[12/10/2007] Parchi

Cinghiali e mufloni: il parco dell’Arcipelago cattura e abbatte per tutelare biodiversità e agricoltura

PORTOFERRAIO (Livorno). Il parco nazionale dell’Arcipelago toscano ha concluso a campagna di cattura dei cinghiali all’isola d’Elba con un record: 709 suini selvatici sono finiti nelle trappole del parco, più del doppio dei 357 esemplari catturati l’anno scorso. «Lo sforzo del personale del parco e dei collaboratori coinvolti nelle operazioni è stato elevato – si legge in una nota dell’ente - e anche le somme impiegate per affrontare questa situazione sono sempre importanti. Non ci dimentichiamo, tra l’altro che tutte queste energie vanno impiegate per la gestione di una specie introdotta dall’uomo in un ambiente che non può sostenerne la presenza. L’emergenza è sotto gli occhi di tutti e nonostante il forte impegno già consolidato sarà necessario attivare nuove risorse per migliorare la situazione». Continueranno quindi gli abbattimenti di selezione con personale autorizzato dentro l’area protetta.

I cinghiali all’Elba sono probabilmente intorno ai tremila capi, in un territorio di 220 chilometri quadrati e fortemente urbanizzato, sono stati introdotti a scopo venatorio negli anni ’60, si tratta di animali di origine centroeuropea, alcuni dei quali risultano anche incrociati con maiali domestici, e stanno causando numerosi problemi all’agricoltura residua e soprattutto alla biodiversità animale e vegetale. Una situazione scappata di mano con una gestione puramente venatoria (che punta a mantenere l’abbondanza di cinghiali) e finora si era cercato di scaricare sul parco “le colpe” della situazione creata da altri, ma da quando esiste il parco nazionale fra abbattimenti e catture il numero dei cinghiali eliminati è più che raddoppiato, con il boom di catture quest’anno ormai sono più i cinghiali eliminati dentro il parco da una quarantina di trappole (molto spesso sabotate) che quelli uccisi dai 300 cacciatori elbani fuori dall’area protetta.

«E’ comunque evidente – scrive il Pnat - che la problematica del cinghiale all’Elba ha risvolti complessi che dovranno essere affrontati in uno stretto rapporto tra istituzioni competenti. Sono necessari confronti sullo stato di presenza nelle aree fuori parco e la valutazione degli indici di cattura conseguenti al prelievo venatorio per ipotizzare nuove modalità per affrontare la questione. Ciò vale soprattutto per stimolare formule di coordinamento più efficaci e all’insegna della volontà comune di dare segnali positivi per fare progressi efficaci e duraturi. Allo stato attuale l’incidenza delle catture e dei prelievi venatori è talmente al di sotto della produttività della popolazione per cui risulta doveroso stabilire una analisi attenta delle effettive opportunità operative. L’auspicio è pertanto quello di rafforzare la collaborazione con gli enti». Intanto il parco ha avviato anche un’azione di contenimento della popolazione di mufloni, un altro ungulato importato di recente all’Elba, ma anche a Capraia ed al Giglio.

In collaborazione con la provincia di Livorno sono stati avviati abbattimenti selettivi nelle aree maggiormente frequentate da questi ovini selvatici che sono ormai in soprannumero e provocano gravi danni alle attività agricole ed alla flora del parco nazionale. «Al momento – spiega il Parco - sono stati abbattuti 40 animali e gli interventi continueranno fino al conseguimento degli obiettivi fissati (130 capi)».
Il direttivo del parco nazionale ha anche approvato un Piano per l’eradicazione del muflone nell’area protetta all’Isola del Giglio. Qui i mufloni sono con tutta probabilità fuggiti da un allevamento privato e si sono diffusi sull’isola ed a poco sono servite le sollecitazioni di parco nazionale e provincia di Grosseto perché i proprietari risolvessero il problema che avevano creato Un primo censimento realizzato nel 2007 ha segnalato un minimo di 30 mufloni, ma la presenza effettiva potrebbe essere molto più consistente poiché l’accertamento è difficoltoso. Ora il parco «ritiene opportuno procedere all’eliminazione del muflone in quanto specie alloctona potenzialmente dannosa per le biocenosi naturali».

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