[04/09/2012] News

«La finanza č troppo complessa, servono regole semplici» per riprenderne il controllo

Il direttore esecutivo di Bank of England paragona Basilea 3 alla «Torre di Babele»

Herbert Simon, il «padre del processo decisionale in condizioni di incertezza» e della razionalità limitata, riteneva che il comportamento umano seguisse «regole semplici». La relazione di Andrew Haldane (Nella foto tratta da bloomberg.com) -  direttore esecutivo per la stabilità finanziaria della Banca d'Inghilterra - parte da lontano ed è una boccata d'aria fresca. Tenuta nel simposio della Federal reserve bank of Kansas City, ha un titolo divertente: Il cane e il frisbee. Aiuta a ridere almeno un po' della rigidità dietro la quale talvolta economisti e regolatori si nascondono per evitare di mettere in discussione le proprie posizioni.

La necessità di rispondere ad un ambiente di vita estremamente complesso, come lo è il mondo che ci circonda -  ricorda Haldane - ha portato all'evolversi delle nostre capacità e del riflesso attraverso cui le osserviamo: «L'apparente complessità del nostro comportamento nel corso del tempo - scriveva Simon - è in gran parte un riflesso della complessità dell'ambiente in cui ci troviamo». Ecco da dove proviene quella risposta evolutiva che è, in buona sostanza, l'intuizione. Raggruppata nella categoria delle euristiche del giudizio (occorre una risposta "difficile"? Sostituisco la domanda complessa con una più semplice e rispondo a quella, in automatico) oppure declinata nelle intuizioni esperte, come le definisce un altro psicologo premio Nobel per l'economia (proprio come Simon), Daniel Khaneman.

L'intuizione, la capacità di muoverci a lume di naso, rimane comunque una nostra fondamentale caratteristica che ci permette di andare oltre i limiti cognitivi della nostra specie. Certo, le euristiche di giudizio - quando non sono intuizioni esperte - possono condurre a dei bias, degli errori sistematici nei giudizi. Da studiare, riconoscere e provare ad evitare. In generale, però, funzionano molto bene. Il mondo dell'economia, ancora troppo legato all'asettico homo oeconomicus, sembra però aver del tutto perso l'ago della bilancia. Alcuni non sembrano aver ben presente che l'economia è roba da esseri umani. La notizia è che, a ribadirlo, si espone un personaggio del calibro di Andrew Haldane - membro di spicco del Comitato di Basilea - e proprio in riferimento all'accordo Basilea 3. 

«L'insieme di provvedimenti - recita il sito della Banca d'Italia - approvati dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria in conseguenza della crisi finanziaria del 2007-08 con l'intento di perfezionare la preesistente regolamentazione prudenziale del settore bancario» sarebbe in sostanza da rifare. Anche in un ambiente (estremamente) complesso come quello della finanza internazionale è giunta l'ora di riscoprire la bellezza delle cose... semplici. «Intercettare le crisi è come prendere al volo un frisbee: potete affidare il compito ad un fisico che modelli la traiettoria ottimale o potete affidarvi ad un buon cane da riporto. L'esperienza - scrive il Sole24Ore - insegna che la scelta più efficace è la seconda, cioè la più semplice».

«Le crisi finanziarie possono essere costose come le guerre - scrive Haldane - La questione di ordine pubblico, allora, è se la guerra alla crisi è meglio condurla con le armi del passato. Einstein scrisse che: "I problemi che esistono nel mondo di oggi non possono essere risolti dal livello di pensiero che li ha creati". Tuttavia, la risposta normativa alla crisi è largamente basata sul livello di pensiero che l'ha creata. La Torre di Basilea, come la sua quasi omonima Torre di Babele, continua a salire». E non solo metaforicamente: Basilea 1 - correva l'anno 1988 - era un documento di 30 pagine. Basilea 2 ne contava dieci volte tanto, 347 pagine. Basilea 3 ha raggiunto quota 616.

Il risultato di questa escalation è solo uno: non maggior dettaglio, ma l'aumento dell'«opacità». Per dare un senso (ed un'efficacia) alla regolamentazione, per ridurre l'incertezza del diritto e del dovere, semplificare è la nuova parola d'ordine. «La finanza moderna è complessa, forse troppo complessa [...] Come non si può combattere il fuoco con il fuoco, non si combatte la complessità con la complessità».

Poche regole dunque. Ma reali, chiare, verificabili. Curiosamente, non solo in campo finanziario, ma anche in quello ambientale cadiamo in un simile peccato d'arroganza. Stiliamo accordi climatici, progetti d'intenti, ponderosissimi codici ambientali dove una legge spesso ne contraddice un'altra, piani di geoingegneria, dimenticando che ancora ci divertiamo a sbagliare le previsioni meteo del giorno dopo. Comunque orgogliosi degli enormi progressi scientifici conquistati, dovremmo forse affidarci più saggiamente e più spesso al principio di precauzione, gestendo il rischio solo man mano che riusciamo a comprenderlo. Anche in questo caso sarebbe un bel passo avanti.

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