[12/10/2007] Aria

«I processi e le sentenze non risolvono il problema dello smog»

LIVORNO. «La magistratura accerta i fatti e la costituzione del reato. I processi e le sentenze costituiscono un precedente giuridico, ma non risolvono il problema del superamento dei limiti di concentrazione delle Pm10 nelle città. La soluzione dell’inquinamento richiede maggiore intelligenza delle norme vigenti, maggiori incentivi dei mezzi e dei carburanti alternativi e l’utilizzo di sistemi incentivanti e di un regolamento del traffico adeguato».

Con queste parole Luca Ramacci sostituto Procuratore presso la Procura di Tivoli commenta il rinvio a giudizio dei 14 pubblici amministratori fra sindaci e presidente della regione toscana Martini per lo sforamento dei limiti delle polveri fini nei propri territori. L’accusa è omissione di atti pubblici e getto pericolose di cose per non aver rispettato specifici obblighi di tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente e per non aver applicato gli strumenti per impedire il deterioramento dell’aria.

Dalla parte loro i sindaci e la regione ritengono di aver fatto tutto il possibile - nei limiti delle loro competenze e funzioni - per rendere l’ambiente più salubre. Si difendono dalle accuse presentando i dati sulla qualità dell’aria delle città, richiamando le ordinanze di limitazione del traffico e sostenendo che le cause dell’inquinamento sono anche da rintracciare in altri fattori tra cui le emissione dei riscaldamenti e degli impianti industriali.

Per alcuni, addirittura nei gas di scarico dei veicoli in circolazione su autostrade – di competenza non comunale - che attraversano la città, come nel comune di Calenzano e per altri, come a Firenze, nelle condizioni metereologiche più che nelle sorgenti emissive.

«La Magistratura – afferma Luca Ramacci - procede all’accertamento del reato caso per caso. Ciò che succede a Firenze non è detto che succeda in altre città. Non è detto cioè,che tutti i comuni possano essere condannati. Ma al di là del fatto che un comune venga o non venga condannato comunque il problema rimane: la condanna non fa si che l’inquinamento venga abbattuto».
Sembra quindi, che la legislazione attuale e l’approccio delle pubbliche amministrazioni al problema delle Pm10 non sia sufficiente per raggiungere gli obiettivi posti dalla Regione Toscana né tanto meno per contribuire a quelli di Kyoto.

«Il blocco del traffico – continua Luca Ramacci - è solo un palliativo soprattutto se poi è derogato. Penso alle giornate senza auto di Roma e la sospensione per la partita di calcio. Bisognerebbe invece riflettere sui mezzi: incentivare l’utilizzo delle auto alimentate a metano e non tanto quelle a gpl che è un derivato del petrolio. Si parla di idrogeno quando già carburanti alternativi sono disponibili. Per esempio si potrebbe cominciare a non far pagare il parcheggio a coloro che circolano con l’auto a metano, si potrebbero studiare una serie di sensi unici, rotatorie e quanto altro al fine di evitare la congestione del traffico, si potrebbero anche aumentare le piste ciclabili. E visto che i guidatori italiani non sono dei più educati, aumentare i controlli».

Evidentemente le singole ordinanze di limitazione del traffico, non accompagnate da nessun tipo di azione implementativa comunale non servono a ridurre massicciamente le emissioni in atmosfera. Sono necessari interventi integrati a partire dalla mobilità urbana, passando dalle infrastrutture e dall´ampliamento e dalla modulazione dei servizi pubblici, sino ad arrivare ad una revisione degli orari. Senza dimenticare processi di informazione e di formazione della cittadinanza, per abituarla a comportamenti diversi nei confronti della mobilità.
Dunque il rispettare alla lettera le disposizioni della normativa nazionale, regionale o dei regolamenti comunali in materia non è sufficiente. Le soluzioni forse, vengono da una politica pensata e orientata verso la sostenibilità.

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