[01/10/2007] Energia

Quando l´industria si riorienta nasce la piastrella fotovoltaica

LIVORNO. Nel distretto di Sassuolo a cavallo delle province di Modena e Reggio Emilia si concentra l’80% della produzione italiana di ceramica, e addirittura un terzo di quella europea. Eppure non sono i numeri e la quantità che fanno del distretto emiliano un caso, bensì, la sua competitività costruita giorno dopo giorno utilizzando la sostenibilità ambientale come un’opportunità. Giorgio Timellini (Nella foto), professore della facoltà di ingegneria dell’università di Bologna e direttore del centro ceramico di Bologna, ripercorre la storia di questo distretto ecologico che vede una perfetta integrazione fra industria, ricerca e istituzioni.

«Tutto nasce negli Ottanta – spiega Timellini – quando a fronte dei grossi impatti ambientali e sociali della produzione di ceramica si decise di cominciare a risanare il distretto. In effetti la situazione era grave. Il ventennio precedente era stato caratterizzato dal rilevamento sempre più frequente di situazioni patologiche a carico del bestiame. Finalmente ci rendemmo conto che non era più possibile andare avanti».

Chi se ne accorse?
«Un po’ tutti. Bisognava fare qualcosa per assicurare l´obiettivo del rispetto degli standard di qualità ambientale imposti dalla legge: industria, autorità e ricerca universitaria incrociarono le loro paure e costruirono una nuova strategia, improntata sul rispetto dell’ambiente e vivendo questa riconversione non come un ostacolo ma come un’opportunità. Tutto fu favorito anche dal fatto che, trattandosi di piccole e medie imprese, generalmente gli imprenditori avevano un forte e solido legame col territorio, che mostrava chiaramente i segni di una produzione non sostenibile, soprattutto per quel che riguarda le emissioni gassose».

Un maggiore rispetto dell’ambiente ha necessitato forti investimenti in ricerca. Non c’è stato il timore di perdere competitività?
«Soprattutto nella prima fase, quella del risanamento che si è compiuto negli ’80, i costi sono stati altissimi, anche perché la prima cosa da fare era l’installazione dei filtri per abbattere i gas che uscivano dagli impianti di depurazione. All’inizio quindi perdita di competitività c’è stata, ma poi dagli anni ‘90 ha attecchito la politica della commissione europea basata non sul comando e controllo ma sulla protezione ambientale, che a Sassuolo è stata sfruttata come fattore di competitività. Successivamente quindi si è pensato a ridurre tutti gli sprechi a partire da quelli idrici, con un dimezzamento del fabbisogno d´acqua dovuto a sistemi di riciclo interni o interaziendali. Raggiunta una leadership consolidata e riconosciuta non solo per l’estetica, ma anche per la sostenibilità della sua produzione, il distretto ceramico di Sassuolo cerca di valorizzare gli investimenti fatti negli anni passati. Sia con i risultati della ricerca, sia con l’utilizzo di strumenti volontari, come le certificazioni ambientali Emas ed Ecolabel».

Parliamo della ricerca, Voi avete messo a punto un prototipo di piastrella fotovoltaica.
«Le piastrelle sono un materiale tradizionale che utilizziamo ormai da diversi secoli. Oggi il prodotto cerca quindi di innovarsi e di migliorare la propria presenza sul mercato cambiando le proprie caratteristiche e cercando di assumere funzionalità diverse da quelle semplicemente di rivestimento. Noi abbiamo pensato di associare questa esigenza di nuove funzionalità al concetto di energia rinnovabile ed è quindi nata questa piastrella fotovoltaica sulla quale sono applicati strati che trasformano la luce solare in elettricità. Ovviamente non c’è solo la piastrella fotovoltaica, interessanti studi vengono fatti sulla capacità di assorbimento delle smog, ma più semplicemente molte innovazioni sono rivolte a migliorare le prestazioni ambientali, quindi a risparmiare energia e materia nel processo produttivo oppure anche nel corso della vita del prodotto, penso per esempio ad alcune piastrelle autopulenti. Tutto comunque rivolto a rafforzare l’immagine di una ceramica italiana a ridotto impatto ambientale».

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