[04/10/2007] Parchi

Orsi uccisi, coalizione per fermare uso bocconi avvelenati

LIVORNO. Il giallo degli orsi avvelenati nel parco nazionale di Abruzzo si arricchisce ogni giorno di nuovi elementi, o così pare da quanto si legge sulla stampa. Senza dubbio è una vicenda su cui occorre fare chiarezza, e di cui valutare tutte le possibili implicazioni che può avere, e da cui è anche possibile cogliere l’occasione per portare alla luce della cronaca un problema - quello delle esche avvelenate abbandonate nei boschi - che è purtroppo assai diffuso. E che se non è certo un tema di prioritaria importanza, rispetto a tanti altri problemi assai gravi che affliggono il paese e non solo il nostro, è comunque una pratica più diffusa di quanto non si pensi.

E prendendo come elemento di partenza la vicenda degli orsi abruzzesi avvelenati Legambiente, Arcicaccia e la Confederazione Italiana Agricoltori, hanno deciso di far nascere «una coalizione per fermare concretamente l´uso dei bocconi avvelenati». Le tre associazioni lavoreranno infatti insieme per attivare unità cinofile specializzate ad individuare le esche avvelenate lasciate nei boschi.

Il progetto che Legambiente, Arcicaccia e Cia intendono mettere da subito al servizio della Regione Abruzzo, che ha subito in questi giorni la perdita di ben 5 orsi bruni, lupi, volpi e anche qualche pecora è però aperto a tutte le altre Regioni e nasce in cooperazione con l´esperienza spagnola condotta nella regione Andalusa dalla Fundacìon Gypaetus, insieme alla Junta de Andalucia Consejerìa de Medio Ambiente, la Upa - Unìon de Pequenos Agricultores y Ganaderos de Andalucìa e la Fac - Federacìon Andaluza de Caza che saranno ospiti nei prossimi giorni ad un incontro organizzato dalle tre associazioni in Abruzzo.

«Intendiamo avviare un vero e proprio programma contro l´uso delle esche avvelenate - dichiara Antonino Morabito, responsabile nazionale conservazione e gestione della fauna di Legambiente - una campagna d´informazione e di sensibilizzazione operata congiuntamente, per mettere fine a una vergogna che purtroppo trova ancora spazio in Italia a causa di ignoranza, scarso controllo e assenza di unità cinofile specifiche in grado di prevenire i danni».

Sono diverse decine le unità cinofile già operanti in Andalusia, formate soprattutto da cani di razza labrador, pastore tedesco e razza andalusa che hanno operato negli ultimi anni numerosi controlli, consentendo di aprire alcune centinaia di procedimenti per individuare i colpevoli. In Spagna l´abbandono di esche avvelenate è considerato reato e la sanzioni amministrative arrivano a diverse decine di migliaia di euro di multa.

«Faremo tesoro dell´esperienza spagnola - dichiara Osvaldo Veneziano, presidente nazionale di Arcicaccia - nella quale i cacciatori si sono messi al servizio dell´intera comunità per contrastare chi commette illegalità».

«Il ruolo dell´agricoltura - dichiara Rossana Contri, responsabile nazionale Territorio e Ambiente della Cia - è sempre più legato alla capacità di offrire, insieme a prodotti di qualità, servizi alla collettività legati alla conservazione e al mantenimento del grande patrimonio naturale presente in Italia, patrimonio che vede gli agricoltori tra i principali custodi». Un progetto che oltre alla fauna selvatica potrà preservare molti cani, che spesso muoiono proprio per colpa ei bocconi avvelenati.

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