[26/09/2007] Energia

Scaroni e il governo soffiano contro l’eolico

FIRENZE. E’ polemica tra Legambiente e l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni che, a margine di un incontro a Firenze sui temi dell’energia ha detto: «L´eolico ha dato un contributo importante, ma non credo rappresenti la soluzione: lo vedo più adatto ai Paesi atlantici che sono molto più ventosi dell´Italia».

«Dire che l’Italia non è abbastanza ventosa per investire sull’eolico è una grossa bugia – rispondono gli ambientalisti del Cigno verde - Non saremo in Danimarca o in Scozia, ma il vento che tira sugli Appennini e lungo le nostre coste è più che sufficiente per far girare le pale dei mulini per produrre energia pulita».

Per Legambiente «il vero problema purtroppo è l’assenza di regole che normino il settore: il fatto che il governo ancora dopo anni non abbia emanato le linee guida che possano garantire una corretta diffusione degli impianti e procedure autorizzative certe, evitando che ci siano regioni che adottano moratorie e altre che lasciano mano libera al mercato senza esercitare alcun controllo sul territorio».

Gli ambientalisti condividono invece le opinioni di Scaroni sul solare e sull’impossibilità politica di realizzare impianti nucleari in Italia. Infatti Scaroni, anche se sottolinea che per ridurre le emissioni di CO2 il nucleare sarebbe la cosa migliore, dice che se il Parlamento votasse all´unanimità un programma nucleare, «poi questo non verrebbe realizzato perché non si riuscirebbe a trovare un sito: quale comune lo accetterebbe? Lavoriamo quindi su altre fonti energetiche e sulla sicurezza degli approvvigionamenti senza sognare un programma nucleare che non riusciremmo a realizzare».

Per Legambiente «La verità è che questo governo non ha alcuna strategia per il futuro energetico dell’Italia e che l’eolico è assolutamente poco sfruttato. Oggi abbiamo poco più di 2mila megawatt installati, ma potremmo tranquillamente arrivare a 10mila. E sono centinaia gli imprenditori che sono pronti ad investire sul vento, chiedendo solo un quadro normativo nazionale che stabilisca regole chiare e definite per gli insediamenti. Purtroppo i segnali non sono incoraggianti: il Governo sta per varare un decreto che vieta l’eolico in tutte le aree Zps (Zone a protezione speciale) ma nelle stesse aree con una Via favorevole consente di costruire centrali a carbone e, ancora, prevede una Via nazionale per gli impianti eolici sottraendo la responsabilità alle regioni e optando per una soluzione che non ha eguali in Europa».

Una posizione condivisa da Aper, Assoelettrica ed Anev che temono «nuove restrizioni sulla diffusione dell’eolico che risulta pesantemente penalizzato dal decreto, proposto dal ministero dell’ambiente e approvato dalla Conferenza Stato regioni, che stabilisce norme assai limitanti per l’inserimento di parchi eolici nei Siti di importanza comunitaria (Sic) e Zone a protezione speciale (Zps). Nuove restrizioni che impediscono di fatto la realizzazione di nuovi impianti eolici ed il potenziamento di quelli esistenti su aree che coprono oltre il 19% del territorio nazionale. Una norma molto restrittiva, che andrebbe ad aggiungersi al decreto legislativo, approvato in via preliminare dal governo, che stabilisce l’obbligo di Valutazione di impatto ambientale nazionale per gli impianti con potenza superiore ai 20 MW».

Per il presidente di Aper, Roberto Longo si tratta di «un decreto chiaramente in controtendenza rispetto agli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020 che prevedrebbero il massimo impegno di tutte le amministrazioni per favorire la diffusione della produzione di energia da fonti rinnovabili. Ancora una volta la necessità di regolare in maniera costruttiva l’inserimento nel territorio dei nuovi impianti a fonti rinnovabili viene interpretata come l’occasione per limitarne lo sviluppo, confermando la contraddizione espressa da alcune fasce dell’ambientalismo che a parole ne promuove la diffusione e nei fatti si oppone a qualsiasi intervento sul territorio».

«la crescita delle rinnovabili richiede decisioni politiche forti – dice Enzo Gatta, presidente di Assoelettrica - per risolvere i problemi che continuano a condizionare le iniziative e la progettualità degli operatori elettrici. Servono obiettivi regionali coerenti con quelli nazionali, misure per semplificare gli iter autorizzativi e un miglior coordinamento delle politiche di sviluppo a livello locale. Certo non servono nuovi vincoli e nuovi divieti, che renderebbero impossibile il conseguimento degli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili che lo stesso Governo ha portato do recente all’attenzione della Commissione Europea».

E il presidente dell’Anev, Oreste Vigorito, ricorda che «il governo Italiano ha preso impegni chiari in sede comunitaria assumendosi la responsabilità di raggiungere entro il 2020 almeno un terzo di energia elettrica da fonti rinnovabili e indicando come obiettivo 15.000 MW di potenza eolica. Coerenza e serietà impongono ora al governo di coordinare le azioni promosse dai vari Enti, al fine di evitare che tali impegni non vengano mantenuti. Le forti restrizioni previste contro l’eolico dai recenti provvedimenti normativi, , nonché in alcuni documenti dell’Aeeg in tema di accesso alle reti, rischiano seriamente di compromettere gli obiettivi assunti a livello centrale».

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