[24/09/2007] Monitor di Enrico Falqui

Verso Santiago: la route des Anglais

Louis Charpentier è uno dei grandi scrittori esoterici francesi che ha avuto il merito di ricostruire le origini remote e misteriose del Cammino di Santiago. Charpentier ha scoperto che, accanto alle icone religiose che ne motivano il viaggio per tanti pellegrini, a partire dalla metà del IX secolo fino ad oggi, vi sono altre tracce che provano che il cammino verso ovest che sfocia in Galizia, all’estremo occidente della Spagna, sia sempre stato percorso da popolazioni attirate sia da un istinto indeterminabile dell’ignoto alla ricerca di un’identità comune, sia da un desiderio di illuminazione conservato, di generazione in generazione, da una leggenda e da una tradizione.

Ed è proprio da una leggenda che ha origine la sacralità del luogo di Compostella. Racconta infatti questa leggenda che… «prima dell’anno Mille, i buoi di un contadino intento ad arare il suo campo si sarebbero impietriti davanti all’apertura di una stella, la cui luce indicava un punto del terreno; si scavò in quel punto e si scoprì la tomba dell’Apostolo Giacomo». Il luogo divenne "il campus stellae", quale è oggi Compostella.

Il re Alfonso II visitò il luogo e ordinò l’edificazione di un modesto tempio e di un monastero, attorno ai quali sorse poi la città che, distrutta nel 997 dalle armate arabe guidate dal visir Al Mansur, venne successivamente ricostruita e cinta di mura.

Da allora, in Europa, cinque percorsi hanno convogliato milioni di pellegrini verso i Pirenei, che venivano attraversati a piedi, a dorso di mulo o di cavallo, arrampicandosi sulle montagne e sfidando bufere e tempeste sia di terra che di mare.
Il primo di questi cinque percorsi, la Route des Anglais nacque proprio come via di collegamento dei pellegrini inglesi che sbarcavano sulla punta della regione francese del Medoc, nei pressi di Soulac, oggi luogo di villeggiatura balneare ma, all’epoca meta di venerazione di Santa Veronica che, in questo luogo scelto per lo sbarco dei pellegrini inglesi, avrebbe fondato un oratorio dedicato alla Vergine.

Da Soulac il Cammino prende la direzione di Bordeaux e attraverso un meraviglioso itinerario si dirige, attraverso un percorso sinuoso, in mezzo alle zone umide costiere di Mimizan, oggi parco naturale nazionale francese e straordinario campo di sperimentazione di tecniche avanzate per la ricostruzione delle dune costiere e per la lotta contro l’insabbiamento.

Da questa cittadina balneare, la Route des Anglais entrava nell’enorme sistema forestale delle Grandes Landes della Gironda e della Guascogna, arrivando, dopo aver superato i monti del Saint-Pandelon e del Peyrehorade, a Saint-Palais, situata alla base dei Pirenei occidentali. Fino all’inizio del XIX secolo, questo territorio, la cui estensione è di circa un milione di ettari, era scarsamente abitato a causa della condizione paludosa dei suoli. Si può immaginare a quali pericoli fossero esposti i pellegrini che ne attraversavano queste foreste, completamente esposti, per diversi giorni del loro cammino, al rischio di imboscate o di incidenti naturali.

Dal 1970, le Grandes Landes sono divenute parco nazionale francese e rappresentano la più estesa foresta costiera in Europa, il cui paesaggio è prevalentemente influenzato dal mosaico del pino marittimo, che raggiunge qui la sua massima attività di colonizzazione nel continente occidentale.

Essa non ha origini naturali ma ha rappresentato per lungo tempo ( a partire dal XVIII sec. ,dal paese di Buch) la tecnica forestale con la quale si è fermata la progressione e l’avanzamento delle dune mobili costiere e si sono bonificati molti suoli paludosi. Attualmente, la maggior parte di questa foresta di pini viene sfruttata per fini industriali e sono numerose le industrie della carta ,della gomma e del legno che si sono localizzate in tale regione francese per sfruttare in modo industriale la produttività delle Grandes Landes.

Solo in una piccola area (100.000 ha) di quest’enorme foresta si è mantenuta l’eredità forestale originaria dell’era post-glaciale.
La Route des Anglais si insinua nel primitivo paesaggio, attraversato dai pellegrini nel Medioevo,composto dallo splendido mosaico misto di pini, castagni, betulle, salici e agrifoglio che bordeggiano i numerosi corsi d’acqua da cui è attraversata la foresta, tra cui il fiume Mons sulle cui sponde , secondo quanto ci racconta un’altra leggenda, sono tumulati i paladini di Carlo Magno che furono uccisi nella battaglia di Roncisvalle.

