[13/03/2006] Consumo

Gatteschi a greenreport: «Etica e tecnologia per consumare meno risorse»

FIRENZE. Continuiamo le nostre interviste, iniziate con quella al governatore toscano Claudio Martini, su crescita, sostenibilità, qualità e quantità dello sviluppo in Toscana con Sergio Gatteschi, presidente regionale dell’associazione «Amici della Terra».
Tutte le analisi convergono del delineare la Toscana come regione in stagnazione-recessione economica. Il gruppo di studio «Toscana 2020» prevede un futuro di slow groth (crecita lenta). In questa situazione alcuni parametri, come l’occupazione, sembrano, almeno al momento, andare in controtendenza (Istat). Lo stato dell’ambiente invece, sembra non svincolarsi dalla tenaglia fra salvaguardia e degrado e di non saper imboccare la strada dell’ecoefficienza. Quantità e qualità dello sviluppo, anche in Toscana, sono in continuo cortocircuito (infrastrutture, rifiuti, industria, turismo). Qual è la chiave secondo Lei, se ce n´è una, per sintonizzare quantità e qualità; sostenibilità ambientale, sociale ed economica?
«A livello istituzionale e politico il piano regionale di azione ambientale (Pra) del 2004-2006 è stata una importante risposta, ma devono essere sciolti i nodi sostanziali di integrazione tra le politiche ambientali e quelle industriali e del territorio. La sfida del secondo piano regionale di azione ambientale sarà di dare delle risposte sostanziali e credibili a questo tema, altrimenti resterà uno strumento settoriale confinato all’ambiente. Ancora, sia la politica industriale che agricola continuano ad essere autoreferenziali e non affrontano i nodi che costituiscono dei gap strutturali e rischiano paradossalmente di contribuire al processo di deindustrializzazione. Per gli Amici della Terra rimuovere i ritardi strutturali dell’industria toscana, e proprio nell’intreccio tra industria e
ambiente, è il vero antidoto alla delocalizzazione. Consumare meno risorse naturali (dalle materie prime all´energia) significa razionalizzare la produzione ed abbatterne i costi, sia economici che ambientali. La nuova giunta regionale purtroppo in questo suo primo anno di attività ha abbandonato le concrete iniziative che aveva avviato in passato nelle zone industriali che presentano criticità ambientali. Il rilancio delle iniziative nelle zone di criticità ambientale sarà il vero banco di prova sulla strategia di pianificazione con i patti di sviluppo locale. Anche le Agende 21 rischiano di rimanere al chiuso dell´ambiente, se non affronteranno in maniera decisa e concreta i problemi che la produzione pone, sia industriale che agricola».

Un grande pensatore del secolo scorso ebbe modo di rilevare che la quantità senza la qualità è possibile, l’opposto non è possibile. Ma è possibile pensare e pianificare una crescita quantitativa dell’economia illimitata, sia pure di qualità?
«La chiave di volta sta nel mantenere un buon livello di vita consumando meno risorse: è una filosofia che richiede quantità crescenti di etica e di tecnologia, e concretamente un grande impegno nella ricerca e nei cambiamenti di stile di vita. I consumi energetici delle nostre abitazioni possono essere ridotti dell’80-90% con tecnologie ed accorgimenti di cui siamo già in possesso; spostare quote crescenti di mobilità su ferro e in generale sui trasporti pubblici ci farebbe risparmiare energia e inquinamento; razionalizzare la produzione significa abbattere i rifiuti e via dicendo. Se pensate, per usare un ulteriore esempio, che la rivoluzione dell’elettronica e della rete consente a chiunque, sull’intero pianeta, di comunicare a costo quasi zero con il resto del mondo, ci si rende conto che esistono margini di miglioramento inimmaginabili solo dieci-quindici anni fa. Certo, la variabile decisiva è la coesione politica della nostra comunità tesa a raggiungere obbiettivi concreti di sostenibilità. Ove questa non esistesse, gli scenari muterebbero in peggio rapidamente».

Le discussioni sulla crescita economica sono sempre e comunque basate sulla misurazione attraverso lo strumento del Prodotto interno lordo. Quasi tutti sono consapevoli della incapacità di questo strumento a misurare il livello di benessere e di qualità della vita complessiva (si sommano i mali con i beni). Tuttavia un analogo strumento per misurare la sostenibilità delle attività economiche e dell’uomo sulla natura non è ancora stato attivato (o non è utilizzato). Bilanci ambientali, contabilità ambientale, Vas, Agende 21, non si incrociano, né si integrano con le scelte economiche. Il dibattito è strabico: sull’economia si discute in termini di indicatori e di numeri, sull´ambiente si discute in termini politico-filosofici e di punti di vista astratti da misurazioni. Come si fa a discutere di quantità della crescita se non sappiamo quanta aria, quanta acqua, quanto territorio, quante risorse abbiamo a disposizione? Come si fa a far uscire dalle secche dell’ideologia il concetto di sostenibilità se non si sa qual è il limite oltre il quale c’è l’insostenibilità? Non sarebbe il caso che la discussione sul prossimo Prs si facesse partire da come si recupera questo deficit di conoscenza? Non sarebbe il caso di affiancare ad uno strumento come il Prs un analogo strumento (Piano regionale di contabilità ambientale) che metta finalmente anche «la natura nel conto»?
«Come Amici della Terra rivendichiamo che già nella passata legislatura regionale abbiamo collaborato con l’assessorato all’ambiente, per rendere disponibili due strumenti conoscitivi fondamentali: l’impronta ecologica, la metodologia elaborata dal Wwf per misurare la sostenibilità delle attività economiche e dell’uomo sulla natura, e il concetto di spazio ambientale elaborato da noi, con le stesse finalità. Questi strumenti analitici, che sono stati applicati da noi alla realtà toscana, rischiano di essere lasciati nel cassetto e dovrebbero invece costituire le basi non solo
del Pra ma dell’intero piano regionale di sviluppo. Investire nella qualità ambientale è un modo per rendere più forte il modello toscano di sviluppo industriale, agricolo, turistico e commerciale. Ma userò un ultimo esempio, collegato alle riflessioni precedenti, per spiegare, dal nostro punto di vista, quale crescita sia possibile, e come. In casa, noi non abbiamo bisogno di petrolio o di metano, ma di gradi di temperatura che ci consentano di viverci confortevolmente, se con un buon isolamento consumiamo meno, ma abbiamo un comfort uguale, o magari superiore a quello che ci procurano caldaie e condizionatori spinti al massimo, il nostro livello di vita sarà migliore, anche se non farà crescere il Pil. Ma avremo a disposizione più risorse ed un ambiente meno inquinato, e quindi meno costi sanitari, e magari riusciremo a fermare le variazioni climatiche. Non saremo, quindi, più ricchi?».

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