[28/09/2007] Rifiuti

Scarichi industriali, l´autorizzazione è sempre necessaria

LIVORNO. Gli scarichi non occasionali di acque reflue industriali in fognatura se effettuati in assenza dell’autorizzazione prescritta, costituiscono reato. Lo stabilisce la Corte di cassazione penale con sentenza del settembre 2007 con la quale dichiara inammissibile il ricorso contro la decisione del Tribunale di Reggio Calabria.

Nel febbraio del 2005 il Tribunale ha condannato al pagamento di 1.600 euro il titolare di un impresa di lavorazione di agrumi perché senza autorizzazione ha scaricato nella rete fognaria le acque della lavorazione di bergamotto. E contro tale condanna l’imprenditore ha proposto appello sostenendo che il ciclo produttivo dell’impianto sarebbe limitato a un periodo di circa 3 mesi l’anno. Dunque un immissione occasionale che non sarebbe definibile come “scarico” e che non comporterebbe il superamento dei valori limite per le concentrazioni di inquinanti in acqua.

Ma la logica seguita dalla corte è un’altra cioè quella giuridica che ispira il legislatore nazionale: sottoporre sempre a controllo preventivo tutti gli scarichi di acque reflue industriali, anche se in fognature.

Tutti gli scarichi industriali devono essere autorizzati. La fase di autorizzazione è molto importante perché con il procedimento che si conclude con il rilascio dell’autorizzazione l’amministrazione effettua il controllo circa la possibilità o meno di consentire l’immissione di reflui nel corpo ricettore. Dunque, la sanzione penale a carico dell’imprenditore si collega, non al superamento dei valori- limite di concentrazione delle sostanze inquinanti, ma alla mancanza di un controllo preventivo.

Trattandosi poi di scarico contenente sostante potenzialmente pericolose derivanti da una attività industriale a maggior ragione il controllo deve essere effettuato.

Ma ignorando l’esistenza di uno scarico perché non dichiarato (e quindi non autorizzato) è impossibile agire per impedire il verificarsi di eventi dannosi. Ecco dunque perché la Corte conferma la condanna di primo grado.

Attualmente, il principio di prevenzione o altrimenti definito come principio di azione preventiva è espressione di una esigenza fondamentale, sia per la tutela e la conservazione della specie, sia per la tutela della salute e della qualità della vita della collettività. Il principio infatti, impone a chiunque svolga attività o compia scelte o decisioni che possono produrre effetti negativi sull’ambiente di preferire l’adozione di soluzioni e di meccanismi che impediscono o limitano tali effetti prima che essi si producono, invece che soluzioni successive di tipo riparatorio o risarcitorio.

Il principio di prevenzione opera allorché il rischio delle conseguenze dannose o pericolose sia “scientificamente prevedibile” e quindi sia in tutto o in parte prevedibile con i mezzi offerti dalla tecnologia.

Tale principio insieme a quello della precauzione, di chi inquina paga e dello sviluppo sostenibile sono principi ispiratori del diritto ambientale. Ed è proprio per questo che nello schema di revisione del testo unico ambientale sono stati inseriti.

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