[01/10/2007] Urbanistica

I media ignorano il Pit? Per fare notizia non bastano i convegni!

PISA. Massimo Morisi garante della comunicazione per il governo del territorio in Toscana in un suo intervento pubblicato da Repubblica si è chiesto come mai il dibattito sul Pit con annessi e connessi non ha trovato sulla stampa e nei mezzi di informazione il rilievo e l’interesse che ci si sarebbe potuti e dovuti aspettare. Tanto che hanno fatto più notizia – e avuto maggiore risalto- i vari comitati sorti come funghi sulle tante questioni che hanno tenuto banco in questi mesi attizzando le polemiche con la regione e gli enti locali. Insomma, come ha titolato il giornale ‘Il territorio (è) in cerca di voce’.

Il problema posto da Morisi è per un verso tutt’altro che nuovo specialmente -ma non solo- per quanto riguarda l’ambiente, ma per altro verso ha indubbiamente una sua ‘attualità’ e specificità proprio in riferimento al Pit e alla vicenda innescata da Monticchiello. Ed è sul secondo aspetto che voglio fare qualche rapida considerazione. Morisi sottolinea criticamente il fatto che «un migliaio tra sindaci, cittadini e studiosi hanno dato vita a qualcosa che molto assomiglia agli stati generali del piano di indirizzo della Toscana» senza trovare voce adeguata sui mezzi di informazione. Ha fatto più notizia insomma Asor Rosa.
Ma qui va detto che nelle proteste e iniziative dei comitati, comunque le si vogliano giudicare, c’era una ‘concretezza’ che non abbiamo registrato sempre nelle risposte -e ancor meno ovviamente- nei troppi silenzi istituzionali.

Vedo che in Val d’Orcia si è detto no alla iniziativa ‘Puliamo il mondo’ di Legambiente per protesta contro le posizioni assunte dalla associazione sull’ecomostro di Monticchiello.
Non sarebbe stato meglio che i comuni della Val d’Orcia, con la provincia e la regione spiegassero fin dall’inizio come mai in un’area protetta regionale (Anpil di 70mila ettari) è stato possibile effettuare un simile intervento? Anziché parlare - come si è continuato a fare anche negli stati generali - di stalle finalmente chiuse, si potrebbe sapere ora cosa si intende fare di quell’area protetta regionale. E si potrebbe sapere finalmente (neppure Morisi ne fa cenno) se i parchi e le aree protette in questa strategia hanno un ruolo e quale?

E come mai alle questioni e interrogativi sollevati al riguardo non si è data finora risposta alcuna e non solo negli stati generali?
Morisi parla di parchi eolici, porti turistici etc, ma nella Conferenza sul mare, tanto per fare un esempio, di queste cose e della criticità delle coste si è parlato? Io, tanto per fare un altro esempio, mi sono letto un bel po’ di comunicati e dichiarazioni sul sito della regione riguardanti l’agricoltura e il piano rurale è non vi ho trovato nessun (dico nessuno) riferimento al ruolo e al lavoro dei parchi e delle aree protette; d’altronde non l’avevo trovato neppure nel documento di base pubblicato in opuscolo e neppure in quello sulla montagna. C’entrano queste cose con le critiche di Morisi?

Credo c’entrino nel senso che senza questi riferimenti molto concreti e precisi, meno vaghi e ‘letterari’ di tante pagine del voluminoso Pit, anche le notizie perdono quella ‘concretezza’ che invece le proteste hanno nel bene e nel male. Per essere più chiari e precisi; si pensa davvero che il Pit (non parliamo del Praa di cui ormai si sono perse le tracce) faccia ‘notizia’ e soprattutto incida nelle scelte dei comuni, della province e della regione e del parco se all’Arcipelago Toscano il dibattito –ma è più un chiacchericcio-sulle aree marine non riuscirà a raccordarsi al piano del parco, ai piani regolatori?

Con questo naturalmente non si vuole certo giustificare i troppi silenzi o l’informazione non sempre all’altezza dei mezzi di informazione; si vuole solo dire che per fare notizia non bastano i documenti e i convegni.

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