[25/09/2007] Rifiuti

Puliamo il mondo raccontandola tutta sui rifiuti

LIVORNO. In questi giorni in tutta Italia è in programma l’iniziativa di Legambiente Puliamo il mondo, che anno dopo anno si arricchisce di iniziative e di comuni che aderiscono. Operazione buona in sé a prescindere, perché oltre all’aiuto materiale al nostro ambiente, prima di tutto punta sull’educazione dei giovani. La speranza quindi è quella che la sensibilità ecologista dei tanti partecipanti all’iniziativa diventi sempre più una costante dell’agire quotidiano. Eppure anche un’iniziativa come Puliamo il mondo sconta le sue contraddizioni, e così come qualche giorno fa avevamo rilevato la stranezza del premio riconosciuto a Coca-cola da Greenpeace, oggi evidenziamo che gli sponsor di Puliamo il mondo sono da una parte Unicredit banca (che dopo aver dichiarato nel 2001 di voler cessare le operazioni legate all’export di armi ricompare con quote rilevanti, 86,7 milioni nel 2006, nella lista indicata nell’ultima relazione della presidenza del consiglio), e dall’altra parte Eni, con la sua controllata Snam Rete gas.

«La vicenda nigeriana Eni la deve chiarire come tutte le altre multinazionali davanti alla comunità internazionale – spiega Stefano Ciafani, coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente – anche all’Eni sono stati fatti molti rilievi non solo per l’inquinamento da gas flering ma anche per i diritti civili e quindi attendiamo di vedere quali risposte darà. Detto questo però va sottolineato che lo sponsor di Puliamo il mondo non è Eni ma Snam rete gas. Ora noi siamo i primi fautori della liberalizzazione del mercato del gas e ci auguriamo che avvenga prima possibile, ma oggi purtroppo chi importa e distribuisce è quasi in regime monopolistico Snam e rete gas. Siccome Legambiente sostiene che in attesa del modello basato su risparmio e sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili, in questa fase di transizione si debba sostituire i derivati del petrolio e del carbone con il gas, la scelta di Snam è assolutamente coerente. Anche perché l’alternativa al gas è lo stesso petrolio estratto in modo vergognoso in Nigeria e in altri parti del mondo, oppure il carbone ancor più sporco di sangue che viene estratto nelle miniere cinesi».

Torniamo in Italia, ieri presentando Puliamo il mondo Legambiente ha raccontato anche di sei casi di territori virtuosi da prendere a modello sul fronte del riciclo. Non ritiene che oggi, almeno nei tanti comuni in cui la raccolta differenziata ha raggiunto buoni livelli, ci si dovrebbe concentrare non più sulla quantità ma sulla qualità della raccolta differenziata, cioè ragionare finalmente di effettivo recupero?
«Certo, la qualità è la sfida di oggi per chi ha raggiunto standard elevati. In molte province si deve investire sulla qualità, ma per farlo è necessario fare tutti un passo avanti, anche dal punto di vista dell’educazione e della informazione e della formazione dei cittadini. E poi agire concretamente per esempio sviluppando raccolte domiciliari che danno sicuramente migliori risultati in termini di qualità».

Come mai fra le realtà che avete premiato ci sono coloro che gestiscono bene l´intero ciclo dei rifiuti, ma ne raccontano solo una parte escludento proprio il recupero energetico che pure effettuano?
«Se si riferisce al consorzio Priula il problema non è questo. Questo consorzio ha dimostrato come si possano fare raccolte domiciliari raggiungendo anche il 65%- 70% di raccolta differenziata. I detrattori di questo modello evidenziato giustamente che una parte residua di raccolta differenziata spinta va a recupero energetico (il secco non riciclabile ammonta a circa 25mila tonnellate annue di cui il 65% viene trasformato in Cdr e destinato agli impianti di incenerimento e un ulteriore 15% finisce in discarica, ndr), distante dal luogo dove si producono (ad esempio anche a Lecce, ndr). Questo è assolutamente vero. Ma se si critica questo modello si rischia di rilanciare il modello disegnato dall’ex ministro dell’ambiente Matteoli e del suo fido Togni che volevano che in Italia ci fosse un inceneritore per Ato per chiudere il cerchio. È importante quindi garantire il principio di prossimità ed evitare il turismo dei rifiuti, ma chi critica il modello Priula non si rende conto che si rischia di giustificare Matteoli. Oltretutto il 35% di residuo che può avere il consorzio Priula non è paragonabile certamente al 35% di una grande città, quindi ogni caso va visto a sé, e per esempio per le piccole realtà ritengo che sarebbe meglio smaltirlo in discarica».

Così però si andrebbe contro la legge, che obbliga a recuperare energeticamente i rifiuti che superano il potenziale calorico di 13mila kilojoule.
«Certo, l’Italia in questo senso ha fatto un passo ulteriore in avanti rispetto all’Europa. Quindi i fautori della teoria rifiuti zero devono tener presente che c’è in questo limite superato il quale i rifiuti devono andare a recupero energetico».

Ultima domanda. In Toscana stiamo vivendo una situazione curiosa: in Val d’Orcia gran parte dei comuni ha detto no a Puliamo il mondo a mo’ di ritorsione nei confronti delle posizioni assunte da Legambiente sulla vicenda Monticchiello. A Piombino l’esatto contrario: il circolo locale di Legambiente non organizza Puliamo il mondo per dare un segnale al Comune che sta avallando la proposta di trasportare nel porto toscano i rifiuti provenienti dall’ex area industriale di Bagnoli.
«Questo fa parte della sana dialettica che c’è nel nostro paese. Credo che sia giusto così, noi in Val d’Orcia possiamo organizzare ugualmente l’iniziativa senza i comuni, così come è comprensibile che in realtà dove ci sono vertenze in atto, possa saltare un anno. La dialettica tra il circolo locale e i comuni è bene che sia sempre accesa. Mentre in generale è fondamentale che la campagna Puliamo il mondo sia sempre più diffusa, per aumentare la sensibilità ambientale dei cittadini e delle amministrazione».

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