Superata Labouheyre il paesaggio è tutt’altro che monotono, perché la foresta si trasforma a causa del continuo alternarsi di zone umide e zone aride. Così il paesaggio viene alternativamente influenzato dalla presenza dominante dell’erica a quattro angoli o di quella cigliata, tipiche delle zone umide, o dall’erica cenerina e dalla calluna, tipiche delle zone più secche.
La foresta di pini si alterna a marcite e prati umidi, a piccoli stagni d’acqua dove la prolungata durata della luce solare compone splendidi mosaici cromatici che generano una sensazione di totale immersione del pellegrino nelle geometrie della natura. Il cammino è allietato dalla musicalità costante di un’eccezionale diversità di specie di avifauna che qui trovano il loro habitat preferito per le specie stanziali (tordo, cingallegra, picchio, usignolo, merlo) o per quelle migratorie, assai numerose in autunno.

Mentre oggi, la nostra percezione del paesaggio delle Grandes Landes in Guascogna ispira un senso di armonia con la natura e ci lascia un rimpianto quando abbandoniamo la “ magia” della grande foresta di Guascogna, ben diversa doveva essere la percezione dei pellegrini che, lasciatisi alle spalle questo territorio, arrivavano alla chiesa di Saint Paul-les-Dax.

E’ significativo che sui capitelli di marmo delle arcate che sorreggono il tetto della chiesa eretta nel tardo Medio-Evo, siano scolpite raffigurazioni di sirene, di uccelli o mostri affrontati lungo il cammino, di musicisti ed acrobati: quel luogo doveva ispirare un senso di gioia e di liberazione dai pericoli cui erano scampati i pellegrini, fugando l’idea di una Natura ostile e nemica dell’uomo.
Ad un giorno di cammino da Dax, i pellegrini inglesi incontravano la straordinaria Abbazia di Sorde, dopo aver superato la ripida ascesa del Monte Peyrehorade e aver attraversato il vecchio villaggio di pescatori sito sul fiume Adur.

La visione di questo monastero benedettino, costruito nel XII secolo ai bordi dell’Oloron, è ancora oggi strabiliante per la percezione del viaggiatore. La struttura del monastero è perfettamente conservata e intatta e dà immediatamente l’indicazione del potere maestoso e durevole che l’Ordine Benedettino ha avuto, nei secoli, in questo territorio.

Dopo un periodo di declino economico, tutto il territorio che da Sorde-l’Abbaye si estende fino a Bayonne, ha avuto un forte rilancio dal virtuoso incrocio dell’economia rurale con quella culturale e turistica. Il flusso di pellegrini della Route des Anglais è stato sostituito da uno straordinario movimento di giovani turisti che provengono da quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale e ,nell’ultimo periodo, da quelli dai paesi dell’Est europeo.

Tra Sorde-l’Abbaye e Saint-Palais, ultimo paese francese prima di entrare in Bassa Navarra, si diramano percorsi e sentieri diversi del Cammino e la Route des Anglais incrocia “ le Cami romiu “, proveniente da Tours e precedentemente dal Belgio, Olanda e paesi del Nord Europa.
E’ stupefacente osservare, oggi, come questi incroci di vie di comunicazione, lungo i quali viaggiano a piedi e in bicicletta migliaia di “pellegrini” europei, soprattutto giovani dai 18 ai 30anni, siano diventati degli straordinari strumenti per miscelare le differenti nazionalità e confrontare le diverse motivazioni e le diverse ricerche di identità che hanno ispirato, a ciascuno di loro, il viaggio verso Santiago di Compostella.

Ci si incontra nei sentieri dei boschi, ci si scambia il cibo soffermandosi sulle rive di un fiume o sui prati di una brughiera, si confrontano le tradizioni locali e la tradizioni dei luoghi di origine, si apprendono le storie e le leggende disseminate sul Cammino da abitanti locali, si mette a comune la specifica percezione del paesaggio e della natura , in modo da capire che la loro percezione è parte integrante del retaggio culturale che accomuna tutti i pellegrini in marcia verso la meta finale, Santiago di Compostela.

L’antropologo spagnolo Josè Jauregui sostiene che nelle città europee, piccole o grandi,nelle loro strade, negli edifici, nelle chiese ci imbattiamo sempre in colonne doriche, ioniche o corinzie; fin dai tempi di Vitruvio, queste colonne vengono sempre costruite in marmo, in pietra, in legno.
Sono la testimonianza di un tema culturale comune, colonna portante degli europei.

Il paesaggio della regione del Midi-Pyrénées, l’ultimo territorio prima di accedere al Cammino di Santiago in terra spagnola, è austero nel suo insieme ma vivacizzato dalle modificazioni introdotte dall’uomo nel corso dei secoli, attraverso coltivazioni di frutteti e vigneti che si alternano nella vallata dove scorre la Garonna ad orti lussureggianti e distese di girasoli che caratterizzano la Guascogna. Anche questo paesaggio ci appartiene , al pari delle colonne e dei capitelli che decorano tutte le nostre città; il paesaggio diviene uno strumento di comunicazione, un vero e proprio linguaggio che parla ai pellegrini del Nuovo Secolo, rendendoli partecipi di un retaggio culturale comune. Ecco perché quando si attraversa la regione del Midi-Pyrénées dirigendosi verso le tenebrose gole di Roncisvalle, ciascun pellegrino avverte che in questo territorio, patria di grandi artisti come Toulouse_Lautrec e culla della lingua e della storia francese, vi è un lembo comune della nostra storia ma anche della moderna identità europea.

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