[03/10/2007] Rifiuti

A gennaio l´acqua Sant´Anna sarà imbottigliata...col mais

LIVORNO. A gennaio saranno già sugli scaffali dei supermercati di tutta Italia le prime bottiglie d’acqua in Pla, ovvero in plastica biodegradabile ricavata dal mais e da altre sostanze vegetali e rinnovabili.

Il proprietario dell’acqua Sant’Anna Fonti di Vinadio infatti, l’imprenditore Alberto Bertone, ha fatto produrre un particolare tipo di bottiglia in materiale termoplastico biodegradabile al 100% in 80 giorni, derivato dalla fermentazione del mais, la produzione delle bottiglie in Pla inoltre riduce del 50% le emissioni di Co2 rispetto al Pet.

Bertone, partiamo dall’inizio, com’è nata questa idea?
«Fin da quando è stata fondata da zero 8 anni fa la Sant’Anna è stata attenta alle questioni ambientali e quando 3 anni fa sono venuto a sapere che dell’esistenza di questo nuovo tipo di molecola, che in America si stava sperimentando per sostituire il Pet, ho deciso di provare a portare questa esperienza in Italia. Oggi dopo attente prove siamo arrivati a un prodotto accettabile, che è simile al Pet, e che ne ha quasi la stessa trasparenza e le stesse caratteristiche tecniche».

Dove, come e quando saranno commercializzate le nuove bottiglie?
«A novembre abbiamo in programma gli ultimissimi test, ma io conto di cominciare a portare le nuove bottiglie nei supermercato già dal prossimo gennaio. Al momento non posso dire come sarà la distribuzione, quel che è certo è che comunque le bottiglie in Pla saranno utilizzate solo per la naturale e non per l’acqua gassata».

Come funziona il processo di degradazione di una bottiglia in Pla?
«Essendo fatta interamente di mais o altro materiale vegetale senza una goccia di petrolio, la bottiglia viene decomposta in ambienti particolari, come può essere quello di una discarica, dove si sviluppano dei microrganismi in grado di decomporre il materiale, che scompare poi in circa 80 giorni».

Mi sembra di capire che il consumatore avrà la possibilità di scegliere tra acqua Sant’Anna in Pet o in Pla. Ci sarà differenza di prezzo?
«Rispetto a quello della plastica il nuovo materiale ha un costo decisamente superiore, diciamo quasi il doppio… Anche perché oltre al materiale diverso c’è anche la logistica e la produzione che cambiano. Quindi indubbiamente le bottiglie biodegradabili costeranno un po’ di più»

Lei pensa che il consumatore sia pronto a un passo del genere? Cioè a spendere un po’ di più per avere un imballaggio che ha minori impatti sull’ambiente?
«Il consumatore è molto attento al prezzo e noi faremo il possibile per contenerlo. D’altra parte so già che soprattutto all’inizio per noi sarà un grosso sacrificio non solo economico questa produzione. Ritengo che comunque sia indispensabile investire e sviluppare nuovi prodotti che vadano in direzione di una maggiore compatibilità ambientale. Essere i primi a segnalare una possibilità del genere ci metterà tra qualche anno un passo avanti agli altri».

Oltre alle bottiglie in Pla quali sono le altre buone pratiche ambientali intraprese da Sant’Anna?
«Per quanto riguarda la distribuzione Sant’Anna sta passando a bottiglie quadrate per risparmiare il 20% di spazio. Da un po’ di tempo stiamo utilizzando il laser per incidere il Pet senza usare più l’inchiostro che presupponeva un maggiore utilizzo di petrolio. Abbiamo in atto processi per migliorare l’avvolgimento del film di plastica con cui teniamo i bancali: con l’acquisto recente di un nuovo macchinario riusciamo a stirare al massimo il film risparmiando oltre il 50% di plastica…
All’inizio è stato un investimento piuttosto imponente, ma in un paio d’anni stiamo già ammortizzando la spesa, unendo quindi quello che è il risultato economico a quello ambientale. Anche sul fronte energetico abbiamo diversi progetti in cantiere, in particolare sfrutteremo l’energia solare e quella idroelettrica, oltre ad una forte attenzione dello sfruttamento della luce naturale all’interno di tutto lo stabilimento, dove cerchiamo di sensibilizzare al risparmio delle risorse primarie anche i nostri operai. Dal lato della distribuzione cerchiamo sempre, quando possibile, di privilegiare i trasporti via ferrovia, che pensiamo sia comunque il futuro per tutti. Abbiamo inoltre un sistema interno di riciclo delle acque di scarto ed evitiamo l’uso di prodotti chimici sulle acque in perdita. Stiamo cercando di essere attenti alla luce diretta».

Gli italiano sono i maggiori consumatori al mondo di acqua in bottiglia. Mentre viene snobbata quella del rubinetto, che pure per legge viene controllata regolarmente. E spesso i produttori di acqua in bottiglia sono additati come nemici, comunque sfruttatori dell’ambiente e di una risorsa primaria che è (che dovrebbe essere) di proprietà di tutti…
«Se in Italia beviamo più acqua in bottiglia probabilmente è perché siamo più sensibili ai prodotti naturali e genuini. Nei nostri laboratori eseguiamo centinaia di analisi al giorno su acqua prelevata allo stato naturale dalla sorgente. Poi se qualcuno vuole bere l’acqua del Po dove non andrebbe neppure a sciacquarsi le mani, soltanto perché con l’aggiunta di sostanze chimiche come il cloro e i nitrati ritorna trasparente faccia pure…. Risparmierà 80 euro l’anno ma non so se li ripagherà in salute…».

Esiste una proposta di legge popolare per ripubblicizzare l’acqua, Lei che ne pensa?
«Guardi c’è qualcuno che sostiene anche che ogni acqua dovrebbe essere distribuita nella propria regione o addirittura nella propria provincia. Io dico che questi politici-comici o comici-politici dovrebbero capire che servono i numeri per dare costi bassi di vendita. Se io vendessi l’acqua Sant’Anna solo in Piemonte una bottiglia mi costerebbe dieci volte di più. E non potrei certo permettermi venti stabilimenti sparsi per l’Italia. Poi c’è anche un altro piccolo particolare di cui ci si dimentica… e cioè la libertà di scegliere. Le acque non sono tutte uguali, ognuna ha le sue caratteristiche . E non si può certo impedire a un napoletano di scegliere un’acqua leggera del nord e a un milanese di scegliere un’acqua più ricca di sostanze che proviene da sorgenti nel Sud Italia».

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