[24/09/2007] Rifiuti

Puliamo il mondo, Legambiente presenta 6 buone pratiche (a metà)

LIVORNO. In occasione del lancio nazionale della XIV edizione di Puliamo il Mondo, l’annuale iniziativa di Legambiente che raduna dal 28 al 30 settembre centinaia di migliaia di cittadini per liberare strade, piazze, fiumi, parchi e spiagge dall’immondizia abbandonata, presenta sei casi tra i molti possibili, in cui i rifiuti possano diventare un’opportunità. «Si tratta di modelli positivi – dice Legambiente - che dimostrano come i rifiuti che buttiamo, se opportunamente separati, anziché rappresentare un problema o addirittura un’emergenza possono tornare a nuova vita sotto forme diverse e rientrare nelle nostre case dalla porta d’ingresso. Insomma, la filosofia è più o meno la stessa del vecchio adagio dei nostri nonni, delle generazioni che hanno conosciuto guerra e fame, per cui “non si butta via nulla se si può riutilizzare”.

Ma anziché applicarlo in famiglia, qui il principio si applica su scala cittadina o, addirittura, industriale. Così gli scarti di cucina della provincia di Bergamo finiscono negli impianti della Berco a Calcinate e ne escono sotto forma di terricci di qualità per orti e giardini; in una ventina di Comuni del Trevigiano, l’unione fa la forza e la qualità della raccolta differenziata fa risparmiare il 20% sui costi di gestione del servizio rispetto alla media dei Comuni veneti; a Mercato San Severino, in provincia di Salerno, sui sacchi ci sono i codici a barre che personalizzano i rifiuti e ognuno paga in base a quanto produce. E ancora, in provincia di Cuneo dalla carta da macero si producono rotoli di cartoncino e imballaggi in grande quantità completamente riciclati per un fatturato di 40 milioni di euro l’anno; la Erreplast in Campania raccoglie le bottiglie di plastica e produce scaglie di Pet con cui si fanno i pile, le imbottiture delle auto e le pellicole per le radiografie; l’Italia, infine, è il terzo paese al mondo – il primo in Europa insieme alla Germania - per quantità di alluminio riciclato prodotto.

Tutti esempi di buone pratiche quindi, anche se soprattutto nelle regioni settentrionali sarebbe necessario cominciare a guardare con maggiore attenzione, come dice la legge, all’effettivo recupero di materia e o di energia. La raccolta differenziata infatti, buona di per sé, costituisce un modello quantitativo da perseguire soprattutto al sud, o comunque laddove le percentuali sono ancora basse. Nelle regioni del nord invece si dovrebbe puntare maggiormente sulla qualità, consapevoli che ogni passaggio in impianti di recupero residua una certa percentuale di rifiuto (che comunque va smaltita, o recuperata energeticamente quando possibile), percentuale che può essere ridotta solo attraverso una maggiore qualità della raccolta e un miglioramento delle tecnologie di trattamento disponibili.

E quindi talvolta anche iniziative come questa di Legambiente rischiano di diventare “encomi a fette”, che non prendono in esame la gestione integrale dei rifiuti e possono premiare eccellenze in segmenti parziali che non inerzialmente lo sono anche per l´intero ciclo.

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