli gnu ora coinvolge il 64% in meno di animali di quanto avvenisse nei primi anni ‘80. Questo nonostante i numeri di gnu nel Serengeti, da dove provengono gli animali migratori che attraversano il Mara, sia rimasto relativamente immutato. Durante la stagione delle piogge, quando non c'è la migrazione, gli gnu stanziali della riserva sono quasi scomparsi, scendendo del 97%. Il numero di zebre residenti all'interno della riserva sono diminuiti anche di tre quarti».

Secondo Ogutu «Oltre 1500 cacciatori di frodo sono stati arrestati all'interno del Mara Conservancy tra il 2001 e il 2010, con oltre 17.300 trappole sequestrate dai ranger nello stesso periodo. Il bracconaggio continua ad essere la minaccia maggiore».

Ma anche l'allevamento del bestiame sta diventando altrettanto pericoloso: «Non solo hanno il numero di bovini, ovini e caprini è aumentato, ma la loro distribuzione si è ampliata, con densità dei bovini che è aumentata di 3 volte e quella degli ovini e caprini di più di 7 volte, spingendosi fino a 5 km all'interno della riserva. Purtroppo però, nello stesso periodo la distribuzione della fauna selvatica si è contratta in tutta la regione Mara».

Si pensa che il pascolo intensivo di questi animali provochi l'abbandono della fauna selvatica, già più vulnerabile alla fame a causa delle gravi e ricorrenti siccità che hanno colpito la Mara negli ultimi decenni.

«Questo concorso di cause può essere quello che ha già cacciato via il bufalo - dicono gli scienziati - L'espansione degli insediamenti, le recinzioni e il numero di capi di bestiame devono essere regolamentati se si vuole arrestare il declino della fauna selvatica devono essere arrestati, così come bisogna abbattere i livelli di bracconaggio. In caso contrario, lo status di Masai Mara come "prime conservation area" e "premier tourist draw card" del Kenya potrebbe presto essere in pericolo».

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