[24/09/2007] Aria

Clima: oggi il summit Onu per discutere di Bali e del dopo Kyoto

LIVORNO. Si tiene oggi nella sede Onu di New York il summit “The Future in our Hands: Addressing the Leadership Challenge of Climate Change”, al quale partecipano oltre 70 capi di Stato o di governo, si tratta della più grande riunione mai avvenuta di leaders mondiali sul cambiamento climatico, un evento di alto livello, che si svolge alla vigilia dell´apertura annuale dell´assemblea generale dell’Onu, che punta ad assicurare l´impegno politico di tutti per giungere con un consenso di massima alla Conferenza mondiale sul clima che si terrà a Bali dal 3 al 14 dicembre e che riunirà le Parti della UN Framework Convention on Climate Change.

Il summit mondiale di oggi, dopo la sessione di apertura, si svolgerà in sessioni plenarie simultanee che metteranno a fuoco separatamente quattro temi: mitigazione, adattamento, tecnologie e finanziamenti. Ogni sessione tematica sarà presieduta da due capi di stato. Prenderanno la parola capi di Stato e di delegazione, ma anche esponenti del mondo degli affari e della società civile. Ban Ki-moon farà il discorso di apertura del summit ed un resoconto di chiusura dei punti principali presentati dagli speakers delle 4 sessioni tematiche.

Per il segretario generale dell’Onu «Bali deve avanzare un’agenda di negoziati per combattere il cambiamento climatico su tutti i fronti, compresi adattamento, mitigazione tecnologie non inquinanti, disboscamento e mobilitazne delle risorse. Bali deve essere la risposta politica ai rapporti scientifici recenti dell’Intergovernmental Panel on climate change (Ipcc). Tutti i Paesi devono operare per raggiungere un accordo entro 2009 e per averlo in vigore alla scadenza del periodo di attuazione del protocollo di Kyoto, nel 2012».

Secondo l’Ipcc, se non verrà intrapresa nessuna azione sui gas serra, la temperatura della terra potrebbe aumentare di 4,50 gradi o più e gli effetti del cambiamento climatico sono già evidenti: l´Artico si sta scaldando due volte più velocemente della media mondiale e gli effetti globali sulle attività umane sono documentati. Gli effetti di riscaldamento inoltre sono stati osservati in altri regioni e settori, in particolare sugli ecosistemi. I ghiacciai si ritirano mettendo a rischio le risorse idriche dei Paesi temperati, mentre in Africa ed altrove le popolazioni che vivono nelle terre aride sono colpite dal cambiamento dei modelli climatici che minacciano di esacerbare desertificazione, siccità e insicurezza alimentare. Intanto altri Paesi tropicali sono colpiti da inondazioni sempre più frequenti e devastanti, dall´aumento del livello del mare e da eventi meteorologici estremi.

«Non possiamo continuare così per molto tempo – ha sottolineato il segretario generale dell’Onu - Non possiamo continuare con il business come di consueto. E’ venuto il momento per un’azione decisiva su una scala globale».

Un appello, preceduto da quello “anticapitalista” del Papa, che pone in evidenza come occorra affrontare un tema spesso rimosso nel dibattito istituzionale sul cambiamento climatico, troppo spesso è relegato alle tecniche per ridurre gli effetti del riscaldamento globale senza affrontare davvero le responsabilità dei meccanismi economici liberisti che sostengono la crescita infinita globalizzata che li produce.

Secondo l’Ipcc, il cambiamento climatico colpirà più duramente i più poveri e vulnerabili, ma riguarderà tutti, nessuno può ritenersi immune e credere di poter scaricare i suoi effetti sul resto del mondo senza subirne conseguenze non solo ambientali, ma anche economiche e sociali. Ma a Ban Ki-moon, che chiede un accordo planetario che coinvolga non solo gli Stati ma che governi e responsabilizzi globalmente (e democraticamente) le scelte di industrie e business, risponde dall’Italia un redivivo Tronchetti Provera dicendo che deve essere il Wto, l’Organizzazione mondiale per il commercio, a governare le scelte energetiche mondiali, cioè un organismo internazionale che non brilla certo per la democraticità della sua struttura e delle sue scelte e che ha indirizzato e “guidato” quella crescita turbocapitalista incontrollata che ha provocato distorsioni, ingiustizie e problemi ambientali globali che spaventano anche Benedetto XVI e che l’Onu oggi si trova a dover combattere e mitigare.

Intanto, mentre Ban Ki-moon lavora volenteroso per Bali e per il dopo Kyoto, Bush prepara il contro vertice dei prossimi giorni dei grandi Paesi industrializzati ed emergenti per approntare una strada che si annuncia ancora una volta alternativa al tentativo di governo mondiale del clima e della riduzione di emissioni di gas serra che l’Onu sta cercando di mettere in piedi.

Per l’Ipcc, con le loro risorse economiche e tecnologiche, i paesi industrializzati possono fare molto per ridurre le emissioni climalteranti, ma tutti possono svolgere un ruolo. Sempre più Paesi in via di sviluppo stanno adottando misure per la riduzione delle emissioni e per adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. La comunità internazionale sta identificando risorse, strumenti e metodi per sostenere questi sforzi, ma secondo l’Ipcc le strategie di adattamento dovrebbero prendere in considerazione prioritariamente le preoccupazioni ambientali, economiche e sociali per uno sviluppo sostenibile, riuscendo a piegare ed indirizzare in quella direzione gli spiriti animali del capitalismo globale e della crescita.

Il problema, al di la delle buone intenzioni e dei summit, pare quanto i Paesi ricchi e le economie emergenti rinunceranno ad un pezzetto del loro benessere acquisito o della loro crescita veloce per partecipare ad una governance mondiale delle risorse che appare sempre più necessaria, ma che vedono come un limite alla loro competitività.

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