[12/10/2007] Aria

L´Italian carbon found va in fumo?

LIVORNO. Doveva essere un progetto dal futuro ambizioso e invece l’Italian carbon found rischia di asciugarsi prima ancora di essere pienamente operativo. Non verranno infatti stanziati in finanziaria (a meno che non vi siano modifiche dal passaggio parlamentare) i 200 milioni l’anno per tenere aperto il fondo aperto alla Banca mondiale per finanziare l’acquisto di quote di emissione di anidride carbonica, nell’ambito dell’emission trading. Ovvero uno dei sistemi flessibili previsti dagli accordi di Kyoto che permette lo scambio internazionale di quote di emissione tra paesi con vincoli di emissione.

Il fondo era nato da un accordo stipulato dal Ministero dell’ambiente con la Banca mondiale, per l’acquisto di crediti da progetti che avessero la doppia valenza di apportare benefici all’ambiente globale di promuovere la diffusione di tecnologie moderne ed energia pulita in paesi in via di sviluppo e con economie in transizione.

Il fondo nasce come partenariato pubblico-privato amministrato dalla Banca mondiale e dotato di un capitale iniziale di 15 milioni di dollari messi a disposizione dal Ministero dell’ambiente. Ma il fondo è anche aperto alla partecipazione di aziende private ed agenzie pubbliche italiane e, ad esempio, Enel aveva contribuito.

L’Italian carbon fund , nell’intento di chi lo ha messo in piedi, rappresenta lo strumento per ottenere tre risultati: acquisire certificati di credito ad un costo competitivo ed utilizzabili per il raggiungimento degli obbiettivi di riduzione stabiliti con il programma di allocazione. delle quote di emissioni. Il secondo doveva essere quello di Promuovere progetti internazionali soprattutto nei settori delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica ed infine acquisire esperienze ed informazioni sul carbon market e carbon finance.

Ma a quanto sembra già il primo degli obiettivi sembrerebbe andare in fumo. Comprando i diritti di emissione attraverso la Banca mondiale, alle imprese italiane questi crediti sarebbero costati assai meno che non acquistarli direttamente sul mercato. Le stime parlano di 6-8 dollari a tonnellate rispetto a 30 dollari che adesso dovranno spendere per comprarli direttamente sul mercato.
Ed è evidente che se decade il primo degli obiettivi anche gli altri saranno difficilmente raggiungibili. Ma il cammino della finanziaria è ancora lungo, e quindi non è detto che l’Italian carbon found debba davvero chiudere i battenti. O almeno così si spera.

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