[01/10/2007] Parchi

Aree marine protette, lo strano caso delle Commissioni di riserva...

PISA. Mentre si resta in attesa delle decisioni per le Secche della Meloria e ancor più di quelle relative all’area marina dell’Arcipelago toscano che stando a quel che si legge non sembrano imminenti, meritano una segnalazione due vicende non toscane. Una riguarda la riserva di Capo Gallo in Sicilia dalla cui gestione è stato escluso il comune. Il ministero dell’ambiente ha ritenuto infatti di pilotare direttamente le cose affidandole – unitamente ad altre aree marine; Ustica e Egadi- all’Apat, agenzia per la protezione ambientale che con la gestione delle aree protette non ha nulla a che fare. Con tanti saluti ai bei discorsi sul coinvolgimento delle comunità locali.

L’altra riguarda l’area marina ‘Regno di Nettuno’ in Campania. Qui si è finalmente portato all’esame della Conferenza unificata il parere sullo schema di decreto istitutivo dell’area marina che sarà gestita da un consorzio di enti locali. Subito dopo però sbuca - come per la Meloria e tutte le altre aree marine - la fantomatica Commissione di riserva che ‘affianca il soggetto delegato nella gestione dell’area’. Si tratta di una bislacca commissione risalente a molti anni precedenti la legge sui parchi le cui gesta sono ignote anche nei costi. Ora che la gestione delle aree marine protette dovesse prevedere un doppio pilota – non certo per ragioni di sicurezza - era già assurdo nel 1991 quando è entrata in vigore la legge quadro. Ma oggi, mentre tutto sembra ruotare nel dibattito istituzionale intorno ai costi e le caste, è sorprendente e sconfortante che il ministero dell’ambiente - e con lui le regioni, le province e i comuni chiamati ad esprimersi sul decreto - non riescano a eliminare questo doppione. Possibile che un consorzio o un ente possano gestire aree protette di migliaia di ettari e piccole aree marine debbano farlo con due organismi? Alla faccia del risparmio e della semplificazione.

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