[16/10/2007] Aria

Il ministro De Castro e Philip Morris mandano in fumo la sostenibilità sociale

LIVORNO. Il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e Philip Morris, hanno siglato l’11 ottobre al ministero il "Verbale d´intesa programmatica e l´accordo di programma quadriennale", con lo scopo di massimizzare la qualità della coltivazione del tabacco in Italia e incrementarne la competitività a livello internazionale.

Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro – si legge nella comunicazione ufficiale - ha sottolineato come «l´intesa con Philip Morris tracci un futuro per un comparto segnato da congiunture difficili e si configuri come un segnale di impegno forte nel riconoscere e voler tutelare la qualità del tabacco italiano». Il ministro ha poi auspicato «la creazione di un tavolo interministeriale per il monitoraggio e la regolamentazione onnicomprensivi dell´intera filiera, che vada dal seme al consumo del prodotto finito».

Questi i punti cardine dell´intesa quadriennale: Philip Morris s´impegna a sostenere attività di ricerca volte al miglioramento della sostenibilità della coltura del tabacco sotto il profilo economico sociale ed ambientale. E Philip Morris international management s´impegna ad acquistare il tabacco italiano nel prossimo quadriennio. Il tutto nel quadro di un costante scambio di know-how attraverso l´erogazione di incontri periodici e visite congiunte sul campo.

«Con questa firma - ha concluso il ministro - diamo una risposta concreta alle preoccupazioni di un settore storico della produzione agricola nazionale, al quale vanno riconosciute anche specifiche peculiarità in considerazione dei suoi molteplici impatti: socio-occupazionale, fiscale nonché di salute pubblica in un’ottica di riduzione del danno».

Se è comprensibile che un governo tuteli tutti i lavoratori e tutte le produzione (anche se sulle armi qualche problema etico in più bisognerebbe porselo), e se anche da questa intesa il processo di produzione del tabacco potesse risultarne migliorato dal punto di vista ambientale, la contraddizione tra sostenibilità ambientale appunto e sociale, in questo caso è quanto mai forte e non si capisce inoltre di quale “riduzione del danno” relativamente alla “salute pubblica” parli De Castro.

Ricordiamo infatti, prendendo in prestito lo studio della Confederazione italiana per la promozione della salute e l´educazione sanitaria, che ogni anno vengono fumate nel mondo 6 mila miliardi di sigarette. Il peso totale di tabacco consumato globalmente da ogni fumatore è di circa 6,5 Kg/anno. Secondo i dati della Banca Mondiale tutto questo costa all’economia mondiale 200 miliardi di dollari l’anno (150 mila miliardi di euro). I fumatori nel mondo sono 1 miliardo e 100 milioni pari a 1/3 della popolazione globale. I morti nel mondo sono 3,5 milioni l´anno (1 vittima ogni 10 secondi) di cui: 2 milioni nei Paesi industrializzati e 1 milione nei Paesi emergenti.

Le sigarette sono diventate la 1° causa di morte evitabile: in mezzo secolo hanno ucciso 60 milioni di persone più che due guerre mondiali. Attualmente le sigarette sono causa di circa il 20% di tutte le morti nei Paesi sviluppati. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il 90-95% dei tumori polmonari l’80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare il 20-25% degli incidenti cardiovascolari sono dovuti al fumo di tabacco.

In Italia il business delle sigarette porta nelle casse dello Stato 12.800 miliardi di vecchie lire con un gettito fiscale per lo Stato al 2° posto dopo quello della benzina . In tutto sono circa 13 milioni i fumatori con 80-90mila morti all’anno di cui 51mila per tumori, 30mila per cancro polmonare; 21mila per cancro alla vescica, cavo orale, faringe, laringe; 25mila per bronchite ed enfisema polmonare; 14mila per patologia vascolare cardiaca e cerebrale. Ogni 7-8 minuti muore una persona per patologia legata al fumo. I costi sanitari dicono che il fumo è responsabile di 80mila delle 570.000 morti che si verificano ogni anno in Italia (14 % del totale dei decessi) (Fonte. La Vecchia C, Faggiano F; Versino E, Iannucci L., ISS, 2002).

Oltre il 25% dei decessi dovuti al fumo riguardano persone con una età compresa tra i 35 e i 65 anni. In Italia il costo globale delle spese derivanti da assistenza ospedaliera nei fumatori eccede del 40% rispetto ai non fumatori. In tutto 5 miliardi di euro all’anno, pari all.8,3% della spesa sanitaria pubblica totale del 1999 (0,4% del Pil). Dunque, per salvaguardare posti di lavoro e una produzione storica come il tabacco, il governo fa un accordo con una multinazionale (già peraltro condannata negli Usa) che permetterà di migliorare l’impatto ambientale della produzione stessa e di svilupparne ancora di più il commercio. Ma ne vale davvero la pena?

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