[13/03/2006] Consumo

In pericolo le anguille, nei fiumi sempre meno le «cèe»

BRUXELLES (Belgio). Secondo uno studio svolto da ricercatori dell’Università olandese di Leida, le anguille sarebbero sul punto di estinguersi. In particolare, le anguille prima del raggiungimento della maturità sessuale (le «cèe», nella foto, molto note in Toscana soprattutto come specialità gastronomica) che si spostano dai mari verso i fiumi sono diminuite drasticamente negli ultimi decenni, sarebbero solo l’1% di quelle che facevano lo stesso percorso negli anni cinquanta. I ricercatori hanno prelevato anguille in diversi luoghi: dal lago di Grevelingen in Olanda, alla Loira in Francia, dal Nilo al Mar dei Sargassi. In Europa le concentrazioni di diossina più basse sono state riscontrate lungo le coste della Sardegna e quelle dell’Irlanda occidentale. Al netto declino di ceche e anguille sembra contribuire il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, ma secondo gli scienziati la causa che più incide è la concentrazione di diossine e sostanze affini come il Pcb nei mari.
Lo sviluppo embrionale delle anguille sarebbe già fortemente disturbato da concentrazioni di queste sostanze dieci volte inferiori a quelle considerate accettabili per il consumo da parte di un essere umano. Le diossine e il Pcb si accumulano nel grasso dei pesci, interferiscono con ormoni e meccanismi di trascrizione dei geni, provocano un´ altissima mortalità fra gli embrioni e problemi di sterilità fra le anguille sopravvissute.

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