[27/09/2007] Comunicati

Mentre l’Onu discute, il global warming è al lavoro in Africa

LIVORNO. Quanto succede in Myanmar, dove la dittatura militare sta per l’ennesima volta reprimendo brutalmente la protesta popolare sotto lo sguardo complice e benevolo di Cina e Russia, ha fatto passare in secondo piano non solo l’intervento israeliano nella striscia di Gaza, ma anche le disastrose alluvioni che hanno colpito l’Africa danneggiando fortemente l’agricoltura di Burkina Faso, Gibuti, Etiopia, Mauritania, Uganda, Ghana, Nigeria, Mali e di altri Paesi.

Infatti, mentre all’Onu i Capi di stato e di governo discutevano al summit "The future in our hands: addressing the leadership challenge of climate change", probabilmente i cambiamenti climatici stavano operando disastrosamente nel presente, almeno a sentire il direttore generale della Fao Jacques Diouf: «Sono molto preoccupato che queste ultime alluvioni possano dipendere dai cambiamenti del clima – ha detto - Sarebbe una sfida enorme per i paesi africani sviluppare strategie che li mettano in condizione di mitigare gli effetti del cambiamento climatico a breve, medio e lungo termine. La Fao fornirà consulenza ai governi dei paesi poveri indicando la via per rispondere a tali sfide e per minimizzare l’impatto sulla produzione e sulla sicurezza alimentare».

Diouf ha anche assicurato che «la Fao si sta prodigando in ogni sforzo possibile per valutare immediatamente i danni che le alluvioni hanno causato agli agricoltori e ai loro mezzi di sussistenza, e sta mobilitando risorse per assisterli nella ripresa delle loro attività agricole».

L’Organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura sta conducendo e ultimando, in stretto collegamento con i governi, con i team delle Nazioni Unite operativi nei paesi e con l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari, la valutazione dei danni in tutti i altri paesi colpiti e stima che saranno necessari circa 12 milioni di dollari per assistere le comunità agricole danneggiate dalle alluvioni nell’Africa orientale e occidentale.

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